| Maiorca, resti di un insediamento romano (Foto: archeomedia.net) |
A Maiorca, per la precisione a Son Fornés, la terra sta restituendo agli archeologi un tesoro custodito per oltre venti secoli. Quello che per decenni è stato considerato un semplice insediamento rurale sembrerebbe essere una città romana scomparsa, con un impianto urbanistico estremamente preciso finora ignoto.
Per secoli gli archeologi hanno cercato Tucis e Guium, due località citate da Plinio il Vecchio nei suoi scritti, che rappresentavano i pezzi mancanti della dominazione romana nelle Baleari, iniziata nel 123 a.C. con la conquista del generale Quinto Cecilio Metello detto Balearico. Questo evento segnò l'inizio dell'insediamento struttura di Maiorca nel sistema amministrativo, fiscale ed economico di Roma. In questa fase, molti centri indigeni furono trasformati in civitates stipendiariae, comunità soggette a tributo ma dotate di istituzioni civiche ed infrastrutture secondo il modello romano. Si trattava di nodi amministrativi, strumenti di controllo del territorio e veicoli di romanizzazione culturale.
Fino ad oggi i nomi di queste due città erano rimaste nelle pagine dei libri. Il sito è oggetto di indagini sistematiche da quasi mezzo secolo. Gli scavi condotti dal gruppo Arquelogìa Social Mediterrànea hanno cambiato le carte in tavola. In un'area di circa 5.000 metri quadrati sono emerse strutture che non lasciano spazio ai dubbi: un centro urbano pianificato, quali tratti murari, spazi aperti e allineamenti, che corrispondono a criteri di urbanistica romana formale, incompatibili con una semplice villa o con un insediamento agricolo di rango medio.
Tra le rovine sono stati ritrovati tegulae, classiche tegole romane, un bene di lusso acquistato e trasportato, segno di edifici di alto prestigio; vasellame pregiato e anfore, prove di un commercio florido che collegava l'isola al resto del Mediterraneo nonché segnale di una popolazione numerosa ben integrata nei circuiti commerciali.
La qualità e la quantità dei reperti fanno pensare che in questo luogo sorgesse, un tempo, l'antica Tucis. Il sito è un libro aperto sulla storia di Maiorca. L'area, prima dell'arrivo dei romani, era un centro della cultura talaiotica, caratterizzata da imponenti torri circolari in pietra, i talayot, che fungevano da luoghi di aggregazione politica e sociale. Con l'espansione dell'impero romano, le tradizioni locali si fusero con il pragmatismo romano. Il sito mostra chiaramente questa transizione: dalle società comunitarie preistoriche alla nascita di élite locali, fino alla costruzione di ville in stile romano.
In età romana Balearis Maior occupava una posizione strategica nel Mediterraneo occidentale. Roma vi introdusse strade, porti, nuove forme di sfruttamento agricolo e sistemi fiscali. La conferma dell'identificazione dell'abitato appena riemerso con Tucis richiederà ulteriori scavi. Nella prossima stagione gli archeologi intendono concentrarsi su un'area che potrebbe corrispondere al cuore civico della città, alla ricerca di edifici pubblici o iscrizioni che possano fornire un nome certo.
Per secoli gli archeologi hanno cercato Tucis e Guium, due località citate da Plinio il Vecchio nei suoi scritti, che rappresentavano i pezzi mancanti della dominazione romana nelle Baleari, iniziata nel 123 a.C. con la conquista del generale Quinto Cecilio Metello detto Balearico. Questo evento segnò l'inizio dell'insediamento struttura di Maiorca nel sistema amministrativo, fiscale ed economico di Roma. In questa fase, molti centri indigeni furono trasformati in civitates stipendiariae, comunità soggette a tributo ma dotate di istituzioni civiche ed infrastrutture secondo il modello romano. Si trattava di nodi amministrativi, strumenti di controllo del territorio e veicoli di romanizzazione culturale.
Fino ad oggi i nomi di queste due città erano rimaste nelle pagine dei libri. Il sito è oggetto di indagini sistematiche da quasi mezzo secolo. Gli scavi condotti dal gruppo Arquelogìa Social Mediterrànea hanno cambiato le carte in tavola. In un'area di circa 5.000 metri quadrati sono emerse strutture che non lasciano spazio ai dubbi: un centro urbano pianificato, quali tratti murari, spazi aperti e allineamenti, che corrispondono a criteri di urbanistica romana formale, incompatibili con una semplice villa o con un insediamento agricolo di rango medio.
Tra le rovine sono stati ritrovati tegulae, classiche tegole romane, un bene di lusso acquistato e trasportato, segno di edifici di alto prestigio; vasellame pregiato e anfore, prove di un commercio florido che collegava l'isola al resto del Mediterraneo nonché segnale di una popolazione numerosa ben integrata nei circuiti commerciali.
La qualità e la quantità dei reperti fanno pensare che in questo luogo sorgesse, un tempo, l'antica Tucis. Il sito è un libro aperto sulla storia di Maiorca. L'area, prima dell'arrivo dei romani, era un centro della cultura talaiotica, caratterizzata da imponenti torri circolari in pietra, i talayot, che fungevano da luoghi di aggregazione politica e sociale. Con l'espansione dell'impero romano, le tradizioni locali si fusero con il pragmatismo romano. Il sito mostra chiaramente questa transizione: dalle società comunitarie preistoriche alla nascita di élite locali, fino alla costruzione di ville in stile romano.
In età romana Balearis Maior occupava una posizione strategica nel Mediterraneo occidentale. Roma vi introdusse strade, porti, nuove forme di sfruttamento agricolo e sistemi fiscali. La conferma dell'identificazione dell'abitato appena riemerso con Tucis richiederà ulteriori scavi. Nella prossima stagione gli archeologi intendono concentrarsi su un'area che potrebbe corrispondere al cuore civico della città, alla ricerca di edifici pubblici o iscrizioni che possano fornire un nome certo.
Fonti:
quotidiano.net
stilearte.it
quotidiano.net
stilearte.it
Nessun commento:
Posta un commento