domenica 8 gennaio 2017

L'affascinante Alba Fucens

Ricostruzione di Alba Fucens di Francesco Corni
L'antica città di Alba Fucens, in Abruzzo, è circondata da tre colli, il più alto dei quali conserva i resti del centro medioevale di Albe e del castello Orsini, mentre su di un altro si trova la chiesa di S. Pietro. Sul colle Pettorino, invece, sorge il monumentale teatro della città romana. Il centro antico era forse abitato dai Marsi o dagli Equi.
Alba Fucens era uno degli avamposti romani più importanti per la conquista dell'Italia centrale. Venne strappata agli Equi dal console Sempronio Sofo, nel 304-303 a.C.. Nel 303 divenne colonia latina sotto il consolato di Lucio Genucio e Servio Cornelio. La città fu fedele a Roma, supportandola - nel III secolo a.C. - contro la coalizione di Etruschi, Umbri, Sanniti e Galli e, più tardi, durante la discesa in Italia di Annibale e durante le guerre sociali.
L'anfiteatro di Alba Fucens (Foto: Claudio Parente)
Con i Longobardi Alba Fucens venne annessa al gastaldato di Spoleto. Il borgo venne, in seguito, distrutto da Carlo d'Angiò durante gli eventi connessi alla guerra contro Corradino di Svevia. La contea della Marsica, alla quale la città apparteneva, passò nel 1372 agli Orsini, che fecero ricostruire diversi edifici danneggiati e, successivamente, venne consegnata a Lorenzo Colonna (1428), fratello di papa Martino V.
La città si trova a 1000 metri s.l.m. e si estende per 34 acri difesi da una poderosa cinta muraria che si snoda per 3 chilometri. L'impianto urbano visibile risale ad un periodo compreso tra il IV e gli inizi del III secolo a.C., si riconoscono il decumano massimo e il cardine massimo rispettivamente nella via del Miliario (che prende nome dal miliario di Magenzio del 350-351 d.C., sul quale è indicata la distanza da Roma sulla via Valeria) e la via dell'Elefante, chiamata in questo modo dopo il ritrovamento di lastre in pietra decorate da protomi elefantine.
Esterno della chiesa di S. Pietro in Albe (Foto: Claudio Parente)
I fattori naturali hanno condizionato fortemente la vita e lo sviluppo di Alba Fucens, primi tra tutti i terremoti, poi l'alta instabilità dei versanti soprastanti che hanno richiesto, già in epoca di fondazione, bonifiche e ricostruzioni. Nel VI secolo d.C. il Pian di Civita venne abbandonato e venne fondato il nuovo insediamento di Albe. Dopo il terribile sisma del 1915, l'abitato venne ulteriormente spostato.
Gli scavi, a partire dal 1949, si concentrarono nell'area che dalla Basilica conduce al santuario di Ercole, dove venne rinvenuta la statua colossale di Ercole epitrapezios, oggi al Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti. Venne presto individuato il centro della città che una pietra miliare confermò essere Alba Fucens. Nuovi scavi nel Foro sono stati avviati nel 2007.
Iconostasi di S. Pietro in Albe (Foto: Roy Focker)
Il Foro occupa il settore settentrionale della valle, delimitato a nord dal Comitium e a sud dal complesso della Basilica preceduta da un portico che alcuni studiosi identificano con il diribitorium, l'edificio pubblico dove si svolgevano le operazioni di voto e il relativo spoglio. La piazza del Foro misurava complessivamente oltre 144 x 43,50 metri. Vi è stato rinvenuto, sul lato occidentale, un ambiente riccamente decorato: la pavimentazione è in opus sectile con crustae di marmo ai muri, sul fondo vi è un podio con colonnine di marmo africano e capitelli corinzi. Gli studiosi ritengono sia un sacellum utilizzato come sede di una associazione professionale o Schola.
Un muro, ora crollato, separava la Sala delle Colonne dalla Schola. Le tegole triangolari del muro portano dei bolli che rimandano l'appartenenza del materiale della fabbrica (figlina) alla famiglia di Q. Naevius Cordus Sutorius Macro (21 a.C. - 38 d.C.), prefetto del pretorio di Tiberio e Caligola e nativo di Alba, dove si occupò prevalentemente di edilizia.
Borgo medioevale di Alba Fucens (Foto: tripadvisor)
Nel 2011, sul pavimento musivo di un portico vicino alla Basilica di Alba Fucens, è stata scoperta una grande iscrizione dipinta di rosso su intonaco bianco entro una cornice verde. Nella parte superiore è presente un calendario; in quella centrale vi è una dedica ai magistrati locali e, nella parte bassa, sono rappresentati i fasti consulares. I frammenti recuperati dell'antico calendario riguardano i soli mesi di aprile, maggio e giugno. I fasti consulares - visibili solo negli ultimi 45 centimetri - erano il registro, anno per anno, dei consoli e magistrati locali nonché l'elenco delle guerre sostenute a partire da quella sociale. Forse l'elenco cominciava dal 90 a.C., quando la Lex Iulia concesse la cittadinanza romana a tutta l'Italia. Grazie a questi frammenti, i ricercatori hanno collocato la redazione dei fasti consulares di Alba Fucens al 30 d.C.
Ercole Epitrapezios da Alba Fucens
(Foto: archeoclublaquila.it)
Ma non sono solo i resti dell'antica Alba Fucens ad essere interessantissimi da visitare. Una menzione merita anche la chiesa di S. Pietro in Albe, la cui prima notizia risale ad una bolla di papa Pasquale II del 1115. La chiesa viene citata tra i possedimenti del vescovo dei Marsi ed era stata costruita poco prima dai Benedettini sui resti di una basilica paleocristiana del VI secolo d.C., intitolata a San Pietro, a sua volta edificata su un antico tempio italico dedicato ad Apollo e risalente al III secolo a.C.
Nel 1310 la chiesa venne ceduta ai Francescani, che edificarono il convento adiacente, soppresso nel 1644 da Innocenzo X. Il convento venne ricostruito in seguito e passò in mano privata nel 1866, mentre la chiesa venne dichiarata monumento nazionale nel 1892. Il terremoto devastante del 1915 distrusse quasi completamente la chiesa di S. Pietro in Albe. Un restauro degli anni '50 ha permesso di ripristinarne l'aspetto originario.
La chiesa è a tre navate suddivise da colonne corinzie scanalate, chiaramente di recupero; ha un abside semicircolare e un corpo quadrangolare. Addossata alla facciata si erge la torre campanaria, costruita nel corso del X secolo. Il portale romanico (XII secolo) presenta elementi vegetali e zoomorfi e reca il simbolo di San Pietro al centro (1494). L'interno ospita un ambone policromo degli inizi del XIII secolo, opera dei maestri cosmateschi romani Giovanni di Guido e Andrea. Il ciclo di affreschi del XIV-XV secolo che decorava la parete della navata laterale sinistra, sono oggi visibili al Museo del Castello Piccolomini di Celano. Visibili tuttora sono i graffiti sulle pareti del pronao, risalenti al II secolo d.C.

Fonti:
liberamente adattato da "Archeo" di dicembre 2016
albafucens.info
Posta un commento

Sicilia, nuove scoperte nella villa di Realmonte

Gli archeologi sul sito dell'antica villa di Realmonte, in Sicilia (Foto: USF) Gli archeologi hanno scoperto nuovi reperti di un...