giovedì 16 maggio 2013

Riermerge il primo xenodochio a Roma

Gli scavi dello xenodochio dell'VIII secolo d.C.
Roma, via delle Botteghe Oscure. Lo smantellamento del manto stradale per l'allestimento dei binari di una nuova linea di tram ha riportato alla luce, a poco più di un metro e mezzo di profondità, strutture di uno xenodochio medioevale.
Lo xenodochio era un luogo di accoglienza ed assistenza per i fedeli che venivano a Roma nell'VIII secolo d.C. in pellegrinaggio religioso. Praticamente si tratta di un ospizio per pellegrini, completamente gratuito, gestito da monaci che offrivano vitto ed alloggio.
Finora questo xenodochio nel centro di Roma era noto solo attraverso le fonti, non se ne erano mai trovate tracce. I lavori per l'allestimento della sede stradale della linea tramviaria, invece, hanno consentito di recuperare questa parte di storia dell'Urbe. Le cronache citano almeno quattordici xenodochi a Roma, ma di queste strutture non è rimasta che la citazione e nessuna prova evidente.
Le tecniche edilizie con le quali sono state edificate le murature della struttura appena ritrovata, la fanno datare ad un periodo compreso tra l'VIII e il IX secolo d.C., durante il pontificato di papa Stefano II (752-757), che fece restaurare e potenziare tutti gli xenodochi di Roma. Gli archeologi pensano che lo xenodochio ritrovato (e interrato a causa della presenza del tram) possa essere quello degli Anici, fondato dalla gens Anicia e rifatto da Stefano II. La struttura era collegata alla chiesa di S. Lucia de' Calcari, ristrutturata nel 1630 e demolita nel 1800, della quale sono emersi i resti originari durante lo stesso scavo che ha permesso di individuare lo xenodochio.
La chiesa ha una pianta con tre absidi, unica planimetria del genere presente a Roma nell'VIII secolo. E' lunga 16 metri e larga 12. Sono ben conservati i blocchi che disegnano le absidi e le lastre di marmo che rivestono il presbiterio. Visibili sono gli incassi per l'altare.
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