lunedì 6 agosto 2012

Le sorprese di Calleva Atrebatum

Gli scavi di Silchester-Calleva Atrebatum
La quindicesima campagna di scavi della dottoressa Amanda Clarke e del professor Michael Fulford, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Reading, in Gran Bretagna, sta riscrivendo la storia dell'isola. Sono stati ritrovati dei semi banalissimi solo all'apparenza, ma eccezionali perché giacevano ad un livello inferiore rispetto a quello al quale erano interrati i reperti romani.
Quello che sta emergendo è un panorama che risale all'Età del Ferro Britannica, un'Età del Ferro più evoluta di quanto si sia pensato finora. All'epoca, prima che giungessero sull'isola i Romani, gli Atrebati, il cui nome è sopravvissuto nel nome che le fu dato dai Romani, Calleva Atrebatum, avrebbero goduto di uno stile di vita piuttosto elevato.
Fondazione degli edifici
della città atrebate
La loro alimentazione è piuttosto familiare ai loro discendenti del XXI secolo. Gli Atrebati mangiavano frutti di mare al pari di pecore, maiali, uccelli domestici, grano, mele, more. Mangiavano in veri e propri piatti che, finora, si riteneva fossero stati introdotti dai Romani. E, soprattutto, il loro cibo era arricchito dal sapore e dall'odore di spezie come il papavero, il coriandolo, l'aneto, il finocchio nonché da cipolla e sedano.
Gli Atrebati importavano vino in anfore di terracotta, così come gradivano l'uso dell'olio di oliva. Essi stessi coltivavano olivi. Recentemente sono stati scoperti noccioli di olivo a Silchester, nome attuale dell'antica Calleva Atrebatum, e la notizia ha fatto il giro del mondo. Si trovavano nel fondo di un pozzo, il più antico mai ritrovato in Gran Bretagna.
Gli Atrebati, inoltre, importavano oggetti di lusso da altri popoli: brocche e bicchieri di vetro nonché oro dall'Irlanda, gioielli in bronzo ed armi dal continente europeo, delicate ceramiche dalla Francia e dalla Germania.
Avevano sviluppato, anche, una precisa urbanistica, vivevano in case dotate di appezzamenti regolari di terreno, sapevano costruire strade ampie ricoperte di ghiaia un secolo prima di quanto gli studiosi hanno pensato finora.
Gli Atrebati temevano le divinità che chiedevano loro sacrifici. Sono state trovate dozzine di sepolture di cani. Gli animali sono stati accuratamente seppelliti, spesso con altri oggetti. Un cane è stato sepolto con il corpo di un neonato, gli ha fatto la guardia per più di duemila anni. Un altro era un cane di piccole dimensioni, una rarità all'epoca ed uno dei pochi, di questa taglia, rinvenuti in Europa. L'evidenza pare suggerire che abbia avuto vita breve, al massimo tre anni. E' stato ritrovato anche lo scheletro di un gatto, accuratamente avvolto in bende e deposto in un vaso di creta.
Rovine di Calleva Atrebatum
Silchester, antico insediamento degli Atrebati, si pensa sia stata fondata nel 50 a.C. da Commio, un capo locale un tempo alleato di Giulio Cesare. Finì per aderire ad una congiura contro il dittatore romano, decisione che lo portò, in seguito, ad abbandonare il potere.
Dopo la fondazione, la città di Commio fiorì notevolmente, espandendo le sue vie commerciali attraverso la Britannia, l'Irlanda e verso sia i Romani che verso le tribù dell'Età del Ferro d'Europa. A Commio succedettero i suoi tre figli, i quali furono immediatamente in disaccordo tra loro e si deposero l'un l'altro. Uno dei tre, Verica, fu rovesciato dalle tribù locali e fece una scelta che avrebbe cambiato la storia della Britannia: fuggì a Roma a chiedere aiuto. Così i Romani arrivarono in Britannia nel 43 a.C.
Quest'estate gli archeologi hanno ritrovato i resti di strutture leggere, al cosiddetto "livello romano". Si tratta, con tutta probabilità, di strutture militari che, però, sono in contrasto con altre strutture precedenti l'invasione, tra le quali una grande casa rettangolare. Gli studiosi hanno, poi, individuato ed esplorato un pozzo nero che doveva essere stato scavato dai militari, che potrà fornire risposte a molte domande, come quella che riguarda il consumo, da parte dei romani, del grano locale o del garum. Non solo, ma gli scavi potrebbero anche svelare i misteri dell'abbandono, da parte dei Romani, della Britannia.
L'aquila in bronzo ritrovata
a Silchester
I pozzi scavati sinora hanno mostrato che, ad un certo punto, devono esserci stati notevoli problemi di inquinamento delle acque potabili. Alcuni studiosi hanno pensato che la città sia stata colpita dalla peste di Giustiniano, che la spopolò e ne favorì la conquista da parte degli Anglosassoni nel 568 d.C.. Successivamente Calleva Atrebatum fu considerato un luogo maledetto e, pertanto, mai più ripopolato. Segni di questa maledizione sono stati scoperti nel 1999, tra gli altri venne allora rinvenuto lo scheletro di un cane e l'osso di un manzo, che alludono alla celebrazione di un rituale nel VII secolo d.C., quando gli Anglosassoni abbandonarono la cittadina. Oltre allo scheletro del cane sono stati ritrovati dei vasi rotti di proposito e sepolti.
Degli antichi splendori della città oggi sono visibili le mura e l'anfiteatro, che poteva contenere 4.500 spettatori. Negli scavi del 1866, condotti dal reverendo James Joyce, è stata ritrovata un'aquila di bronzo, conosciuta, oggi, come l'Aquila di Silchester. Joyce riteneva che fosse lo stendardo imperiale di una legione romana ma, forse, l'aquila aveva uno scopo diverso. Essa ha ispirato la scrittrice Rosemary Sutcliff che ha basato proprio su quest'aquila bronzea il suo libro "La legione scomparsa" (in inglese: "The Eagle of the Ninth"). L'aquila è custodita nel Museo di Reading.
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