sabato 9 aprile 2011

Cariatidi salentine e il Parco Archeologico dei Guerrieri


Poggiardo, in provincia di Lecce, e la sua frazione Vaste, diventano, oggi, per un giorno, capitale dei beni culturali. Si inaugura, infatti, proprio oggi, il Portale di ingresso al Parco Archeologico dei Guerrieri e la presentazione della riproduzione delle Cariatidi. L'Ipogeo delle Cariatidi di Vaste è estremamente importante dal punto di vista della documentazione archeologica del Salento. Si tratta di una tomba a camera di età ellenistica, in gran parte, purtroppo, distrutta, scoperta nel XIX secolo. Di questa sepoltura oggi si conservano solo le sculture prelevate dal sito in tempi diversi. Nel Museo Provinciale di Lecce sono esposti una Cariatide e un bassorilievo, mentre le altre tre Cariatidi con il secondo bassorilievo si trovano nel Museo Nazionale Archeologico di Taranto. Le sculture sono realizzate in pietra calcarea locale e presentano piccole variazioni nelle misure e nella resa stilistica. Osservando gli omeri, si intuisce che le braccia erano sollevate nel gesto degli Atlanti. Le Cariatidi indossano un peplo lungo fino ai piedi con un'alta cinta e due bretelle che si incrociano sul seno nudo. Il corpo è inarcato all'indietro. Le sculture dovevano poggiare su un plinto trapezoidale, poste contro gli stipiti delle due porte, nell'atto di sostenere un fregio di coronamento con decorazioni a bassorilievo, raffigurante una corsa di trighe guidate da Eroti alati e trainate da leoni. Gli Eroti hanno entrambe le mani strette alle briglie, che, in origine, erano colorate, così come le ruote e lo sfondo, dove ancora sono visibili tracce del colore giallo e del rosso. La sepoltura apparteneva sicuramente ad un gruppo familiare di rango elevato. In mancanza di informazioni sulle deposizioni e gli arredi, l'Ipogeo delle Cariatidi è stato datato, unicamente sulla base delle evidenze stilistiche, ad un periodo compreso tra la fine del IV e tutto il III secolo a.C.. Il sepolcro ha una pianta rettangolare, con gradinata di accesso e vestibolo a cielo aperto, dal quale si può entrare in due celle funerarie. Ognuna delle due porte di accesso erano caratterizzate dalla presenza di figure femminili identificate come Menadi con funzioni, appunto, di Cariatidi. Le Cariatidi sono state spesso inserite come elementi architettonici di sostegno e come elementi puramente decorativi dei templi della Magna Grecia e della Sicilia. Gli Eroti sono frequentemente raffigurati nella ceramica apula a figure rosse e nella ceramica di Gnathia. I leoni sono frequentemente utilizzati, già in periodo arcaico, come elemento funerario e rafforza la simbologia ultramondana del carro. Vaste è un antico insediamento messapico la cui prima fase di occupazione data al Bronzo Medio e Finale (XIV-XIX secolo a.C.), periodo in cui è attestata l'esistenza di un villaggio a capanne. La fase arcaica, invece, è attestata da alcuni resti di abitazione del VI secolo a.C., con fondazioni in pietra e pavimenti in battuto di calcare, da una fornace e dai resti di un luogo di culto la cui area, nel V secolo a.C., fu riutilizzata come necropoli e da cui provengono tombe a sarcofago e depositi funerari. Il momento di massima espansione di Vaste è in età ellenistica (IV-III secolo a.C.) in cui si registra un consistente incremento demografico e la città viene dotata di una cerchia di mura lunga 3,350 metri, delimitante un'area urbana per lo più libera da abitazioni. Le mura sembrano appartenere a due fasi costruttive. La prima fase presenta una struttura larga circa 4 metri all'interno, realizzata in doppia cortina di pietre massicce non squadrate, con pietre, terra e tegole a fungere da riempimento. La seconda fase (inizio III secolo a.C., in concomitanza con l'avanzata del potere di Roma) presenta, all'esterno, un rivestimento formato da un muro largo più di tre metri, con blocchi squadrati. Venne eretto anche un antemurale per impedire l'avvicinamento delle macchine belliche. La fotografia aerea ha permesso di localizzare cinque porte di accesso alla città, la quale era suddivisa in aree abitative, aree destinate a luoghi di culto, ad edifici artigianali, a necropoli e zone adibite a pascolo e ad attività agricole. Oltre all'ipogeo delle Cariatidi, un altro importante luogo di culto di età ellenistica è stato ritrovato nel 1999 in piazza Dante. Si tratta di una cavità artificiale contenente numerosi depositi votivi costituiti da vasetti miniaturistici, coppe e resti di sacrifici animali. L'ipogeo sembrerebbe essere stato dedicato a Persefone, di cui è stata ritrovata la testa in calcare con diadema e velo, ornata di orecchini. Nei pressi di un fondo fu scoperto anche un tesoretto di 142 monete tarantine, sette di Eraclea ed una di Thurium, conservate in un vasetto di bronzo che fu seppellito nell'imminenza di un pericolo, forse l'avanzata dell'esercito romano. Vaste diventa città romana dopo la conquista del Salento, risalente al III-II secolo a.C.

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