giovedì 12 febbraio 2026

Montopoli Sabina, scoperto un tratto di un acquedotto romano

Montopoli Sabina, particolare
della villa romana detta dei
Casoni (Foto: abcvox.info)

All'interno del complesso della Villa dei Casoni, nel territorio di Montopoli Sabina, in provincia di Rieti, è stato scoperto un tratto di acquedotto di epoca romana. Il ritrovamento si deve all'attività di ricerca e studio della Soprintendenza Abap per l'area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, che sta coordinando gli scavi, e del Gruppo Speleo Archeologico Vespertillo sullo sterminato patrimonio di strutture ipogee della Sabina.
Eretta in epoca repubblicana, la Villa dei Casoni poggiava su due terrazze digradanti: quella inferiore ospitava il giardino con ninfeo e piscina circolare, quella superiore accoglieva la zona residenziale con criptoportico, cubicoli e tablinio. La presenza di acquedotti molto antichi e della cosiddetta Fonte Varrone era già testimoniata da alcune fonti storiche alla fine del Settecento e nel corso dell'Ottocento, ma solo oggi, grazie ad un'accurata indagine topografica ed a diverse sessioni di ricognizione sul territorio, si sono potuti individuare con certezza non solo la fonte, ma anche l'acquedotto e le sorgenti che alimentavano il complesso.
Il gruppo di speleologi ha individuato un complesso sistema idraulico sotterraneo, costituito da una rete articolata di cunicoli scavati nel conglomerato naturale. Si tratta di un sistema di drenaggio e captazione delle acque situato a circa 300 metri dalla villa. Le acque provenienti da queste sorgenti, che fino a pochi decenni fa alimentavano un fontanile noto come Fonte Varrone, venivano convogliate in una cisterna che aveva anche una funzione di vasca limaria, per poi essere redistribuite alle varie utenze della villa. E' un sistema che doveva essere in uso già prima della romanizzazione della Sabina, riferibile ad un antico abitato presente nell'area.
Si pensa che la villa sia stata edificata, infatti, su un preesistente villaggio sabino. Le tracce di opus poligonalis e quadratum suggeriscono l'antichità del sito. Caratterizzata da una struttura elevata di sei metri rispetto al piazzale antistante, la villa ospitava un ninfeo circolare, interpretato come una piscina, ed una serie di stanze residenziali e funzionali.
Le fondamenta conservate rivelano l'organizzazione degli interni. L'atrio centrale, fiancheggiato da cubicoli (camere da letto), dava accesso a biblioteche separate per letteratura greca e latina ed al peristilio tramite un posticum. Verso est si trovano stanze di servizio, tra le quali un'esedra che conduceva all'horreum (magazzino per le granaglie), quest'ultimo collegato ad un criptoportico sotterraneo utilizzato come officina.
Il criptoportico è uno dei meglio conservati della Sabina. Ha una forma ad "L" e si estende per 50 metri, illuminato da aperture a bocca di lupo.
A nord della villa si trova il rudere di una fontana romana (fons), presumibilmente decorativa. Altri resti frammentari di stanze e parti delle mura esterne, compresa un'esedra semicircolare, si trovano nel piazzale sottostante, probabilmente un tempo giardino.
La Villa dei Casoni sembrerebbe collegata da condutture idrauliche ai cosiddetti Bagni di Lucilla, altra costruzione romana che si trova poco distante, esattamente in località San Valentino, frazione di Poggio Mirteto. Il rinvenimento di una tegola con impresso il bollo "DOMIT PFLUCILL T'EPRCOS" fece ritenere che la villa fosse appartenuta a Lucilla, imperatrice figlia di Marco Aurelio, moglie di Lucio Vero, uccisa nel 186 d.C. da suo fratello Commodo nell'isola di Capri.

Fonti:
archeomedia.net
geosabina.it

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