sabato 7 febbraio 2015

L'età dell'angoscia, da Commodo a Diocleziano

Locandina dell'evento
Il 28 gennaio scorso è stata inaugurata, ai Musei Capitolini di Roma, la mostra "L'età dell'angoscia, da Commodo (180-192 d.C.) a Diocleziano (284-305 d.C.)", che intende proporre la narrazione della diffusa crisi spirituale e religiosa che, nel III secolo d.C., attraversò l'impero romano e investì Roma stessa. Un periodo storico che ha sorprendenti richiami alla crisi economica, sociale e religiosa che sta vivendo la nostra società. La mostra sarà visitabile fino al 4 ottobre 2015.
Il titolo si ispira ad un'opera di Eric Dodds intitolata "Pagani e cristiani in un'epoca di angoscia", edita nel 1965 e dedicata in modo particolare al III secolo d.C.. Dodds era amico del poeta W.H. Auden che, nel 1947, aveva pubblicato un poema intitolato "The Age of Anxiety" che metteva in luce il vuoto dell'esistenza nel periodo della seconda guerra mondiale.
Statua maschile in toga da Villa
Doria Pamphilj (Foto: Zeno
Colantoni)
Durante questo periodo critico e decisivo della storia dell'impero romano, si assistette ad un progressivo abbandono della religione tradizionale greco-romana a favore delle religioni "importate" dall'Oriente, ai culti di Iside, Cibele, Mithra, Sabazio ed anche di Cristo. Il bisogno di rivolgersi ad "altro" che potesse garantire salvezza e speranza era sicuramente determinato da problemi molto concreti: le guerre civili, le continue crisi economiche e finanziarie, le carestie, le epidemie e la continua minaccia delle orde barbariche ai confini dell'impero. Uomini e donne ricorrevano sempre più all'ausilio di indovini, astrologi ed oracoli, ai quali ponevano quasi sempre le stesse domande, incentrate sulla paura di un futuro che appariva sempre più cupo, sulla insicurezza delle condizioni di vita economica e sulla propria condizione di uomini o donne liberi che poteva, però, trasformarsi (per necessità sempre legate alla sopravvivenza ed alla mancanza di certezze nel futuro) in una condizione servile.
Le speranze di salvezza si concentravano, in prima istanza, sull'imperatore che era visto e concepito quale garante della sicurezza militare dell'impero ma anche la suprema autorità religiosa.
Il progressivo e diffuso crollare dei riferimenti economici e sociali finì per riflettersi, però, drammaticamente sulle persone e sulla loro vita di ogni giorno. Fu un collasso rapido che espose i nostri antenati all'angoscia di una realtà cupa e inevitabile.
In meno di un secolo e mezzo l'impero cambiò la sua fisionomia: da entità monolitica ed accentrata divenne, con Diocleziano, una Tetrarchia. Roma stessa perse la sua funzione essenziale di capitale e di perno dell'impero. Il territorio italico venne suddiviso in diocesi equiparate al resto dell'impero. Ritroviamo echi, luci ed ombre di questo periodo negli storici del tempo, come Cassio Dione, che scrive all'inizio del III secolo d.C. e che considera finita l'età dell'oro con Marco Aurelio. E molto probabilmente non sbagliava, poiché la fine della dinastia degli Antonini segnò l'inizio di una nuova era che si era essenzialmente incentrata sulla trasmissione dinastica del potere. Nel contempo quest'ultimo venne sempre più concentrandosi nelle mani dell'esercito, in grado anche di determinare l'elezione o l'uccisione dell'imperatore.
Ritratto colossale di Probo (276-282 d.C.) dai
Musei Capitolini (Foto: Zeno Colantoni)
Le spese militari, la paralisi dei commerci, la svalutazione monetaria e l'aumento delle imposte fondiarie e sui commerci frantumò il rapporto delicato tra gli imperatori e il Senato, quest'ultimo svuotato progressivamente delle sue funzionalità.
Questa crisi generalizzata e diffusa finì per riflettersi anche sulle arti figurative, soprattutto sula scultura, dove gli imperatori vengono raffigurati con gli occhi dilatati oltre il normale, le labbra serrate ed una sorta di malinconico dolore a caratterizzarne l'espressione. Nella ritrattistica privata va di moda abbinare il ritratto del defunto con corpi di divinità, di dei o semidei come Ercole o i Castori. Continuano a prodursi, nel contempo, grandi sarcofagi la cui decorazione è essenzialmente legata a temi mitologici quali l'uccisione dei figli di Niobe o il ratto di Persefone.
Anche l'architettura cambia sensibilmente: si moltiplicano le sedi imperiali che, sempre più spesso, somigliano piuttosto a fortificazioni. La progressiva perdita della funzione centrale di Roma, porta alla diffusione dell'architettura militarizzata che vuole essere il manifesto di una sempre più inesistente saldezza dell'impero, attraversato da ripetute crisi economiche e di valori morali.
Tra le opere più significative esposte nella mostra vi sono il ritratto colossale di Probo, il busto di Decio, la statua bronzea di Treboniano Gallo (proveniente dal Metropolitan Museum of Art di New York), le statue dei filosofi della Villa di Dioniso a Dion. Eccezionale è il prestito di tre statue maschili a figura intera ospitate nel Casino del Bel Respiro della Villa Doria Pamphilj di Roma: la Statua del togato, la Statua di cacciatore e la Statua in nudità. Seguono il busto di Commodo come Ercole, la statua di privato come Marte (cosiddetto Decio), privati cittadini raffigurati come divinità femminili o maschili.
Ritratto maschile, cosiddetto Aureliano (268-275 d.C.) dai
Musei Civici d'Arte e Storia di Brescia
I materiali esposti nella mostra provengono in prevalenza dai Musei Capitolini, altri sono importanti prestiti internazionali. L'evento è stato promosso da Roma Capitale, dall'Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è stato organizzato da Zètema Progetto Cultura e MondoMostre. Hanno curato la mostra Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce e Annalisa Lo Monaco. Oltre ai prestiti dal Metropolitan Museum of Art di New York, vi sono opere che provengono dal Landesmuseum e dal Zentralmuseum di Magonza, dalla Glypthotek e dal Museo dell'Università di Monaco di Baviera, dal Louvre di Parigi, dal Museo Archeologico Nazionale e dal Museo dell'Acropoli di Atene, dal Museo di Dion, dal Museo Archeologico di Astros.
Le opere esposte sono circa duecento ed hanno un valore ed un'importanza artistiche eccezionali. Accanto a statue imponenti ricavate dal marmo ed anche dal bronzo, a grandezza naturale o colossali, vi sono busti, ritratti, rilievi in marmo, urne, sarcofagi, mosaici pavimentali e decorazioni pittoriche parietali. Sono presenti anche oggeti da mensa, elementi architettonici figurati e altari.
Gli orari di visita: dal martedì alla domenica ore 9.00-20.00 (la biglietteria chiude un'ora prima del tramonto).
Costo dei biglietti: intero € 15,00, ridotto € 13,00 (quest'ultimo è anche il prezzo per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale, che dovranno esibire un valido documento che attesti la residenza). Domenica 1° febbraio e domenica 1° marzo 2015, ingresso gratuito nei musei del sistema per tutti i residenti a Roma. Le categorie aventi diritto a gratuità dovranno pagare il biglietto ridottissimo di € 2,00.
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