| Gran Bretagna, panorama dell'insediamento di Vindolanda (Foto: Tripadvisor) |
I soldati romani che erano stanziati al forte di Vindolanda, vicino al Vallo di Adriano, nel nord dell'Inghilterra, avevano non pochi e gravi problemi di salute che mettevano a repentaglio anche la loro capacità di combattere.
Innanzitutto dovevano combattere con un nemico infestante: i pidocchi, che si annidavano nelle tuniche e dovevano affrontare anche infezioni intestinali croniche che provocavano sintomi debilitanti quali diarrea, crampi addominali e nausea.
Queste informazioni ci vengono fornite da uno studio archeologico condotto da un team di ricercatori delle Università di Cambridge ed Oxford. Sebbene i romani avessero una certa consapevolezza dei vermi intestinali, le opzioni terapeutiche a disposizione dei medici dell'epoca erano limitate. Questo si ripercuoteva sull'efficienza e l'idoneità al servizio militare dei legionari stanziati in quella lontana regione.
Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato quasi 60 campioni di sedimenti provenienti da un sistema di drenaggio fognario, contenenti antiche feci e altri detriti accumulatisi nel forte e nei suoi insediamenti circostanti, risalenti al III secolo d.C. La notevole quantità di materiale organico rinvenuto era il risultato del drenaggio della latrina del forte, che convogliava i rifiuti verso un ruscello situato a nord del sito.
Le esplorazioni archeologiche precedenti avevano già rivelato un vero e proprio tesoro di reperti organici conservati nel suolo allagato di Vindolanda, tra i quali oltre 1.700 tavolette di legno incise con inchiostro, che documentano le abitudini quotidiane dei soldati.
La vita quotidiana al forte di Vindolanda era concentrata sulla sorveglianza del Vallo di Adriano. Per garantire un'adeguata occupazione di questo confine romano-britannico, il forte era dotato di bagni, servizi igienici e fonti di acqua potabile. Tuttavia, malgrado queste strutture, i soldati continuavano a soffrire di infezioni intestinali, tra le quali ascaridi e tricocefali e, potenzialmente, di giardia, un protozoo unicellulare responsabile di episodi di diarrea. La scoperta di giarda duodenalis nel materiale analizzato rappresenta un'importante novità per gli studiosi, poiché costituisce la prima evidenza di questo patogeno nella Britannia romana.
Nonostante la presenza di un complesso termale a Vindolanda, i focolai di infezione si verificavano a causa di pratiche igieniche inadeguate. In particolare, la contaminazione fecale degli alimenti, dell'acqua e delle mani dei soldati contribuiva alla diffusione di questi parassiti all'interno del forte. Campioni prelevati da una fortificazione costruita nell'85 d.C. hanno rivelato la presenza di ascaridi e tricocefali, suggerendo che i soldati affetti da parassiti potessero ammalarsi gravemente a causa della disidratazione provocata da infezioni croniche. Queste condizioni favorivano anche la proliferazione di altri patogeni intestinali, predisponendo i soldati a focolai di salmonella e shigella.
In un caso documentato, dieci soldati furono dichiarati non idonei al servizio a causa di congiuntivite, nota anche come occhio rosa, una condizione che può insorgere quando gli occhi vengono a contatto con mani contaminate da feci. E' interessante notare che il profilo parassitario di Vindolanda risulta simile a quello di altri siti militari romani, inclusi quelli situati in Austria, nei Paesi Bassi ed in Scozia. Una delle possibili spiegazioni per questa somiglianza potrebbe risiedere nella dieta limitata e prevalentemente a base di carne suina, come documentato nei testi antichi. Al contrario, i siti urbani come Londra e York presentavano una gamma di parassiti molto più diversificata, inclusi tenie di pesce e carne.
Innanzitutto dovevano combattere con un nemico infestante: i pidocchi, che si annidavano nelle tuniche e dovevano affrontare anche infezioni intestinali croniche che provocavano sintomi debilitanti quali diarrea, crampi addominali e nausea.
Queste informazioni ci vengono fornite da uno studio archeologico condotto da un team di ricercatori delle Università di Cambridge ed Oxford. Sebbene i romani avessero una certa consapevolezza dei vermi intestinali, le opzioni terapeutiche a disposizione dei medici dell'epoca erano limitate. Questo si ripercuoteva sull'efficienza e l'idoneità al servizio militare dei legionari stanziati in quella lontana regione.
Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato quasi 60 campioni di sedimenti provenienti da un sistema di drenaggio fognario, contenenti antiche feci e altri detriti accumulatisi nel forte e nei suoi insediamenti circostanti, risalenti al III secolo d.C. La notevole quantità di materiale organico rinvenuto era il risultato del drenaggio della latrina del forte, che convogliava i rifiuti verso un ruscello situato a nord del sito.
Le esplorazioni archeologiche precedenti avevano già rivelato un vero e proprio tesoro di reperti organici conservati nel suolo allagato di Vindolanda, tra i quali oltre 1.700 tavolette di legno incise con inchiostro, che documentano le abitudini quotidiane dei soldati.
La vita quotidiana al forte di Vindolanda era concentrata sulla sorveglianza del Vallo di Adriano. Per garantire un'adeguata occupazione di questo confine romano-britannico, il forte era dotato di bagni, servizi igienici e fonti di acqua potabile. Tuttavia, malgrado queste strutture, i soldati continuavano a soffrire di infezioni intestinali, tra le quali ascaridi e tricocefali e, potenzialmente, di giardia, un protozoo unicellulare responsabile di episodi di diarrea. La scoperta di giarda duodenalis nel materiale analizzato rappresenta un'importante novità per gli studiosi, poiché costituisce la prima evidenza di questo patogeno nella Britannia romana.
Nonostante la presenza di un complesso termale a Vindolanda, i focolai di infezione si verificavano a causa di pratiche igieniche inadeguate. In particolare, la contaminazione fecale degli alimenti, dell'acqua e delle mani dei soldati contribuiva alla diffusione di questi parassiti all'interno del forte. Campioni prelevati da una fortificazione costruita nell'85 d.C. hanno rivelato la presenza di ascaridi e tricocefali, suggerendo che i soldati affetti da parassiti potessero ammalarsi gravemente a causa della disidratazione provocata da infezioni croniche. Queste condizioni favorivano anche la proliferazione di altri patogeni intestinali, predisponendo i soldati a focolai di salmonella e shigella.
In un caso documentato, dieci soldati furono dichiarati non idonei al servizio a causa di congiuntivite, nota anche come occhio rosa, una condizione che può insorgere quando gli occhi vengono a contatto con mani contaminate da feci. E' interessante notare che il profilo parassitario di Vindolanda risulta simile a quello di altri siti militari romani, inclusi quelli situati in Austria, nei Paesi Bassi ed in Scozia. Una delle possibili spiegazioni per questa somiglianza potrebbe risiedere nella dieta limitata e prevalentemente a base di carne suina, come documentato nei testi antichi. Al contrario, i siti urbani come Londra e York presentavano una gamma di parassiti molto più diversificata, inclusi tenie di pesce e carne.
Fonte:
scienzenotizie.it
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