sabato 2 luglio 2016

Per non dimenticare Masseria De Carolis

Resti della villa con ipocaustum (Foto: vesuviolive.it)
La Masseria De Carolis, a Pollena, in Campania, così detta dal nome del generale De Carolis che riscoprì il complesso archeologico dimenticato. Nel 1988 sono stati identificati i resti di una grande villa romana presso il Comune di Pollena Trocchia. A quel tempo l'area era occupata da una cava e le scavatrici avevano parzialmente danneggiato le murature, ma nonostante questo furono riconosciuti degli antichi granai del II secolo d.C.; poco tempo dopo l'area era occupata da una discarica abusiva, miseramente ricoperta di spazzatura e solo nel 2005 sono riprese le ricerche archeologiche che hanno ricostruito la storia della villa e restituito in parte dignità al sito, scoprendo inoltre che si trattava, non di una mera "villa rustica", ma di un vero e proprio complesso termale che ha resistito alle eruzioni del Vesuvio.
Nel calidarium è stato ritrovato inoltre un corpicino umano con una moneta romana di Marciano (imperatore bizantino originario della Tracia, dal 450 al 457 d.C.) e resti di sacrifici o banchetti con evidenti tracce di bruciato. Nel tepidarium sono stati ritrovati invece due corpicini sepolti vicini, molto probabilmente riconosciuti dagli archeologi come due neonati fratelli o gemelli, segno inequivocabile che denota che, in quel tempo l'edificio era caduto in disuso e quindi riadoperato come necropoli per effettuare sepolture.
Uno degli scheletri ritrovato nella Masseria De Carolis
(Foto: Apolline Project)
Gli scavi del 2010 fino a oggi sono continuati grazie all'Apolline Project che coinvolge in ogni campagna di scavo studenti in Archeologia provenienti dai luoghi più disparati: gli italiani dall'Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Suor Orsola Benincasa; inglesi dalla University of Oxford, ma anche tedeschi, spagnoli e giovani studenti americani dalla Brigham Young University degli States. Infatti proprio grazie a questa caratteristica di collaborazione tra Istituzioni locali, istituti di formazione e giovani studenti, che hanno lavorato con passione, impegno e dedizione, sembra finalmente possibile una rivalutazione concreta di un patrimonio territoriale troppo spesso dimenticato, offuscato dall'indifferenza e dall'incuria, che spesso riesce a fare più danni delle intemperie e del naturale scorrere del tempo.
Pertanto nel 2011 la European Association of Archaeologists (la più grande associazione europea degli archeologi), decise di conferire l'Heritage Prize al Sindaco di Pollena, Francesco Pinto e al Direttore dell'Apolline Project, Girolamo Ferdinando De Simone durante la seduta plenaria del XVII Convegno Internazionale che si tenne a Oslo, in Norvegia.
Il sito di Masseria De Carolis (Foto: Girolamo Ferdinando De Simone)
Ben 14 ambienti (di cui alcune fornaci per riscaldare l'acqua, depositi per la legna e cisterne) del grande complesso termale a ridosso della scarpata, costruito sopra le ceneri dell'eruzione, sono probabilmente databili al II secolo d.C.; tra la fine del IV e del V secolo il sito divenne più povero; infatti gli ambienti termali cessarono di essere usati e anche i magnifici pavimenti con ipocausto vennero rimossi e probabilmente riutilizzati altrove (restano visibili alcuni pilastrini che lo sorreggevano). Nel 472 il sito fu parzialmente distrutto e coperto da un'altra eruzione vesuviana, ma poco dopo l'area venne nuovamente abitata, come dimostrano alcune strutture trovate a una quota più alta; l'area venne poi nuovamente e definitivamente sepolta dalle successive eruzioni del 505 e del 512 d.C.: questa è tutta la stratigrafia che ha permesso di dare una datazione precisa delle varie fasi del sito archeologico.
Masseria De Carolis, i balnea romani (Foto: Apolline Project)
Le analisi antropologiche e paleopatologiche condotte sui resti trovati nella Masseria De Carolis ha portato alla definizione delle sepolture di 4 scheletri neonatali, uno scheletro di un bambino di età compresa tra i 5 ed i 9 mesi, così come una mascella appartenente ad un adolescente di età compresa tra i 12 mesi ed i 3 anni. La causa della morte di quest'ultimo è stata individuata nell'infiammazione del periostio, la membrana sottile che copre la superficie esterna delle ossa. Sono state recuperate anche delle ossa danneggiate di un'adolescente di sesso femminile di 15 anni di età e le ossa di un adulto di età superiore a 40 anni, i cui arti erano altamente sviluppati, indicando che, durante la vita, l'uomo ha fatto affidamento sull'uso delle braccia per trasportare pesi.
Oltre alla flora e alla fauna ivi ritrovata che ha permesso anche ai paleobotanici di studiare l'alimentazione che caratterizzava questo sito, dalla Masseria De Carolis è emersa tanta ceramica, che ha permesso agli archeologi di ipotizzare i vari scambi commerciali marittimi che interessavano la zona di Pollena, inoltre un piano di calpestio realizzato in tante tessere riproducenti uno splendido mosaico è stato scoperto durante gli scavi. Nelle zone scavate è emerso anche un pozzo, ma anche monete, resti di vetri riconducibili a delle finestre, foglie e gusci di paguri concrezionati. Nel 2014 la Masseria De Carolis è stata valorizzata grazie agli eventi de Il Maggio della Cultura e per far sì che la popolazione possa beneficiare di un patrimonio così importante, non possiamo far altro che sperare che opere e progetti del genere continuino in cooperazione con le Istituzioni per permettere agli amanti della storia di fare magici tuffi nel passato.

Fonti:
vesuviolive.it
Apolline Project
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