domenica 12 giugno 2016

Chi bella vuole apparire... analisi di una testa egizia

La testa della giovane donna egiziana affetta da ocronosi esogena
(Foto: Professor Reverte Coma, Museo di Antropologia Medica)
L'analisi della pelle della testa di una mummia femminile egiziana risalente a 3500 anni fa, ha portato gli studiosi a formulare l'ipotesi che all'epoca fosse in uso sbiancarsi la pelle. La donna aveva all'incirca 20-25 anni al momento della morte, la sua identità non è nota.
Sotto le guance della giovane e sulla parte posteriore del collo sono presenti piccoli noduli che fanno pensare ad una malattia oggi nota come ocronosi esogena. L'antropologa greca Despina Moissidou ha affermato che "tale dermatosi è causata dal largo uso di cosmetici per sbiancare la pelle". L'analisi chimica del nodulo ha confermato questa diagnosi.
Il colore della pelle era un indicatore di status sociale elevato, nell'antico Egitto, un pò come i piedi deformati per le donne della classe alta in Cina. Indicava che l'individuo non svolgeva lavoro duro e soprattutto non lo svolgeva all'esterno, nei campi. La testa esaminata fa parte della collezione del Museo di Antropologia Medica Forense, Paleopatologia e Criminalistica di Madrid e finora si credeva appartenesse ad una giovane donna di colore. Nel 2007 approfondite analisi hanno, però, accertato che si trattava di una giovane donna egiziana.
Un contenitore per kohl appartenente alla regina Tiye,
XVIII Dinastia (1410-1372 a.C.)
La testa è stata trovata nella necropoli di Tebe. Lo stile della mummificazione la fa risalire alla XVIII Dinastia, nel Nuovo Regno, tra il regno del faraone Thutmosis II e quello di Tuthmosis III. Si tratta della Dinastia più conosciuta al grande pubblico, dal momento che ad essa appartenevano faraoni quali Tutankhamon, Akhenaton, Hatshepsut e Amenhotep III. Il reperto finì al Museo del Cairo tra il XIX e il XX secolo, poi un collezionista e banchiere spagnolo, Ignacio Bauer, la acquistò per venderla, in seguito, al Museo di Antropologia Medica di Madrid.
Per stabilire se la malattia di cui soffriva la giovane donna fosse realmente l'ocrosi esogena, i ricercatori hanno effettuato diversi test, prendendo campioni di tessuto dalla base del collo della donna e sottoponendoli a diversi esami istologici. Le analisi hanno dimostrato che la giovane soffriva di un'infiammazione cronica della pelle. L'esame al microscopio elettronico ha confermato che mostrava le stesse patologie di cui soffrono, oggi, le persone che hanno questo tipo di malattia.
Gli antichi Egizi utilizzavano molto i cosmetici. I membri della famiglia reale, in particolare, usavano cosmetici a base di piombo, causa di malattie ed infiammazioni della pelle. Il fatto che la donna alla quale apparteneva la testa mummificata soffrisse di queste patologie, apre agli studiosi un campo interessante sulla sua identità.
I cosmetici, nell'antico Egitto, erano utilizzati sia a scopo terapeutico che per abbellire la persona. Contenevano, però, solfuro di piombo (galena) oppure ossido di manganese (pirolusite) oppure malachite od altri minerali a base di rame. Le persone di condizione sociale elevata avevano una sorta di truccatore personale, che decorava le loro palpebre con il kohl e le labbra e le guance con l'ocra rossa. Anche dopo la morte ci si prendeva cura della persona, dal momento che durante il giudizio il defunto doveva osservare bene alcune regole di abbigliamento e di trucco per dare la giusta impressione. Recita il capitolo 125 del Libro dei Morti: "Un uomo fa questo discorso quando è puro, pulito, vestito di abiti freschi, quando calza sandali bianchi, quando ha gli occhi dipinti, quando la sua pelle è unta con il migliore olio di mirra".
Per la loro importanza anche nell'aldilà, i cosmetici erano tra le offerte lasciate ai defunti nella tomba. Seshat-Hetep, detto Heti, funzionario della V Dinastia, nella sua  mastaba di Giza elenca tra le offerte: "Incenso, del trucco color verde, trucco per gli occhi nero, l'unguento migliore...".

Fonti:
seeker.com
Instituto de Estudios Cientìficos en Momias, Madrid
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