domenica 10 gennaio 2016

Nuove e interessanti scoperte nell'Emirato di Sharjah

Archeologi tedeschi a Wadi Al Hilo, nell'Emirato di Sharjah
(Foto: Sharjah Department of Culture and Information)
Sono state fatte importanti scoperte archeologiche, nel 2015, nel piccolo Emirato di Sharjah, dove operano archeologi provenienti da diverse parti del mondo. Innanzitutto sono stati trovati degli strumenti in pietra risalenti, secondo le prime stime, a circa mezzo milione di anni fa. Se questa datazione sarà confermata dalle analisi di laboratorio, si dovrebbe retrodatare la storia dell'occupazione umana degli Emirati Arabi di centinaia di migliaia di anni.
Tra gli strumenti vi sono asce del Paleolitico Inferiore, del tipo conosciuto come Acheulano, trovate dagli archeologi dell'Università tedesca di Tubinga durante ricognizioni di superficie su Jebel Faya e nell'area di Suhaila. Gli archeologi belgi che lavorano a Mleiha, a sud di Al-Dhaid, hanno trovato, invece, diverse tombe e le fondazioni di edifici abitativi. Durante questi scavi sono emersi anche oggetti in ceramica. Il team americano del Bryn Mawr College della Pennsylvania hanno operato a Tell Abraq, uno dei tell più vasti e importanti della regione. Gli strati di insediamento, qui, risalgono fino al III millennio a.C.. Sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti operano gli archeologi dell'Università giapponese di Kanazawa, che stanno indagando il sito tardo islamico di Dibba Al-Hisn, dove hanno trovato prove della diffusione di ceramica importata persino dalla Cina.
Sharjah è uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, il terzo in ordine di grandezza. Si trova sul lato orientale della Penisola Arabica, confina a sud e ad ovest con l'Arabia Saudita e ad est con il Sultanato di Oman e si affaccia sul Golfo Persico.
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