mercoledì 22 agosto 2012

Mummie al microscopio

La dottoressa Karin Sowada spiega la sua
ricerca dinnanzi ad un sarcofago
Scienziati nucleari australiani stanno collaborando con un team internazionale di archeologi e storici per venire a capo del mistero che avvolge una collezione di mummie egiziane, di cui non si conosce né sesso né età.
La dottoressa Karin Sowada, socio onorario del Dipartimento Macquarie di Storia Antica dell'Università di Sidney, ha iniziato questa affascinante indagine qualche anno fa, quando era Assistente Curatore al Nicholson Museum presso l'Università di Sidney, che ospita le mummie. Le sue indagini hanno prodotto alcuni risultati interessanti. Innanzitutto si è accertato che la mummia chiamata NM R28.2, deposta nella bara di un uomo di nome Padiashaikhet (725-700 a.C.), era in realtà di epoca romana e più recente di circa 800 anni (68-129 d.C.). La datazione al carbonio di una testa mummificata facente parte della collezione del museo, ha dato come risultato il periodo Tolemaico (204-49 a.C.). Il risultato più sorprendente è stato quello offerto da una TAC alla quale è stata sottoposta la mummia NM R27.3, che ha rivelato che si trattava di un uomo sepolto nella bara di una donna.
Nel XIX secolo era frequente, per i viaggiatori occidentali che si recavano in Egitto, tornare a casa con casse contenenti mummie ed altri manufatti come souvenir, acquistate da rivenditori locali che, per aumentare il profitto, erano soliti frantumare gli oggetti in più parti per venderli separatamente. Nel corso dei decenni, molte di queste antichità sono state trasferite dalle collezioni private nei musei ed è proprio con questi provvidenziali trasferimenti che si stanno compiendo più approfondite indagini sugli oggetti, indagini che si stanno rivelando molto sorprendenti.
Gli oggetti e le mummie vengono sottoposti ad un'accurata analisi che comprende l'esame dello stile del sarcofago, delle tecniche e dei metodi di imbalsamazione, l'estrazione del DNA, la TAC e la datazione al carbonio.
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