domenica 5 agosto 2012

Persepoli, la città del Re dei Re

Persepoli, la Porta
delle Nazioni
Persepoli fu la città simbolo del potere persiano e della dinastia degli Achemenidi. Le scene di vita quotidiana che compaiono sui suoi monumenti, suggeriscono la visione di un impero fondato sulla pace e sull'armonia, così come dettato da Dario I e sentito come eredità dai suoi successori. Quanto oggi si può ammirare dell'antica città, è quel che è sopravvissuto alla distruzione perpetrata da Alessandro Magno nel 330 a.C.. Distruzione, si dice nelle antiche fonti, voluta per vendicare la distruzione di Atene nel 480 a.C. proprio ad opera dei Persiani. Probabilmente, però, la distruzione ed il saccheggio di Persepoli furono finalizzate ad uno scopo molto meno nobile di quello accreditato dalle fonti. Il bottino raccolto, infatti, servì ad Alessandro per pagare le spese del suo esercito.
La storia di Persepoli affonda le sue radici in un'antichità favolosa. Già nel 4000 a.C., e fino al 2400, popolazioni sconosciute fondarono, sull'altopiano iranico, diversi centri urbani basati sullo sfruttamento delle vie commerciali. Tra il 1800 e il 600 a.C. gli studiosi collocano la vita e le rivelazioni del profeta Zarathustra, "inventore" del dio Ahura-Mazda, elaboratore dei concetti dell'inferno e del paradiso, del libero arbitrio e della resurrezione dalla morte nonché sostenitore della presenza degli angeli che tanta parte ebbero, ed hanno tuttora, in un'altra religione monoteista: l'ebraismo.
Persepoli, l'Apadana
Ma è tra il 600 ed il 550 a.C. che i Persiani prendono il sopravvento nella regione, sconfiggendo definitivamente i Babilonesi. Il "re pastore" Ciro I si mostra clemente con gli sconfitti, rispettando i culti locali e liberando gli Ebrei dalla prigionia. E' in questo modo che inizia l'avventura dei re persiani della dinastia Achemenide, "con il favore di Ahura Mazda", come recitano le iscrizioni. Il loro dominio si estende dalle coste dell'Asia minore sino alle valli dell'Hindukush (l'antico Gandahara, alle porte dell'India).
Tutto questo finì con Alessandro Magno, nel 330 a.C., che porterà al potere, alla sua morte, la dinastia Seleucide (da Seleuco, uno dei diadochi del generale macedone).
Gli Europei scoprirono Persepoli, fino a quel momento avvolta nella leggenda, nel 1621, quando il nobile romano Pietro della Valle inviò ad un amico un saggio di scrittura cuneiforme che aveva copiato da una struttura dell'antica città dimenticata. Ma già nel 1618 l'ambasciatore spagnolo alla corte dei sovrani Safavidi di Isfahan, Garcia Silva Figueroa, sente parlare di maestose rovine nei pressi di Shiraz, nella regione del Fars ed è il primo occidentale a giungere a cavallo in un luogo chiamato Takht-e Yamshid ("trono del re Yamshid") che egli identifica con il sito di Persepoli, basandosi sulle descrizioni dello scrittore latino Quinto Curzio Rufo, autore di una voluminosa "Storia di Alessandro Magno".
Persepoli, capitello di colonna a forma di grifone
Persepoli è una città "incompleta". Alessandro Magno aveva sorpreso la dinastia Achemenide nel pieno completamento dei suoi progetti architettonici. La città non fu mai una residenza permanente, doveva esclusivamente ospitare le celebrazioni del nuovo anno, a marzo, costituite da processioni solenni dei paesi tributari del Gran Re.
Dei quattro siti che si trovano nell'area dell'antica Persepoli, quello di Parsa è il più importante. I suoi palazzi sono stati edificati su una piattaforma di oltre 12 metri di altezza, a coprire un'area di 133.000 metri quadrati. Oggi si possono ammirare una zona residenziale, un villaggio, una torre e un gruppo di tombe. Le fonti greche vogliono che alla base della piattaforma, separati da un fossato e compresi in una doppia cinta muraria, si trovassero le residenze dei nobili, dei funzionari di corte, gli alloggi dei servi e dei soldati. La città vera e propria. L'accesso principale era la Porta delle Nazioni, costruita da Serse, attraversata da un'unica strada che ancora è visibile e che percorreva la base del Monte della Misericordia.
Persepoli, la Guardia del Re
L'edificio più splendido, però, è l'Apadana, costituita da una grande corte centrale il cui perimetro era segnato da 72 colonne, delle quali rimangono in piedi ancora 13. Fu costruita da Dario e completata da Serse. Qui si svolgevano le grandi celebrazioni e qui si trovano le teorie di rilievi magistralmente eseguiti dei rappresentanti delle 23 nazioni tributarie della dinastia Achemenide che recano doni. Ognuno dei rappresentanti è raffigurato con le sue caratteristiche peculiari che ne permettono di identificarne l'appartenenza etnica.
Accanto all'Apadana sorgeva la Sala del Trono, detta anche Sala delle Cento Colonne, iniziata da Serse e completata da Artaserse. Anche qui compaiono dei rilievi che, stavolta, raffigurano il re nel pieno dell'amministrazione del potere e in combattimento contro demoni mitologici. Il portico di accesso alla Sala del Trono è fiancheggiato da due colossali tori di pietra. A sud vi è il Tesoro che custodiva i tributi che affluivano in città.
Persepoli, rilievo di Serse
Al palazzo reale si accedeva per mezzo del Tripylon, una magnifica scalinata che conduceva a tre entrate. Una di queste entrate era la porta segreta che dava accesso all'harem reale, costituito da una vasta corte centrale colonnata, con un portico che si affaccia su uno spazioso cortile. L'entrata dell'harem, restaurata, ospita un museo in cui sono custoditi alcuni degli oggetti ritrovati durante gli scavi, tutto ciò che è rimasto dopo il saccheggio di Alessandro Magno. Plutarco racconta che Alessandro si servì di 20.000 muli e 5.000 cammelli per trasportare l'immenso bottino saccheggiato a Persepoli.
La svolta per la riscoperta di Persepoli si ha nell'Ottocento, con Henry C. Rawlinson che trascrisse pazientemente i segni cuneiformi incisi sulle pietre della piattaforma del palazzo. Rawlinson si calò con una funa sospesa sulla gigantesca rupe di Bisotun, tra Ecbatana e Persepoli e, nel 1839, copiò l'iscrizione cuneiforme scolpita in cima alla roccia dagli scribi di Dario I: si tratta del "testamento" del re Achemenide fondatore di Persepoli, un proclama in lingua persiana e babilonese con il quale Dario spiega la legittimità della sua ascesa al trono.
Persepoli, tomba rupestre di Artaserse
Dopo Rawlinson passerà quasi un secolo prima che le missioni archeologiche si rimettano all'opera nella città dei re. All'inizio del '900 l'antica Ecbatana giaceva ancora sotto le casupole della moderna città di Hamadan, a Susa (la persiana Shush) lavorava un'equipe francese diretta dall'archeologo Jacques de Morgan, mentre a Persepoli giunse l'orientalista Ernst Emil Herzfeld, che guiderà gli scavi negli anni '30 per conto dell'Oriental Insitute dell'Università di Chicago.
Fu proprio Herzfeld a risistemare, in parte, i rilievi delle Porte e a dare un nome alla provenienza etnica dei personaggi rappresentati sulla scalinata dell'Apadana. Dopo aver trovato minuscole pigmentazioni di colore sulle figure dei re e sul disco solare alato che rappresentava Ahura Mazda, Herzfeld procedette ad una ricostruzione cromatica dei rilievi, utilizzando il verde, il blu e il rosso.
Nel 1964 a lavorare a Persepoli sono gli archeologi italiani dell'Ismeo (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente) guidati da Giuseppe e Ann Britt Tilia e dall'architetto Giuseppe Zander. All'epoca si sono studiati le pietre, i marmi, i mattoni smalti; si è proceduto alla ripulitura di colonne, capitelli e rilievi; si è consolidata l'Apadana. Ben presto la ricerca e il restauro si è esteso all'area attorno a Persepoli, interessando le tombe rupestri di Naqsh-e Rostam e Naqsh-e Rajab, Pasargade e i templi del Fuoco. Dagli anni '80 del secolo scorso le campagne archeologiche sono affidate ad archeologi iraniani.
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