martedì 4 novembre 2014

Ritrovato un mosaico tardo-romano vicino Livorno

Archeologhe al lavoro sul mosaico ritrovato in provincia di Livorno
Un mosaico romano di ben 42 metri quadrati, sepolto ad appena 15 centimetri di profondità, è stato ritrovato a due metri di distanza dalla vecchia Statale Aurelia nei pressi di Livorno. Un miracolo che non sia andato definitivamente perduto durante i lavori per la realizzazione della strada e nell'aratura di un vicino campo.
Si tratta di un'opera d'arte di notevole valore, restaurata nel corso dei secoli ed utilizzata, 80 anni fa, come base per la costruzione di un capanno destinato agli attrezzi agricoli, evento che ha contribuito, in qualche modo, alla sua conservazione. All'esistenza di questo prezioso mosaico ha fatto cenno uno studioso di storia locale, oggi novantenne, in un suo libro. Gli archeologi, sulla scorta degli "indizi" lasciati dallo studioso, lo hanno cercato a lungo. Il Professor Enrico Zanini, del Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell'Università di Siena, è tra coloro che hanno partecipato a questa appassionante ricerca.
Il Professor Zanini coordina gli scavi archeologici nella tenuta di Vignale Riotorto, non lontana dalla Unicoop Tirreno. Mentre stava studiando una fotografia aerea risalente al 1944, il Professore ha individuato il capanno vicino all'Aurelia ma né lui né gli studenti che si sono occupati dello scavo si aspettavano di trovarvi questa vera e propria opera d'arte. Alcune tessere del mosaico appena scoperto sono in vetro e questa particolarità, unitamente ad altri indizi di raffinatezza nell'esecuzione e nel materiale impiegato, hanno indotto i ricercatori a pensare che l'opera sia stata realizzata da maestranze esperte, artigiani specializzati che, intorno al IV secolo d.C., sono arrivati in questo luogo provenienti dal nord Africa.
Il mosaico, poi, ha rivelato di essere stato composto in più fasi e di essere, in realtà, il pavimento di una sala da pranzo. Una base più semplice risale al I secolo d.C., la parte centrale - che mostra il dio Aion, le stagioni, i pesci - risale ad un arco temporale compreso tra il V e il VI secolo d.C. e mostra un richiamo alla dottrina cristiana.
Mosaico di Sentinum (Sassoferrato, Ancona): Aion come Tempo
Frugifero entro cerchio zodiacale (Foto: Archeo.it)
Aion non era una vera e propria divinità, ma un concetto legato, in relazione subordinata, a Chronos. In epoca ellenistica si è insistito sull'aspetto di Aion quale massima potenza celeste immobile e immutabile, assimilato al Cosmo. Il suo nome è presente nei papiri magici come semplice attributo della suprema divinità o come concetto astratto di entità suprema e primigenia. Spesso è raffigurato in associazione con lo zodiaco e con le stagioni, rappresentando, in questo caso, l'idea frugifera del tempo che eternamente rinnova se stesso.
Il concetto divinizzato di Aion viene adottato dalla propaganda imperiale sotto Settimio Severo, Severo Alessandro e Giulia Mamea. In questo contesto Aion è legato al concetto del ritorno dell'età dell'oro. Con il tempo la figura frugifera del tempo, aspetto di Aion, viene associata al Sole. Aion, in questo caso, finisce per diventare un epiteto, un attributo dell'astro celeste. In questa accezione è già adorato in età tolemaica. Al tempo degli Antonini Aion è pienamente caratterizzato come divinità solare e invocato come "dominatore della volta celeste" e "signore dei diademi ardenti".
Secondo Epifanio, ogni anno, nel Korèion di Alessandria, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, veniva rappresentato il mito e il rito della nascita di Aion, che è indipendente dal mito di Osiride, divinità egizia della vegetazione.
Aion, negli antichi testi, viene descritto come vecchio e come giovane, insistendo sulla sua duplice natura. Scrive Nonno: "Il Tempo eterno, che eternamente ritorna indietro su se stesso, abbandona il suo aspetto di vecchio per tornare giovane". Nella monetazione di Settimio Severo celebrante il Saeculum Frugiferum, deus patrius di Hadrumentum, Aion è rappresentato sia come un giovane che come un vecchio il cui aspetto ricorda il Ba'al fenicio. Nei mosaici africani in generale prevale l'associazione tra Aion e le stagioni. Spesso è anche rappresentato, specialmente nelle opere musive, assiso sull'Olimpo, con il mantello che lascia scoperta la parte superiore del corpo.
Aion viene spesso definito come "il seminatore degli anni che trascorrono vorticosi", che "fa girare l'anno di dodici mesi e fa scorrere un anno nell'altro, procedendo serpeggiante senza far rumore". L'iconografia imperiale romana lo vuole giovane e stante all'interno di una ruota che, lungo la banda esterna, reca incisi i segni zodiacali.
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