domenica 9 aprile 2017

La bellezza che resiste: i restauri delle domus pompeiane

Pompei, Casa del Labirito - oecus corinzio (Foto: The History Temple)
Tra gli ultimi interventi del Grande Progetto Pompei, spicca il recupero della Regio IV, suddivisa in 17 insulae. Il quartiere comprende la domus del Fauno, del Poeta Tragico e dei Vettii, quest'ultima riaperta alle visite.
L'asse stradale principale del quartiere è via Mercurio, larga 7 metri, che corrisponde al cardo maximus del centro arcaico. La Regio è delimitata ad est da via del Vesuvio, che ricalca il tracciato del IV secolo a.C., e ad ovest dalla via Consolare, antichissimo percorso. Il quartiere è compreso nelle mura urbiche, nel cui angolo nordoccidentale si apre uno dei principali accessi a Pompei: Porta Ercolano. Da questa porta si potevano raggiungere le saline, situate dove ora sorge Torre Annunziata.
Dal II secolo a.C. l'area divenne prevalentemente residenziale, qui abitavano i ricchi sanniti, in dimore di pregio che vennero, in seguito, inglobate nelle case romane di Pansa, della Fontana Grande, dei Dioscuri, dell'Ancora, di Sallustio e del Fauno la quale ultima occupa un'intera insula. La vocazione di zona residenziale di lusso venne conservata anche quando Pompei divenne una colonia e durante la prima età imperiale, quando vennero costruite altre importanti domus quali quelle del Labirinto, delle Vestali, degli Amorini Dorati e dei Vettii.
Affresco della Casa di Adone Ferito (Foto: Caffetteria delle More)
Gli archeologi hanno svolto, nella Regio IV, un imponente lavoro di messa in sicurezza e di restauro che ha interessato un'area di circa 56.000 metri quadrati. Sono stati, in questo modo, risolti i problemi di deterioramento delle strutture di diversi edifici.
Una delle domus più importanti interessate dall'imponente intervento di ripristino è la domus del Labirinto, che prende nome da un mosaico presente in uno dei cubicola padronali. Si tratta di un mosaico in bianco e nero con un emblémata centrale policromo che raffigura Teseo e il Minotauro. La domus venne edificata nel II secolo a.C. ed è il risultato dell'unione di due edifici preesistenti; presenta un doppio atrio e un ampio peristilio ed è dotata di un complesso termale privato e di uno spazio per la produzione del pane. Il complesso venne danneggiato dall'assedio di Silla dell'89 a.C. e passò, in seguito, nelle mani della famiglia dei Sextii. I pavimenti di questo complesso risalgono all'epoca delle pitture, 80 a.C. circa, la nascita della colonia di Pompei. La domus del Labirinto fu una delle dimore più danneggiate dal terremoto del 62 d.C.
Anche la Casa di Adone Ferito è fra quelle restituite al pubblico. La domus presenta notevoli affreschi di carattere mitologico. Grazie ad una donazione liberale, conseguenza della vendita del libro di Alberto Angela su Pompei, è stato possibile restaurare i dipinti sulla parete nord del giardino che dà il nome alla casa e in un ambiente a sud della stessa. Il restauro è durato tre mesi ed ha particolarmente interessato la megalografia del IV secolo raffigurante Adone morente tra le braccia di Afrodite, al centro dei due gruppi statuari di Chirone e Achille. L'affresco presentava distacchi dal supporto murario, sollevamento della pellicola pittorica e l'inclusione di sali. Questa domus era un tempo nota come Casa della Toletta di Ermafrodito, dall'affresco posto in uno dei cubicola, e venne portata alla luce tra il 1838 e il 1839.
La Casa dell'Ancora, anch'essa coinvolta nei recenti restauri, prende il nome dalla raffigurazione presente sul mosaico del vestibolo ed è articolata in settori disposti su due livelli: ambienti di rappresentanza e privati intorno all'atrio e alla terrazza e il giardino sottostante racchiuso da nicchie absidate e da un elegante portico. Gli scavi di un triclinio e del giardino porticato suggeriscono che quest'ultimo sia stato il prototipo dei giardini delle ville rinascimentali italiane.

Fonte:
liberamente adattato ed integrato da "Archeo" del febbraio 2017
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