sabato 14 aprile 2012

Culti orientali a Roma - 1

Busto di Dioniso Sabazio (I sec. a.C.)
Con la definizione di culti orientali, si fa riferimento ad un insieme di manifestazioni religiose che avevano come perno principale divinità provenienti dall'Egitto o dal Vicino Oriente Antico. Queste divinità garantivano, uniche nel pantheon mediterraneo, salute e prosperità ai singoli fedeli fintanto che erano in vita e salvezza nell'aldilà per chi aveva avuto l'iniziazione ai loro misteri.
A Roma i culti orientali ebbero l'apice del successo in epoca imperiale. In generale questi culti si diffusero nel Mediterraneo occidentale grazie all'impero di Alessandro Magno ed alla sua suddivisione tra i Diadochi. Oltre ai culti orientali di più ampio respiro, arrivarono a Roma anche culti minori, come quello per Sabazio e Ma-Bellona, di origine anatolica; o quello di Adonis e della Dea Syria, dalla Siria. Sabazio, per la verità, era già conosciuto già nell'Atene di IV secolo a.C., titolare di culti orgiastici di natura misterica. Il suo culto finì per fondersi con quello della Magna Mater e con quello di Dioniso.
La dea Ma di Cappadocia, che i Romani identificarono con Bellona, arrivò nell'Urbe grazie a Silla ed alle sue vittorie nella campagna mitridatica. A questa divinità era consacrato il 24 marzo ed alle sue celebrazioni partecipavano anche gli hastiferi, i portatori di lancia che erano protagonisti anche dei riti in onore della Magna Mater. Il culto di Adonis si diffuse nel mondo greco classico piuttosto presto. Il suo nome deriva dal semitico adon-i (adon=signore i=mio). La dea Syria era connessa, ma da non identificare, con Atargatis, venerata nella Siria settentrionale ed era conosciuta dai Romani sin dalla seconda metà del II secolo a.C.. La dea aveva un suo santuario molto famoso nella città di Ierapolis-Bambyke, in Siria, dove faceva parte di una triade ma ebbe sempre il ruolo predominante.
Offerta di taurobolium alla Magna Mater
Il tempio della Magna Mater sul Palatino
Il tempio di Cibele, identificato come tale nel 1873, si trova tra le capanne arcaiche e la domus tiberiana, in una zona in cui erano localizzati i principali luoghi di culto connessi alle origini mitiche di Roma. L'edificio è stato riportato alla luce tra il 1809 ed il 1814. Indagini successive permisero di recuperare una statua acefala della dea, oggi conservata nell'Antiquarium del Palatino.
Il tempio fu completato nel 191 a.C. ed era corinzio, su alto podio. Lungo le pareti interne della cella vi era un colonnato e un plinto in muratura era inserito nella parete di fondo, per sorreggere la statua di culto. La ricostruzione dell'edificio è stata resa possibile da un rilievo di Villa Medici dell'epoca di Claudio. Del tempio si conservano le fondazioni e il podio in opera cementizia. L'edificio venne distrutto da un incendio nel 111 a.C.. Durante la prima fase una vasca quadrangolare per scopi rituali era collocata nell'angolo sud-est della scalinata del podio. Di fronte al tempio si trovava una platea presso la quale si celebravano, ogni anno, i Ludi Megalensis in onore di Cibele. Dopo l'incendio del 111 a.C. la platea venne ampliata e sopraelevata e all'interno del perimetro vennero realizzati diversi ambienti, alcuni dei quali utilizzati come tabernae.
Ad est del tempio di Cibele sono stati identificati i resti dell'aedes Victoriae che, a sentire le fonti, avrebbe ospitato il simulacro della dea frigia trasportato a Roma per garantire la vittoria contro Annibale. Tra i due edifici vi è un sacello, fatto costruire da Catone nel 193 a.C. e dedicato alla Victoria Virgo, in sostituzione di un santuario arcaico di Giunone Sospita.
Il tempio della Magna Mater e le strutture ad esso collegate furono abbandonati nel corso del V secolo d.C.
Basilica di Massenzio
Tholus di Cibele
Marziale afferma che sul Palatino doveva trovarsi anche un tholus Cybelis. Cassio Dione sostiene che sul colle vi era anche una statua della dea rivolta verso est che, probabilmente, apparteneva ad un edificio diverso dal tempio principale. Si è tentato, a più riprese, di identificare il luogo in cui sorgeva il tholus Cybelis, ponendolo tra la parte alta della via sacra (tra la basilica di Massenzio e l'arco di Tito) oppure di fronte al portico medioevale che si addossa all'angolo sud-ovest della Basilica di Massenzio.
Il culto di Cibele al Circo Massimo
Nei Cataloghi Regionari, che descrivono la topografia dell'Urbe nel IV secolo d.C., è menzionata una aedem Matris deum et Iovis Arboratoris nel Circo Massimo. Il simulacro della dea si trovava sulla spina del circo, come afferma Tertulliano. La presenza della statua in questo luogo è dovuta al fatto che i ludi circenses facevano parte dei megalensia celebrati sul Palatino.
Cibele Navisalvia
Il culto della Mater deum e di Navisalvia
I Musei Capitolini conservano un altare rinvenuto in via Marmorata, dove aveva sede l'Emporium, in cui è raffigurata la scena dell'introduzione del culto di Cibele a Roma. L'iscrizione presenta una dedica alla madre degli dei che presenta la ripetizione del termine Salviae e il termine Navisalvia riferito alla nave che aveva trasportato la dea a Roma. Si è pensato che Navisalvia ("colei che salva la nave") sia da intendersi come una divinità strettamente connessa a Cibele.
Il Phrygianum del Vaticano
Il Phrygianum è stato identificato con un santuario dedicato al culto di Cibele, il Gaianum si pensa fosse il circo fatto costruire da Caligola. Del santuario dedicato a Cibele, nonostante diverse indagini, non sono stati individuati resti monumentali e non è stato, pertanto, possibile localizzarlo con precisione. Alcuni studiosi ritengono che il Phrygianum si troverebbe in un luogo risparmiato dalla basilica di S. Pietro. Probabilmente era costituito da più sacelli disposti in un'area aperta. Le fonti riguardo a questo luogo sacro non sono molto antiche. Le are iscritte rinvenute in zona sono datate ad un periodo compreso tra il 305 e il 390 d.C.. Un'epigrafe di Lione del 160 d.C. cita un santuario di Cibele con il nome di Mons Vaticanus, quasi un punto di riferimento per i luoghi di culto simili. Questa epigrafe dimostra, comunque, che il culto di Cibele sul Vaticano era anteriore al 160 d.C.
Il culto si interruppe tra il 319 e il 350 d.C., come è testimoniato da un'iscrizione. La ripresa, invece, va collegata all'intervento di Magnenzio in favore delle tradizioni religiose pagane. Con Teodosio, nel 391 o 394 d.C., il santuario venne definitivamente abbandonato.
E' probabile che nell'area del santuario si svolgessero processioni rituali, così come rappresentato sulla fronte di un coperchio di sarcofago della metà del IV secolo, che si conserva nel chiostro della chiesa di S. Lorenzo fuori le mura.
Resti archeologici della Basilica Hilariana
La Basilica Hilariana
Nel 1889, durante i lavori per la realizzazione dell'ospedale militare del Celio, vennero scoperti alcuni resti di strutture e di pavimenti musivi riferibili ad un luogo di culto dedicato a Cibele. Si indagarono la scala di accesso, un vestibolo e parte di un'aula.
Il pavimento del vestibolo presentava la raffigurazione del malocchio circondato da animali ed una tabella ansata posta davanti alla soglia di accesso all'area. Sulla soglia erano impresse quattro piante di piedi in direzioni opposte. Appoggiato allo stipite destro si trovava un piedistallo di statua sulla cui fronte era incisa la dedica ad un maragaritarius (mercante di perle), M. Poblicius Hilarus, databile alla metà del II secolo d.C.. Pertinente la statua è una testa di marmo ora custodita presso l'Antiquarium Comunale di Roma.
In questo luogo i Cataloghi Regionari segnalano un arbor sancta che coinciderebbe con la Basilica Hilariana, sede del collegio dei dendrophori, consacrata al culto del pino, albero sacro a Cibele. Il complesso semi sotterraneo è di notevoli dimensioni ed è formato da un vestibolo che introduce in una sala centrale pavimentata in mosaico e divisa in navate da pilastri.
Nell'edificio si distingue una prima fase di età antoniana (fine II secolo d.C.), una ristrutturazione del III secolo ed un cambio di destinazione d'uso nel VI secolo.
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