domenica 8 marzo 2026

Egitto, il deposito dei sarcofagi dei Cantori di Amon

Egitto, i sarcofagi dei "Cantori di Amon"
(Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità)

Nel settore sudoccidentale del cortile della tomba di Seneb, nell'area di Qurna, sulla riva occidentale di Luxor, in Egitto, una missione archeologica egiziana congiunta tra il Consiglio Supremo delle Antichità e la Fondazione Zahi Hawass per le Antichità ed il Patrimonio ha individuato un deposito di sarcofagi lignei dipinti contenti mummie, insieme ad un gruppo di rari papiri databili al Terzo Periodo Intermedio (1070/1069 - 712 a.C.).
Secondo quanto comunicato dal ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, la scoperta si inserisce nel quadro delle recenti attività di ricerca sostenute dallo Stato egiziano nell'ambito di una strategia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Le indagini hanno portato alla luce una camera rettangolare scavata nella roccia, utilizzata come deposito funerario. All'interno sono stati trovati 22 sarcofagi lignei policromi disposti su più livelli. L'organizzazione interna del deposito evidenzia un preciso sfruttamento dello spazio: i sarcofagi erano collocati in dieci file orizzontali sovrapposte, con i coperchi separati dalle casse per ottimizzare la capienza dell'ambiente. Accanto ai sarcofagi, la missione ha recuperato un gruppo di vasi in ceramica, ritenuti funzionali alla conservazione dei residui dei materiali impiegati durante il processo di imbalsamazione.
La maggior parte dei sarcofagi riporta titoli professionali invece dei nomi personali. L'appellativo più ricorrente è quello di "cantore di Amon", elemento che apre prospettive di ricerca sulla classe dei musicisti e dei cantori attivi nel culto del dio Amon durante il Terzo Periodo Intermedio. Le condizioni conservative dei manufatti lignei hanno reso necessario un intervento immediato del team di restauro della missione. Le operazioni hanno incluso il consolidamento delle fibre lignee compromesse, il trattamento delle superfici in rivestimento policromo interessate da distacchi ed un'accurata pulitura meccanica per rimuovere i depositi superficiali senza alterare la vivacità dei colori originari. Il supervisore della missione, Afifi Rahim, ha attribuito il deposito alle Dinastie XXI-XXV. Nonostante l'assenza di nomi personali, le mummie risultano ancora all'interno dei rispettivi sarcofagi.
Particolare rilievo assume il ritrovamento di otto papiri, rinvenuti all'interno di un grande vaso in terracotta. Alcuni esemplari conservano ancora il sigillo originario in argilla. I documenti presentano dimensioni differenti e saranno oggetto di interventi di restauro e di successive operazioni di traduzione e studio.

Fonte:
finestresullarte.info
 


Un contratto matrimoniale nell'Egitto romano: Chaeremonis e Dionysapollodorus

Egitto, gli sposi Tjay e Naya (1550-1295 a.C.)
(Foto: Tiziana Giuliani)

Il matrimonio, in Egitto, era un accordo privato, solitamente monogamico, basato sul reciproco consenso. Non veniva celebrato ricorrendo a cerimonie ufficiali o alla presenza di autorità religiose o civili. La festa di matrimonio era molto semplice e privata. 
La sposa era accompagnata, in corteo, a casa del suo sposo. Il contratto di matrimonio, perché di tale trattasi, era stipulato dai rispettivi padri, dal momento che nell'antico Egitto la donna era tutelata e godeva di notevoli diritto tra i quali, dal carattere estremamente moderno, quelli di gestire il suo patrimonio, di divorziare e di disporre il proprio testamento.
Gli archeologi sono in possesso di un documento prezioso, a questo proposito: il contratto di matrimonio di Chaeremonis e Dionysapollodorus, due sposi del periodo romano entrambi originari di Ossirinco.
Dal testo sembra che i due giovani, al momento della redazione del contratto matrimoniale, convivessero. Si sa per certo, comunque, che tra il 157 ed il 158 d.C. i rispettivi genitori si sono incontrati e che il padre della sposa ha redatto su papiro il contratto di matrimonio, stipulato in greco e contenente le condizioni e l'elenco degli oggetti che la giovane Chaeremonis avrebbe ricevuto in dote.
Nell'antico Egitto la dote era l'insieme dei beni che il padre della sposa donava a sua figlia per affrontare la nuova vita. Questi beni venivano messi a disposizione della nuova famiglia della sposa, anche se la sposa ne restava la esclusiva proprietaria.
Ossirinco, patria dei due sposi, si trovava nel XIX nomo dell'Alto Egitto. Da qui proviene un'enorme collezione di documenti e testi su papiro di epoca greco-romana, rinvenuti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo in un'antica discarica. Le particolari condizioni climatiche ed ambientali della zona, l'assenza di inondazioni, il clima secco e ventoso, hanno permesso la straordinaria conservazione dei papiri che sono un tesoro prezioso di informazioni. Si tratta di documenti pubblici e privati, editti, registri, inventari, atti di compravendita, lettere, contratti di varia natura, opere letterarie redatti in greco e latino tra il I ed il VI secolo d.C.
Il papiro contenente il contratto matrimoniale di Chaeremonis e Dionysapollodorus, quantunque piuttosto lacunoso, informa i moderni studiosi sulle pratiche matrimoniali nell'Egitto romano al tempo dell'imperatore Antonino Pio.
Il testo conserva i dettagli della dote fornita a Chaeremonis dai suoi genitori: gioielli in oro e argento, un mantello, vesti, una statuetta di Afrodite, vari oggetti per la casa, uno specchio ed un cofanetto ligneo per unguenti. Si tratta di oggetti di utilità giornaliera ma anche di simboli di sicurezza, prestigio, fertilità e cura personale. Nel prezioso documento vengono menzionati anche beni immobili: un cortile ed un vigneto destinati alla vita comune della coppia oltre alla casa familiare ed un terreno che la sposa erediterà alla morte dei genitori.
Il contratto matrimoniale ha clausole molto precise e rigorose: il marito non poteva ipotecare, vendere o trarre profitto dai beni della sposa senza il consenso di quest'ultima, segno di una partecipazione giuridica femminile all'interno del matrimonio. Inoltre, in caso di separazione senza figli, la dote sarebbe stata restituita immediatamente a Chaeremonis, a salvaguardia del patrimonio familiare. Una clausola che indica quanto i beni femminili fossero fondamentali per proteggere la stabilità economica della donna.
Il contratto di matrimonio tra Chaeremonis e Dionysapollodorus è conservato presso la Oxford University, Papyrology Rooms, Art, Archaeology and Ancient World Library dalla Egypt Exploration Society. Nello stesso luogo si trovano conservati la maggior parte dei papiri trovati ad Ossirinco.

Fonte:
mediterraneoantico.it

I tesori nascosti di Roma: emerge una necropoli sulla via Ostiense

Roma, un tratto della necropoli appena scoperta
(Foto: Ufficio Stampa e Comunicazione MiC)

Nel corso delle indagini di archeologia preventiva condotte dal Ministero della Cultura - Soprintendenza Speciale di Roma, per la realizzazione di uno studentato sulla via Ostiense, in zona San Paolo Fuori le Mura, è stata scoperta una vasta area funeraria, con tombe in muratura decorate e sepolture a fossa, eccezionalmente ben conservata.
Questo rinvenimento conferma la straordinaria complessità del patrimonio archeologico della città, che continua ad emergere anche nei contesti interessati da trasformazioni urbane.
Dallo scavo, diretto dalla Dottoressa Diletta Menghinello, archeologa della Soprintendenza Speciale di Roma, è emerso, a circa un metro di profondità, un nucleo di cinque edifici funerari di età imperiale a pianta quadrangolare con copertura a volta, allineati da nord-est a sud-ovest e preceduti da due strutture minori. Un sesto edificio, analogo agli altri ma ad essi perpendicolare, suggerisce, insieme ai resti di ulteriori ambienti, l'organizzazione del complesso attorno ad un cortile interno.
"Lo scavo dei sepolcri - spiega la Dottoressa Menghinello - molto probabilmente identificabili come colombari, ambienti dotati di nicchie destinate ad ospitare le urne cinerarie, è ancora in una fase preliminare. Nella limitata porzione attualmente visibile delle camere sepolcrali, è comunque già possibile riconoscere un elaborato apparato decorativo, costituito da intonaci affrescati a fasce e a motivi vegetali, stucchi, edicole ornate da figure della simbologia funeraria romana (come Oranti o Vittorie Alate). La prosecuzione dello scavo potrebbe consentire il rinvenimento di numerosi elementi di corredo, epigrafi e rivestimenti pavimentali".
Nell'area più prossima alla strada, a profondità via via maggiori, sono stati inoltre riportati alla luce un'aula absidata ed un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico, entrambi in laterizi, la cui funzione si chiarirà con il procedere dell'indagine. In età tardo-antica, una necropoli assai più modesta si impianta alle spalle del settore monumentale occupato dalle tombe di età imperiale, dal quale è separata da un lungo muro in blocchetti di tufo: scarsi oggetti di corredo accompagnano semplici sepolture a fossa, sovrapposte le une alle altre in fitta successione.
Il contesto va ricondotto alla vasta necropoli della via Ostiense, sviluppatasi tra la tarda età repubblicana e il tardo impero, di cui attualmente sono visibili i settori del Sepolcreto Ostiense e della Rupe di San Paolo.

Fonte:
Ufficio Stampa e Comunicazione MiC


Egitto, il deposito dei sarcofagi dei Cantori di Amon

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