domenica 14 ottobre 2012

Riemergono i piloni del ponte sull'Isonzo

Il basamento riemerso a Savogna (Go)
Le indagini archeologiche svolte dalle ditte ArcheoTest e Petra a Savogna, in provincia di Gorizia, hanno rivelato i blocchi lapidei del basamento di uno dei ponti romani sull'Isonzo, all'altezza della chiesetta della Mainizza. I lavori sono stati coordinati dall'archeologa Tiziana Cividini, sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia. I blocchi potranno essere visti fino alla prossima piena del fiume.
Il basamento recuperato è a pianta rettangolare ed ha permesso di definire le dimensioni della base: 9 metri di lunghezza per 4,5 di larghezza. I blocchi, immersi nell'acqua da lungo tempo, erano coperti da uno strato di ghiaia. Lungo il perimetro della struttura tornata alla luce sono stati rinvenuti una serie di pali di legno infissi nel terreno, utilizzati probabilmente per bloccare le pietre o armarle in corso d'opera.
Avvalendosi di quanto è stato ritrovato a più riprese tra il 1963 ed il 2003, il ponte, sul quale passava la via Aquileia-Emona (attuale Ljubljana), individuata nel 2011, aveva una lunghezza di oltre 200 metri. Se le arcate erano poste a distanza regolare l'una dall'altra, dovevano aversi 11 piloni.
Sul lato destro del Pons Sonti, il ponte che attraversava l'Isonzo in epoca romana, sorgevano una mansio ed un abitato di grande interesse che è stato solo sondato in parte. Qui, inoltre, sorgevano delle necropoli ed un'area cultuale che, nel 1923, ha restituito un'aretta votiva conservata attualmente presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Sulla piccola ara è incisa un'invocazione al dio del fiume Aesontius, datata tra la fine del II e l'inizio del III secolo d.C.
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