sabato 20 febbraio 2016

I misteri del muro giordano...

Una delle torri del Khatt Shebib (Foto: APAAME. org)
La mappatura di un antico muro che si estendeva per 150 chilometri in Giordania, non ha dissipato i misteri nei quali è avvolta dalla sua scoperta, tra i quali gli scopi per cui venne costruito.
Conosciuto come il Khatt Shebib, l'esistenza di questo muro venne rilevata per la prima volta nel 1948 da Sir Alec Kirkbride, un diplomatico inglese di stanza in Giordania. Durante un viaggio in aereo, il diplomatico notò un muro in pietra che attraversava la campagna senza alcun senso apparente.
Gli archeologi del Progetto Archeologico Aereo della Giordania hanno indagato quanto rimane di quella che sembra una fortificazione. I ricercatori hanno appurato che il muro corre da nordest a sudovest per una lunghezza di 106 chilometri. Aggiungendo a questa lunghezza speroni e tratti di mura paralleli, si giunge ad una lunghezza di 150 chilometri. Oggi il muro è praticamente in rovina, ma nella sua edificazione primitiva era alto circa un metro e largo mezzo metro. Lungo il Khatt Shebib gli archeologi hanno anche trovato i resti di quelle che sembrano delle torri, cento circa, del diametro compreso tra i due e i quattro metri. Queste torri potevano avere una molteplicità di usi, potrebbero essere state dei luoghi di rifugio oppure luoghi dove trascorrere la notte durante lunghi viaggi. Potevano anche essere delle torri di avvistamento per i cacciatori che percorrevano la valle.
La ceramica trovata nei pressi delle torri ed in altri punti del lungo muro, risale sia al periodo nabateo (312-106 a.C.) che al periodo omayyade (661-750 d.C.). Gli archeologi non sono sicuri che la lunga struttura sia stata edificata da un'entità politica di spessore, ma ritengono che sia l'opera di comunità locali che lo abbiano edificato per le loro utilità. A tutt'oggi lo scopo del muro resta un mistero. La sua altezza ridotta e la larghezza esigua dimostrano che non è stato edificato a scopo difensivo. 
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