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domenica 14 maggio 2023

Armenia, antichi forni ed antica farina...

Armenia, residui di farina dallo scavo di Metsamor
(Foto: Patrick Okrajek)

Metsamor era un'antica città fortificata che custodisce le prime testimonianze di occupazione risalenti al periodo Calcolitico (IV millennio a.C.). Nella tarda Età del Bronzo e nella prima Età del Ferro, l'insediamento divenne un importante centro religioso ed economico, costituito da un grande complesso religioso, un palazzo ed una cittadella fortificata.
Sebbene si sia a lungo creduto che la città fosse stata distrutta dagli uratiani durante l'Età del Ferro, ricerche più recenti suggeriscono che la distruzione sia stata causata da nomadi sciti o cimmeri. La missione archeologica è un progetto congiunto guidato dall'Università di Varsavia e dal Dipartimento di Antichità e Protezione del Patrimonio Nazionale dell'Armenia.
Gli scavi hanno portato alla luce un edificio di 3000 anni sostenuto da colonne utilizzato dall'XI fino al IX secolo a.C. L'edificio è crollato a causa di un incendio, lasciando al suo posto quelli che si è creduto fossero strati di cenere spessi fino a 36 centimetri. Utilizzando, però, la flottazione, si è scoperto che la cenere era, in realtà, farina.
Il Professor Krzysztof Jakubiak della Facoltà di Archeologia dell'Università di Varsavia, ha dichiarato: "E' una delle più antiche strutture conosciute di questo tipo del Caucaso meridionale e dell'Armenia orientale. I suoi resti si sono conservati così bene grazie ad un antico incendio".
I ricercatori stimano che l'edificio potesse immagazzinare fino a 3,5 tonnellate di farina. Era costituito da due file di colonne di legno che sostenevano un tetto di canne con travi di legno. Sono sopravvissuti solo i basamenti in pietra delle colonne e frammenti bruciati ben conservati di travi. Gli archeologi pensano che l'edificio avesse inizialmente una funzione di rappresentanza, ma venne in seguito convertito alla produzione di pane, come è testimoniato dalla presenza di diverse fornaci.

Fonte:
PAP attraverso heritagedaily.com

martedì 7 marzo 2023

Armenia, trovata una sepoltura bisoma intatta risalente all'Età del Bronzo

Armenia, gli scavi nel sito di Metsamor
(Foto: Marek Truszkowski)
Un team di archeologi polacchi ed armeni ha scoperto una tomba nel sito archeologico di Metsamor, contenente collane d'oro che risalgono all'Età del Bronzo.
Il sito di Metsamor si trova vicino al villaggio di Taronik, nella provincia armena di Armavir, dove la più antica traccia di insediamento umano risale al IV millennio a.C., durante l'Età del Rame.
Nell'Età del Bronzo e nella Prima Età del Ferro il sito divenne un importante centro religioso ed economico, vi venne costruita una città circondata da mura ciclopiche, con ricchi templi e santuari, con una cittadella fortificata e un'economia avanzata basata sulla produzione metallurgica.
Recenti scavi hanno portato alla luce un vano incorniciato da grandi pietre, contenente i resti di una sepoltura in cassa lignea e due scheletri di individui morti intorno ai 30-40 anni di età, durante la tarda Età del Bronzo, intorno al 1300-1200 a.C.
Gli archeologi hanno rinvenuto anche un centinaio di perle fatte in oro e corniola e che formavano tre collane, oltre a ciondoli sempre in oro, una dozzina di vasi di ceramica e una fiaschetta in maiolica proveniente dal confine siriano-mesopotamico.
La tomba è stata trovata in una necropoli dove sono state già esaminate altre 100 sepolture, alcune delle quali saccheggiate nell'antichità.
Metsamor è un sito archeologico considerato riserva archeologica. Gli scavi nell'area sono stati effettuati a partire dal 1965 ed hanno consentito il rinvenimento di altri esempi di collane d'oro e accessori per cinture con raffigurazioni di leonesse che cacciano. 
La sepoltura scoperta attualmente ospitava due persone, probabilmente una coppia, composta da un uomo e una donna. I due sono morti contemporaneamente, intorno a 3200 anni fa ed i loro corpi furono affidati, insieme, all'Aldilà, deposti su un letto di legno ed ornati da ricche corone preziose, tra le quali tre erano d'oro. I due sono vissuti nell'epoca del faraone Ramses II.
"La morte di queste persone per noi è un mistero. Non ne conosciamo la causa, ma tutto indica che sono morte contemporaneamente, perché non ci sono tracce della riapertura della tomba. Quindi la tomba è stata chiusa su entrambi, nello stesso istante", ha affermato il responsabile della ricerca, Professor Krzysztof Jakubiak, della Facoltà di Archeologia dell'Università di Varsavia, lo studioso che coordina il progetto congiunto del Centro di Archeologia mediterranea dell'Università di Varsavia e del Dipartimento di antichità e protezione del patrimonio nazionale dell'Armenia.
E' evidente che la giovane coppia apparteneva all'élite della città di Metsamor. I resti non mostrano, apparentemente, segni di violenza sull'apparato osseo. Ma è anche chiaro che lesioni ai tessuti molli non sono più rilevabili. Difficile, quindi, ipotizzare la causa di morte a livello di sepolture bisome, che potrebbe essere legata a un avvelenamento del cibo o dell'aria a causa del monossido di carbonio. Più difficile ancora ipotizzare che le sepolture bisome siano originate da una contemporanea malattia mortale della coppia.

Fonti:
heritagedaily.com
stilearte.it
lamoneta.it


martedì 16 novembre 2021

Armenia, trovati i resti di un acquedotto romano incompiuto

Armenia, la trincea di scavo che mostra un pilastro
dell'acquedotto incompiuto (Foto: Progetto Artaxata)

Gli archeologi dell'Università di Munster e dell'Accademia Nazionale delle Scienza della Repubblica Armena hanno scoperto i resti dell'arco di un acquedotto romano durante i lavori di scavo nella città ellenistica di Artashat/Artaxata, in Armenia. Si tratta dell'acquedotto più orientale dell'impero romano. I lavori di scavo sono iniziati nel 2019.
Le fondamenta monumentali sono la prova della presenza di un arco incompiuto costruito dai Romani tra il 114 ed il 117 d.C. All'epoca Artaxata era destinata a diventare la capitale della provincia romana di Armenia. Durante questo periodo l'impero romano aveva raggiunto la sua massima espansione, anche se fu un periodo piuttosto breve. Fu sotto l'imperatore Traiano (98-117 d.C.) che i Romani tentarono di incorporare la provincia dell'Armenia nell'impero.
L'acquedotto rimase incompiuto a causa della morte di Traiano, nel 117 d.C. Il suo successore Adriano rinunciò ad annettere all'impero l'Armenia prima che l'acquedotto venisse terminato. Gli archeologi, pertanto, vedono nella loro scoperta una prova del fallimento dell'imperialismo romano.
Nello scavo gli archeologi hanno utilizzato una combinazione multidisciplinare di metodi di scavo, dalla geofisica alla geochimica all'archeoinformatica. L'area dove sorgeva la metropoli ellenistica di Artaxata, nella pianura dell'Ararat, è stata esaminata per la prima volta geomagneticamente e sono state rilevate e registrate le eventuali anomalie. Le immagini hanno mostrato una lunga linea tratteggiata che è stata poi analizzata attraverso dei sondaggi documentati, in seguito, tridimensionalmente dagli archeologi. Si è riusciti, in questo modo a ricostruire il tracciato che avrebbe dovuto percorrere l'acquedotto se fosse stato ultimato, attraverso un'analisi computerizzata del percorso tra le possibili sorgenti d'acqua e la destinazione finale dell'opera.
Un'analisi dei campioni di terreno prelevati in loco ha permesso di datare la costruzione dell'acquedotto ad un periodo compreso tra il 60 ed il 460 d.C. I ricercatori ritengono che il periodo più verosimile per l'inizio della costruzione sia quello in cui regnò Traiano.

Fonte:
Università di Munster - archaeologynewsnetwork.blogspot.com

giovedì 23 gennaio 2020

Armenia, tracce dell'acquedotto romano

Armenia, monastero armeno di Khor Virap nella pianura di Ararat
(Foto: asbarez.com)
In Armenia gli archeologi hanno scoperto un antico sistema di approvvigionamento idrico. Secondo il direttore dell'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Armenia, Pavel Avetisyan, le fondamenta dell'acquedotto, che si trova non lontano dall'antico monastero di Khor Virap, risalirebbe a quasi duemila anni fa.
Il ritrovamento è opera di un team armeno-tedesco. La datazione dell'acquedotto è stata individuata ad un periodo compreso tra il 114 ed il 117 d.C. e probabilmente la struttura attingeva acqua dal fiume Garni.
Oltre l'acquedotto gli archeologi devono studiare un'altra importante scoperta: le fondamenta di un palazzo, rilevate dall'esplorazione geomagnetica nei pressi della moderna Artashat. Queste fondamenta si trovano in un settore privato, per cui i ricercatori dovranno accordarsi con gli attuali proprietari.
La città di Artashat ha una storia lunga e molto ricca. Le colline di Artashat furono scelte dal fondatore della dinastia Artashissian, Artashes I, come il luogo della nuova capitale armena. La città venne edificata tra il 189 ed il 188 a.C. e fu situata sulla penisola formata dalla confluenza dei fiumi Arax e Mezamor. Gli scavi hanno permesso di individuare importanti resti dell'Età del Bronzo.
Secondo Plutarco e Strabone, la scelta del luogo e la pianta della città furono frutto del genio del generale punico Annibale che, sconfitto da Antioco il Grande nella battaglia di Magnesia (190 a.C.), riparò alla corte del giovane Artashes.
Artashat fu capitale dell'Armenia per 600 anni, oltre ad essere sede del tribunale e delle dinastie Artashessian e Arshakuni. Nel 58 d.C. la città venne occupata dalle legioni siriane al comando del generale romano Gnaeus Domitius Corbulo. Venne data alle fiamme nel 59 d.C. e nel 63 d.C. le truppe di Armeni e di Parti sconfissero i Romani. Nel 114 d.C. Traiano invase l'Armenia ed occupò Artashat. La città venne distrutta dalle truppe romane di Statius Priscus nel 163 d.C.
Artashat rimase il centro principale, politico e culturale, del regno di Armenio fino al re Khosrov III (330-338 d.C.). Nel 368 d.C. il re persiano Shapur II attaccò l'Armenia e distrusse le mura e le strutture in pietra del castello di Artashat.

Fonti:
asbarez.com
armenianheritage.org

giovedì 19 febbraio 2015

Scoperto un complesso sacro in Armenia

Uno dei sacrari scavato all'ingresso di Gegharot, in Armenia
(Foto: Professor Adam Smith)
Tre santuari, risalenti a circa 3300 anni fa, sono stati scoperti all'interno di una fortezza sulla collina di Gegharot, in Armenia. Questi santuari erano probabilmente utilizzati per la divinazione.
Ognuno dei tre santuari era composto da una singola camera con un bacile centrale per la cenere e con recipienti in ceramica. Sono stati scoperti anche molti reperti tra i quali idoli in argilla dotati di corna, sigilli, turiboli per bruciare resine e una gran quantità di ossa di animali con incise delle tacche. Durante le pratiche divinatorie, gli indovini probabilmente bruciavano delle sostanze stupefacenti e bevevano vino per provocare stati alterati di coscienza.
La fortezza di Gegharot è una delle numerose roccaforti costruite in Armenia. Le ossa di animali ritrovate fanno parte di un rituale chiamato osteomanzia, che prediceva il futuro attraverso gli astragali di mucche, pecore e capre. Gli astragali trovati sono apparsi bruciati e si pensa che siano stati utilizzati come dadi per la previsione del futuro.
Gli archeologi ritengono che Gegharot fosse praticata anche la litomanzia, vale a dire la predizione del futuro attraverso le pietre. All'interno di un bacino di uno dei templi, gli archeologi hanno trovato 18 piccoli ciottoli, che paiono essere stati selezionati per la loro forma regolare e arrotondata e per i colori che andavano dal nero, al grigio scuro, al bianco, al verde e al rosso.
In uno dei santuari gli archeologi hanno trovato un impianto utilizzato per macinare la farina, forse anche questa utilizzata nei riti mantici. I ricercatori sono giunti a questa conclusione notando l'assenza di forni per la cottura del pane all'interno della fortezza.

sabato 13 dicembre 2014

Metsamor, antichissima città armena

Uno degli scheletri ritrovati nell'antica città di Metsamor
Gli archeologi dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia hanno scoperto le prove della distruzione e della conquista della città di Metsamor, uno dei più importanti siti archeologi nelle vicinanze di Yerevan.
Gli studiosi hanno trovato tracce di rovine bruciate e cenere. La città venne distrutta dall'esercito di Argishti I, sovrano di Urartu. Argishti fu re di Urartu dal 786 al 764 a.C.. Durante il suo regno i confini di Urartu si estesero dal Caucaso all'attuale Yerevan.
I ricercatori hanno anche trovato prove dei combattimenti intercorsi tra gli assalitori e gli assediati, come lo scheletro di una donna di circa 30 anni, che è stata decapitata o un altro scheletro che aveva il teschio letteralmente spaccato. I resti sono stati ritrovati sparsi, non seppelliti in tombe, ma giacenti in modo casuale tra gli edifici della città bassa.
I soldati di Urartu non hanno risparmiato, nella conquista della città, i luoghi santi. Gli archeologi hanno trovato le fondamenta di un piccolo santuario saccheggiato durante la presa della città. All'interno, su quella che un tempo era una piattaforma lignea, è stata raccolta della ceramica in frantumi e del vasellame in pietra.
Resti di uno degli edifici dell'antica città di Metsamor
Metsamor si trova in una riserva archeologica protetta. Lo scavo, in situ, si sta svolgendo da quasi 50 anni. Gli studi precedenti hanno dimostrato che, durante il periodo di massimo splendore della città, dal IV al II millennio a.C., l'insediamento abitativo si estendeva su più di dieci ettari ed era circondato da mura monumentali.
Dall'XI al IX secolo a.C., Metsamor si era estesa su ben 100 ettari di terreno. La parte centrale della città, occupata da una vera e propria fortezza, era circondata da templi e santuari. Metsamor era, all'epoca, uno dei centri politici e culturali più importanti della Valle dell'Aras. Dall'VIII secolo a.C. entrò a far parte del regno di Urartu.
Gli archeologi polacchi hanno iniziato gli scavi dal 2013. Il progetto è stato realizzato grazie anche ad un accordo tra l'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia con le autorità del Centro di Archeologia del Mediterraneo e con l'Istituto di Archeologia dell'Accademia Armena di Scienze e del Ministero della Cultura armeno.
Megaliti fallici dalla città di Metsamor (Foto: Armenianpast.com)
Metsamor, che in lingua locale significa "palude nera" o "sabbia nera", è una sorta di museo all'aperto con un grande centro metallurgico ed astronomico che occupa una collina vulcanica ed i suoi dintorni. Gli scavi sono iniziati qui nel 1965 ed hanno messo in luce strati di occupazione neolitica (7000-5000 a.C.). Gli scavi precedenti all'attuale hanno portato alla luce i resti di una grande industria del metallo, tra i quali una fonderia con due tipi di altiforni (in mattoni e in terra).
A Metsamor si estraeva e lavorava oro di alta qualità, rame, diversi tipi di bronzo, manganese, zinco, mercurio e ferro. Tutti questi metalli rifornivano le città e gli stati vicini e prendevano persino la strada per l'Egitto, l'Asia centrale e la Cina.
L'osservatorio astronomico di Metsamor è uno dei più antichi del mondo. Esso precede gli osservatori babilonesi di ben 2000 anni e contiene il primo esempio documentato della divisione dell'anno in dodici sezioni. Grazie alla presenza, a Metsamor, di un rudimentale studio della geometria, gli abitanti erano in grado di servirsi di un calendario e di pensare alla terra come una sfera e non come un piano.

lunedì 25 novembre 2013

Ritrovato antico cimitero in Armenia

Veduta aerea del sito di Karmir Blur a Yerevan
(Foto: Public Radio of Armenia)
Un enorme cimitero è il risultato di tre anni di scavi archeologici nell'antico sito di Karmir Blur, a Yerevan, in Armenia. Questo ritrovamento riveste un'importanza notevole per gli archeologi, poiché i reperti rinvenuti potrebbero fornire una risposta ad una serie di domande sulla popolazione che abitava la zona e sui suoi rituali di sepoltura.
Kamir Blur o Teishebaini era, nel V secolo d.C., la capitale del Regno di Van, meglio noto come Urartu, che si trova vicino l'attuale città di Yerevan, in Armenia. Nessuna necropoli era stata, finora, ritrovata in quest'enorme territorio. I lavori per la costruzione di un'autostrada hanno permesso, però, di far emergere dal terreno, per la prima volta, quello che gli archeologi andavano cercando da anni.
Nel luogo dove dovrebbe essere costruita la strada sono emerse 500 tombe. Ma la città di Karmir Blur custodisce anche altri tesori, quali dei grandi depositi di grano e delle dispense per custodire le riserve di vino. Tra gli elementi più importanti ritrovati dagli archeologi vi sono quattro idoli, in realtà piastrelle in tufo con fori a forma di occhi. Gli archeologi pensano che si tratti di idoli posti a protezione della pace dei defunti.
Gli studiosi non sono ancora in grado di stabilire se coloro che erano seppelliti nel grande cimitero di Karmir Blur fossero dello stresso gruppo etnico o appartenessero a diverse "nazionalità", poiché i test del Dna sono ancora in corso. 

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...