sabato 6 giugno 2015

La cosiddetta villa di Augusto di Somma Vesuviana torna allo Stato

Dioniso giovane con pantere
(Foto: apollineproject.it)
La grande villa di Augusto di Somma Vesuviana, che gli archeologi giapponesi stanno scavando dal 2002, è divenuta proprietà dello Stato italiano. I giapponesi hanno definito la villa "una struttura più unica che rara, che si può paragonare solo a villa Adriana a Tivoli, con tanti edifici indipendenti che si distribuiscono sulle pendici del vulcano".
Nei giorni scorsi la fondazione Romualdo Del Bianco ha donato ufficialmente l'importante sito allo Stato. Nella villa di Augusto sono stati rinvenuti, al termine della lunga campagna di scavi giapponesi, numerosi reperti archeologici ed una villa romana che è stata attribuita all'imperatore Augusto.
Gli scavi sono stati diretti dal Professor Masanori Aoyagi, nel 2002 ordinario dell'Università di Tokyo, oggi commissario dell'Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone (Bunkacho, la massima carica amministrativa non politica in campo culturale).
La scoperta dell'imponente complesso è stata casuale: nel 1930 a Starza della Regina di Somma Vesuviana, durante dei lavori agricoli, ci si imbatté in un muro di notevoli dimensioni. Il muro si rivelò, bene presto, essere parte di una grande villa romana del I secolo d.C., riccamente decorata. Proprio la grandiosità dell'edificio portò gli archeologi a credere di aver finalmente trovato la villa che ospitò l'imperatore Ottaviano Augusto durante gli ultimi giorni della sua vita, secondo quanto hanno scritto sia Svetonio, nelle sue "Vite dei Cesari", che Tacito negli "Annali".
Oggi la villa viene prudentemente chiamata "villa dionisiaca" dal ciclo degli affreschi che sono qui conservati. Ma resta la grande ricchezza ed unicità dei reperti qui ritrovati, che forniscono nuovi tasselli all'occupazione romana dell'antica Campania.
La statua femminile trovata nella villa di Somma
Vesuviana (Foto: fondazione-delbianco.org)
Finora le strutture scavate dagli archeologi giapponesi sono parte di un grande edificio romano della prima età imperiale, utilizzato almeno fino al V secolo d.C., con funzioni che via via mutarono con il tempo, fino all'eruzione del Vesuvio del 472 d.C., che seppellì l'edificio per oltre metà della sua altezza. Gli scavi degli anni '30 del secolo scorso, promossi dall'interessamento del dottore e farmacista Alberto Angrisani, permisero di ritrovare le tracce dell'edificio.
I primi scavi si svolsero dal 1934 al 1936 a cura di Matteo Della Corte, sotto la supervisione di Amedeo Maiuri. Questi scavi portarono alla luce i resti di un edificio monumentale. I resti più importanti e maestosi sono quelli relativi alla "colonnata con archi e pilastri", orientata da est verso ovest per una lunghezza stimata di 12 metri. Questa colonnata era collegata perpendicolarmente ad un muro di mattoni dotato di nicchie. Furono anche scoperti "colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, splendidi frammenti di statue raffiguranti persone con sontuose vesti, stucchi policromi di muri e lacunari". La cronica mancanza (già allora!) di fondi, impedì il prosieguo degli scavi.
Affresco con Nereidi e Tritoni dalla villa di Somma Vesuviana
(Foto: Famedisud.it)
La ricerca è potuta riprendere solo nel 2002, con il progetto di ricerca multidisciplinare dell'Università di Tokyo. Spiegano i ricercatori: "Oggi si possono visitare alcuni ambienti monumentali e di rappresentanza. La stanza più grande è costituita da un lato da un colonnato, due pareti con nicchie, un'arcata sorretta da pilastri e, dall'altro, da una parete decorata con temi legati al dio del vino Dioniso. In una delle nicchie è stata rinvenuta la statua di una donna con veste greca, forse una divinità, mentre in un'altra in origine era collocata una statua di Dioniso Giovane con cucciolo di pantera, entrambe sono ora al Museo di Nola. In una delle ultime fasi di vita, questa stanza e tutte le altre furono destinate alla produzione agricola. A ovest è una stanza con numerose porte e finestre, in origine con pavimento a mosaico e tarsia marmorea, successivamente divisa in due parti, una per stalla e l'altra per dispensa. In una fase tarda, a seguito del crollo del tetto, in un angolo fu posto un forno. Verso valle, collegata con la stanza principale da due scale, è un'area terrazzata con colonnato in mattoni e, verso est, un'aula absidata con arcata e fregio con Nereidi e Tritoni. Da questa stanza si accede ad un'altra ugualmente absidata e con pavimento a mosaico decorato con motivi geometrici e delfini che saltano tra le onde. Fra le scale per la terrazza superiore, in una fase tarda, furono poste due cabalette e tre cisterne/silos, all'interno delle quali sono stati trovati un torso di Sileno, un'erma e un'iscrizione funeraria. Dalla terrazza mediana si accede, tramite una scala, a una cella vinaria posta più in basso. Oltre la parete con decorazione dionisiaca è una vasta area, con due muri orientati nord-sud ed originariamente pavimentata con basoli di lava. In una fase successiva, parte dei basoli fu rimossa e furono posti alcuni grandi contenitori panciuti (dolia). Poi anche i dolia furono rimossi e, sul terreno accumulatosi, sono state rinvenute tracce di solchi arati e impronte di animali, probabilmente in fuga al momento dell'eruzione".
Nel corso degli anni la prestigiosa villa ha restituito statue, mosaici, affreschi e molto altro che hanno suscitato notevole interesse a livello internazionale. Di seguito lo spazio dedicato dal programma "Quark" agli scavi e alla villa di Somma Vesuviana.


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