sabato 30 settembre 2017

Nuovi scavi e nuove scoperte ad Ischia

Gli archeologi alle prese con il nuovo scavo ad Ischia
(Foto: N. Burkhardt e S. Faust)
Muri di blocchi di pietra levigati e sistemati con sapienza. E poi altri muri di pietre messe assieme alla rinfusa, ma comunque compatte. E tanti frammenti di ceramica fine, belli e decorati che non lasciano dubbi sulla datazione: a Ischia, proprio a fianco di Villa Arbusto dove ha sede il Museo Archeologico dell'isola, stanno venendo alla luce tracce di chi vi abitò dall'VIII secolo a.C. fino alla fine del VI secolo a.C.
Tracce che potrebbero portare ulteriori conferme a quanto intuito già dagli anni '50 del secolo scorso da Giorgio Buchner, il paladino delle ricerche archeologiche sull'isola, e cioè che Pithecusae, l'insediamento fondato dai Greci d'Eubea sull'isola, fu davvero la prima colonia greca d'Occidente, come aveva scritto già lo storico romano Tito Livio. Che Pithecusae fu grande e importante, e non un semplice scalo commerciale come da varie parti si sospetta ancora.
A suo tempo Buchner trovò una delle necropoli di Pithecusae nella baia di San Montano, trovò l'acropoli sul soprastante Monte di Vico, e di là della valle rispetto al monte, sulla collina di Mezzavia, trovò un'officina per la lavorazione dei metalli. Ma era forte la sua convinzione che proprio su quella collina vi fosse tutta la parte abitata di Pithecusae.
Il team tedesco che sta lavorando agli scavi di Ischia
(Foto: N. Burkhardt e S. Faust)
E infatti negli anni '90, mentre stava lavorando all'allestimento del Museo che occupa il cuore della collina, andò a dare un'occhiata all'area a fianco della villa, dove il Comune di Lacco Ameno progettava di costruire un centro congressi. Vide subito dei frammenti di ceramica dentro una fossa per conigli, una di quelle fosse dove gli ischitani allevano i conigli per fare robuste le loro carni. E bloccò subito il centro congressi.
Da allora, però, nessuno ha più indagato l'area, lasciata nel più completo abbandono. Anzi, con tempo è diventata una sorta di discarica che non fa certamente bella mostra di sé accanto alla Villa-Museo. Ma ora finalmente il Comune l'ha in parte ripulita, per consentire un nuovo scavo. Ora, infatti, sono giunti a Ischia gli archeologi tedeschi Nadin Burkhardt dall'Università Cattolica di Eichstaett e Stephan Faust dall'Università di Oxford che, con un'équipe nutrita di specialisti e studenti, e grazie al finanziamento della Fritz Thyssen Stiftung, hanno deciso di indagare proprio lì.
Da due anni, nel mese di settembre, Burkhardt e Faust scavano coi rifiuti accanto, caparbi come i tedeschi sanno essere. Ma anche perché sanno che quanto stanno portando alla luce è eccezionale. Non è ancora chiaro a cosa appartenessero i muri, se a terrazzamenti o edifici. Diversi indizi parrebbero indicare che lì vi era un'area sacra: Burkhardt elenca i molti frammenti di tegole dipinte, quelli di louteria (bacini usati per contenere acqua durante i rituali), di scodelle per i pasti rituali, o lo scarabeo egizio. Ma parla anche di frammenti di pesi da telaio e di grandi contenitori per cibo in ceramica, che potrebbero rivelare la presenza di abitazioni importanti.
Solo la prosecuzione delle indagini potrà farci capire cosa esattamente sta venendo alla luce, ma già ora l'entusiasmo è palpabile tra l'équipe di ricerca e inquieta pensare all'indifferenza che ha regnato finora in quel luogo.

Fonte:
archeostorie.it
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