mercoledì 4 febbraio 2026

Egitto, la conquista del deserto in una scena incisa sulla pietra

Sinai, la scena litica risalenti all'occupazione egiziana
(Foto: M. Nour El-Din/ridisegno: E. Kiesel)

Cinquemila anni fa, in un remoto letto di un fiume asciutto noto come Wadi Khamila, un artista scolpì una scena impressionante su una parete di arenaria.
La scena rappresenta un uomo imponente, in piedi, con le braccia alzate in un gesto di trionfo. Davanti a lui, inginocchiata, una figura più piccola, con le braccia legate dietro la schiena ed una freccia conficcata nel petto. E' un'istantanea di una delle prime conquiste coloniali della storia umana.
Per millenni questa scena è rimasta nascosta nel calore e nella polvere del Sinai sudoccidentale, a circa 35 km ad est del Golfo di Suez. Ora una nuova indagine condotta dall'archeologo Mustafa Nour El-Din e dall'egittologo Ludwig Morenz lo ha portato alla luce, offrendo uno sguardo raro e agghiacciante sulle origini violente dello stato faraonico.
La scoperta è iniziata con un sopralluogo all'inizio del 2025 condotto da Mustafa Nour El-Din del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Wadi Khamila era già nota per le iscrizioni nabatee, risalenti ad un'epoca più tarda. El-Din ha individuato, invece, qualcosa di molto più antico. Si tratta di una scena che rappresenta, in modo terrificate, come gli egiziani colonizzarono il Sinai e ne soggiogarono gli abitanti.
L'uomo che avanza trionfante indossa un semplice perizoma e non porta alcun copricapo. La figura inginocchiata dinanzi a lui rappresenta la popolazione locale del Sinai: gruppi di nomadi che, all'epoca, non disponevano né di un governo centralizzato né di sistemi di scrittura del loro potente vicino occidentale.
Questa specifica iconografia di sottomissione ha radici profonde nell'ideologia statale egiziana. E' parallela a celebri scene dinastiche antiche come quelle di Gebel Sheikh Suleiman, dove il potere faraonico era brutalmente imposto ai nubiani del sud.
Gli archeologi sono concordi che questa raffigurazione nel deserto del Sinai rappresenti una delle prime rappresentazioni di dominio su un altro territorio. Questo suggerisce che l'unificazione dell'Egitto non avvenne solo lungo il Nilo, ma venne realizzata attraverso la violenta predazione delle risorse alla periferia del Paese.
Gli Egizi si spinsero nelle ardenti sabbie del Sinai alla ricerca di risorse minerarie, in particolare rame e turchese. L'iscrizione presente accanto alle immagini rinvenute di recente fornisce una "giustificazione religiosa" per l'estrazione di risorse. I geroglifici sembrano identificare il patrono di questa spedizione. Il testo recita: "Dio Min, sovrano del minerale di rame / della regione mineraria".
Nel periodo protodinastico il dio Min non era solo la divinità della fertilità, della riproduzione e della potenza sessuale maschile, ma era anche il "protettore divino degli Egizi nelle aree oltre la valle del Nilo". Era il dio della frontiera pericolosa, il patrono dei cercatori d'oro e dei conquistatori. Incidendo il nome e il titolo di Min nella roccia, gli Egizi stavano sacralizzando il paesaggio, rivendicando la terra ricca di rame del Sinai come proprietà dei loro dèi e del loro re. Nel contesto coloniale Min rappresentava la potenza cruda e maschile del faraone.
Con l'instaurarsi dello stato egizio dell'Antico Regno, la sua amministrazione divenne più specializzata. Non avevano bisogno solo di un dio del "potere", avevano bisogno di un dio dei confini. Ed ecco Sopdu. Il nome Sopdu si può tradurre con "L'Aguzzo" oppure "Denti Aguzzi". Sopdu era specificamente il "Signore dell'Oriente" (Neb Iabet).
Dietro la figura trionfante incisa nella roccia si staglia la sagoma di una barca. Nell'antica iconografia egizia, la barca era un potente simbolo del sovrano: rappresentava la capacità dello Stato di proiettare il suo potere e trasportare risorse pesanti su grandi distanze. L'identità del faraone che ordinò la conquista di questo territorio rimane un mistero. Una presunta iscrizione con un nome, al di sopra della raffigurazione della barca, è stata deliberatamente cancellata.
La raffigurazione nel deserto del Sinai presenta multiple sovrascritture, tra le quali scritte nabatee molto più tarde e graffiti arabi.

Fonte:
zmescience.com 


Egitto: nuove, interessanti, scoperte a Karnak

Egitto, le rovine del tempio di Montu a Medamud,
nei pressi di Luxor (Foto: Wikimedia Commons)

Nel complesso templare di Karnak a Luxor, in Egitto, una missione archeologica congiunta tra Cina ed Egitto, ha portato alla luce una serie di nuove evidenze che contribuiscono a ridefinire la conoscenza dell'area del tempio di Montu.
Tra i risultati più rilevanti figura la scoperta di un lago sacro finora ignoto, individuato all'interno del recinto del tempio, ad ovest del tempio di Maat. La struttura, estesa per oltre 50 metri quadrati, si presenta come un bacino artificiale antico ben conservato e caratterizzato da una costruzione articolata.
Il lago sacro è stato interpretato come uno spazio rituale dedicato alla dea Maat, divinità associata ai principi di verità, giustizia ed equilibrio cosmico. La collocazione all'interno del recinto del tempio di Montu e la prossimità con il tempio di Maat suggeriscono un rapporto funzionale e simbolico tra le strutture, inserite in un vasto sistema cerimoniale. Dal punto di vista architettonico il bacino presenta un ingresso realizzato in mattoni crudi, blocchi di arenaria riutilizzati ed una scalinata in arenaria lungo il lato orientale.
Le parti superiori delle pareti, in particolare quella meridionale, risultano rinforzate con una combinazione di mattoni rossi, mattoni crudi e blocchi di arenaria, indice di interventi di consolidamento o di fasi costruttive successive. Di particolare interesse è la presenza, integrata nella scalinata, di un blocco in arenaria che sembra provenire dall'antico portale del tempio di Maat, databile alla XXV Dinastia. Tal portale sarebbe stato successivamente sostituito da una nuova struttura in arenaria nel corso della XXX Dinastia, a testimonianza di un riuso sistematico dei materiali all'interno del complesso
La scoperta assume un rilievo ulteriore considerando l'assetto complessivo dell'area: il nuovo bacino è stato identificato come il lago sacro meridionale, in quanto affiancato da un secondo lago sacro situato più a nord, entrambi collocati all'interno delle mura del recinto di Karnak. La presenza di due laghi sacri disposti uno accanto all'altro rappresenta una configurazione inusuale, che apre nuove prospettive interpretative sulle pratiche rituali e sull'organizzazione spaziale del complesso.
Nel corso degli scavi, il team ha inoltre rinvenuto decine di mandibole di bovino, oltre a blocchi architettonici riutilizzati recanti riferimenti a sovrani e alla Divina Adoratrice di Amon, figura sacerdotale di grande rilievo nel periodo tardo, compreso tra il 747 e il 332 a.C. I materiali forniscono elementi utili per la ricostruzione del contesto culturale e saranno fondamentali per stabilire con maggiore precisione la fase iniziale di costruzione del lago sacro.
Le indagini non si sono limitate all'area del lago ma hanno interessato anche un altro settore del sito noto come area della cappella osiriaca. Qui gli archeologi hanno individuato tre cappelle dedicate ad Osiride, una delle principali divinità del pantheon egizio, legata ai cigli agricoli, alla fertilità e all'aldilà. Le cappelle, destinate a funzioni rituali, erano accompagnate da numerose statuette raffiguranti il dio, di dimensioni e materiali differenti, oltre a frammenti associabili nuovamente alla Divina Adoratrice di Amon.

Fonte:
finestresullarte.info


Francia, scoperto un insediamento gallo-romano ed una necropoli

Francia una delle sepolture della necropoli di
Annay-sous-Lens (Foto: ilgiornaledellarte.com)

Nel nord della Francia, un'équipe di archeologi intenti in uno scavo di archeologia preventiva in un quartiere della cittadina di Annay-sous-Lens, nella regione Hauts-de-France, ha ritrovato, su una superficie di 9.500 metri quadrati circa, un insediamento rurale di epoca gallo-romana, risalente all'inizio del I secolo d.C., nonché un'antica necropoli composta da 38 sepolture. Gli scavi hanno riportato alla luce anche vari resti della Prima Guerra Mondiale.
Una delle scoperte più importanti è quella di una strada gallo-romana lunga 155 metri. Il tratto viario risalirebbe all'inizio del I secolo d.C. e sarebbe stato perpendicolare alla grande via antica che collegava Lens a Tournai. La strada presupporrebbe una via secondaria, utilizzata per collegare le abitazioni locali alla strada principale. I ricercatori hanno rinvenuto diversi strati di battuto. Nella vicinanze della strada, gli scavi hanno anche portato alla luce fosse e fossati relativi ad appezzamenti agricoli. La loro funzione esatta rimane difficile da determinare, anche perché, purtroppo, questi resti sono in cattivo stato di conservazione.
Ad est del tracciato gli archeologi hanno scoperto un'antica necropoli comprendente 38 sepolture. La maggior parte delle tombe risalirebbe al I secolo d.C. e sarebbe in ottimo stato di conservazione. Tra queste strutture, 35 sono state classificate come depositi secondari di cremazione, due come roghi funerari ed una come sepoltura. In quest'ultima il defunto è stato sepolto in posizione supina in una fossa quadrangolare lunga 2,65 metri e larga 1,40. Dei chiodi indicano la presenza di una bara, intorno alla quale sono stati deposti un vaso ed un paio di scarpe. Questa tomba è stata datata tra il III ed il IV secolo d.C. e si trova lontano dalla necropoli.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


Maiorca, riemergono i resti di un'antichissima città preromana

 
Maiorca, resti di un insediamento romano
(Foto: archeomedia.net)
A Maiorca, per la precisione a Son Fornés, la terra sta restituendo agli archeologi un tesoro custodito per oltre venti secoli. Quello che per decenni è stato considerato un semplice insediamento rurale sembrerebbe essere una città romana scomparsa, con un impianto urbanistico estremamente preciso finora ignoto.
Per secoli gli archeologi hanno cercato Tucis e Guium, due località citate da Plinio il Vecchio nei suoi scritti, che rappresentavano i pezzi mancanti della dominazione romana nelle Baleari, iniziata nel 123 a.C. con la conquista del generale Quinto Cecilio Metello detto Balearico. Questo evento segnò l'inizio dell'insediamento struttura di Maiorca nel sistema amministrativo, fiscale ed economico di Roma. In questa fase, molti centri indigeni furono trasformati in civitates stipendiariae, comunità soggette a tributo ma dotate di istituzioni civiche ed infrastrutture secondo il modello romano. Si trattava di nodi amministrativi, strumenti di controllo del territorio e veicoli di romanizzazione culturale.
Fino ad oggi i nomi di queste due città erano rimaste nelle pagine dei libri. Il sito è oggetto di indagini sistematiche da quasi mezzo secolo. Gli scavi condotti dal gruppo Arquelogìa Social Mediterrànea hanno cambiato le carte in tavola. In un'area di circa 5.000 metri quadrati sono emerse strutture che non lasciano spazio ai dubbi: un centro urbano pianificato, quali tratti murari, spazi aperti e allineamenti, che corrispondono a criteri di urbanistica romana formale, incompatibili con una semplice villa o con un insediamento agricolo di rango medio.  
Tra le rovine sono stati ritrovati tegulae, classiche tegole romane, un bene di lusso acquistato e trasportato, segno di edifici di alto prestigio; vasellame pregiato e anfore, prove di un commercio florido che collegava l'isola al resto del Mediterraneo nonché segnale di una popolazione numerosa ben integrata nei circuiti commerciali.
La qualità e la quantità dei reperti fanno pensare che in questo luogo sorgesse, un tempo, l'antica Tucis. Il sito è un libro aperto sulla storia di Maiorca. L'area, prima dell'arrivo dei romani, era un centro della cultura talaiotica, caratterizzata da imponenti torri circolari in pietra, i talayot, che fungevano da luoghi di aggregazione politica e sociale. Con l'espansione dell'impero romano, le tradizioni locali si fusero con il pragmatismo romano. Il sito mostra chiaramente questa transizione: dalle società comunitarie preistoriche alla nascita di élite locali, fino alla costruzione di ville in stile romano.
In età romana Balearis Maior occupava una posizione strategica nel Mediterraneo occidentale. Roma vi introdusse strade, porti, nuove forme di sfruttamento agricolo e sistemi fiscali. La conferma dell'identificazione dell'abitato appena riemerso con Tucis richiederà ulteriori scavi. Nella prossima stagione gli archeologi intendono concentrarsi su un'area che potrebbe corrispondere al cuore civico della città, alla ricerca di edifici pubblici o iscrizioni che possano fornire un nome certo.

Fonti:
quotidiano.net
stilearte.it

Egitto, la conquista del deserto in una scena incisa sulla pietra

Sinai, la scena litica risalenti all'occupazione egiziana (Foto: M. Nour El-Din/ridisegno: E. Kiesel) Cinquemila anni fa, in un remoto l...