lunedì 28 marzo 2016

I misteri dell'omicidio di Ramses III

La mummia di Ramses III (1182-1151 a.C.) custodita al Museo del Cairo
(Foto: Getty Images)
Il regno di Ramses III, secondo faraone della XX Dinastia, non fu certamente uno dei più stabili della storia del Paese. Vi furono guerre continue con i popoli del mare, che finirono per esaurire le ricchezze del paese; vi furono avversi fenomeni atmosferici che influirono pesantemente sull'agricoltura e che, unitamente alle guerre, provocarono non pochi disordini politici.
Tutte queste cause furono alla base di un complotto che doveva portare all'omicidio di Ramses III nel 1155 a.C.. Le nuove analisi sulla mummia del faraone gettano nuova luce sulla fine di questo sovrano. Nel 2012 Zahi Hawass e il radiologo Sahar Saleem, dell'Università del Cairo, hanno sottoposto la mummia di Ramses III ad una scansione che ha rivelato che il faraone venne ucciso con un taglio che gli attraversò l'esofago e la trachea. Nuove indagini, però, rivelano che il faraone venne probabilmente ucciso da più aggressori.
Le ultime analisi della mummia dimostrano che a Ramses III venne reciso di netto un alluce e che la ferita non ebbe tempo di ricomporsi, il che significa che il faraone la subì contemporaneamente alle ferite alla gola. Probabilmente, mentre Ramses III veniva affrontato da un assassino che lo accoltellava alla gola, un altro aggressore lo aggrediva alla schiena. Gli assassini non sono mai stati identificati. Un antico documento, il Papiro di Torino, contiene dettagli del complotto ordito per assassinare Ramses III. Una moglie secondaria del faraone, Tiye, e suo figlio Pentawere cospirarono con altri personaggi di corte per uccidere il faraone, che aveva scelto come successore un figlio avuto da un'altra moglie. La "cospirazione dell'harem" ebbe successo: Ramses III venne ucciso e il suo erede, Ramses IV, sopravvisse ad ogni attentato alla sua vita. Una volta salito al trono, Ramses IV processò Tiye, Pentawere e gli altri partecipanti al complotto.
Coloro che imbalsamarono Ramses III cercarono di occultare le ferite subite dal faraone e operarono un piccolo intervento di chirurgia estetica post-mortem, creando una sorta di alluce artificiale, avvolgendo il dito in pesanti strati di resina. Il trucco non venne scoperto finquando la mummia non venne sottoposta a TAC.
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