giovedì 3 ottobre 2013

Scoperte tre tombe micenee intatte in Grecia

Archeologi impegnati nell'opera di recupero dei vasi
di corredo (Foto: Università degli Studi di Udine)
Gli archeologi dell'Università di Udine hanno scoperto, presso Eghion, in Grecia, tre tombe micenee inviolate. Le sepolture risalgono ad un periodo compreso tra il XV e l'XI secolo a.C., contengono corredi funerari costituiti da ceramiche ed oggetti preziosi di carattere ornamentale. Oltre alle sepolture, gli archeologi italiani hanno scoperto i resti di un villaggio preistorico la cui datazione è stata fatta risalire intorno al III millennio a.C.
Il ritrovamento è stato effettuato nella regione dell'Acaia chiamata Trapezà, durante l'esplorazione di una necropoli micenea individuata lo scorso anno dagli archeologi italiani. I ritrovamenti sono considerati eccezionali. A coordinare il gruppo di scavo è la Professoressa di Archeologia Egea all'Università di Udine Elisabetta Borgna. La missione archeologica internazionale è, invece, diretta dall'archeologo Andrea Vordos ed è alla sua quarta campagna, finanziata dall'Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia (Stati Uniti), dalla Società per la ricerca dell'antica Rhypikìs di Eghion (Grecia), dalla A.G. Leventis Foundation (Repubblica di Cipro) e dalla Scuola di specializzazione interateneo in Beni archeologici (Udine, Trieste e Venezia).
Oggetti in ceramica rinvenuti in una sepoltura
(Foto: Università degli Studi di Udine)
Le tombe ritrovate sono a camera, scavate in un pendio, con un corridoio di accesso ed una camera funeraria. Attraverso di esse gli archeologi sono pervenuti alle sepolture intatte, con ingressi murati da blocchi massicci di roccia. Oltre alle ceramiche e ai gioielli personali, nelle tombe parzialmente investigate sono stati ritrovati dei resti umani.
Lungo le pareti dei corridoi di accesso sono state ritrovate anche delle nicchie, segno dell'abitudine di riporre, mano a mano che il tempo passava, i resti più antichi per far posto a quelli più recenti, in occasione della riapertura e del riuso dei sepolcri.
Nei riempimenti dei corridoi delle tombe e nelle aree antistanti i sepolcri, gli archeologi hanno rinvenuto tracce di deposizioni di armi in ferro e vasi, oggetti tributati, evidentemente, alla memoria degli antenati. Un uso che si protrasse fino al periodo classico (VI e IV secolo a.C.), quando il sito, che faceva parte della città di Rhypes, aveva una certa importanza per via di un grande edificio templare che vi era stato costruito.
Le strutture funerarie furono utilizzate a lungo nell'età micenea e il loro riutilizzo si protrasse fino al periodo di transizione tra l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro (XV-XI secolo a.C.). Alcuni dei materiali ritrovati sono piuttosto importanti per comprendere meglio i rapporti culturali che intercorrevano tra il Peloponneso occidentale e le regioni del Mediterraneo orientale, quali Cipro, negli ultimi secoli dell'Età del Bronzo.
Da un primo esame dei resti del villaggio, è risultato che questo ebbe origine in un periodo piuttosto antico (III millennio a.C.) e la sua vita si protrasse fino al periodo miceneo. L'esplorazione della necropoli di Trapezà, che si trova vicino alla costa sul Mar di Corinto, è resa difficoltosa dal fatto che le tombe sono state scavate nelle sabbie che formano il substrato della zona. Questo non ha permesso alle sepolture di resistere al passaggio dei secoli, le camere sono crollate e anche quando risultano intatte ed inviolate, gli archeologi devono operare un paziente ed arduo lavoro di riconoscimento e recupero.
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