venerdì 10 agosto 2012

Termessos, il nido dell'aquila

L'anfiteatro di Termessos
Termessos era una città piside, costruita a 1.000 metri di altezza sul versante sud-occidentale del monte Solymos (attuale Guluk Dagi), facente parte della catena dei monti del Tauro, nella provincia turca di Adalia.
La leggenda vuole che a fondare Termesso sia stato Bellerofonte, ma le fonti storiche risalgono solo fino ad Alessandro Magno, che assediò la città nel 333 a.C. e la paragonò ad un nido di aquila, poiché non riuscì a conquistarla. Lo storico Arriano affermò che erano necessari pochi uomini per difendere la città, grazie al fatto che quest'ultima era circondata da insormontabili barriere naturali.
Strabone scrive che gli abitanti di Termesso si autodefinivano Solymoi. Il loro nome, come il nome della montagna sulla quale era costruita la loro città, deriva da Solymeus, un dio anatolico che fu assimilato, in seguito, a Zeus e che diede luogo al culto di Zeus Solymeus (Solim, in turco). Solymeus è spesso raffigurato, con il suo nome, sulle monete di Termessos.
Termessos, resti del Ginnasio
Nel 319 a.C., dopo la morte di Alessandro Magno, uno dei suoi diadochi, Antigono Monoftalmo, si autoproclamò sovrano dell'Asia Minore. Dichiarò, poi, guerra al rivale Alcetas, la cui base era in Pisidia. Poiché l'esercito di Antigono era superiore in unità combattenti, Alcetas si rifugiò a Termessos, i cui abitanti gli avevano promesso protezione. In seguito, temendo i saccheggi dell'esercito di Antigono, accampato all'esterno della città, gli anziani di Termessos decisero di consegnare Alcetas al nemico. I giovani, però, si rifiutarono di obbedire, preferendo mantenere la parola data. Presagendo la sua imminente cattura, Alcetas si suicidò e gli anziani consegnarono ad Antigono il corpo del rivale.
Termesso, tempio di Artemide e propileo di Adriano
Le terre sotto l'influenza di Termessos si estendevano fino al golfo di Attaleia (Adalia) e fu proprio questo collegamento a permettere ai Tolomei di conquistare la città. Un'iscrizione, ritrovata nella città di Araxa, in Licia, risalente al II secolo a.C., riporta la notizia di uno stato di belligeranza esistente tra Termessos e la lega di città licie. Sempre nel II secolo a.C. si hanno notizie di una colonia di Termessos Minore fondata nei pressi della città e dei rapporti pacifici con Attalo II, re di Pergamo che celebrò quest'armonia di intenti con una stoà a due piani a Termessos.
Ritroviamo Termessos alleata di Roma nel 71 a.C. ed il senato romano le conferì lo status di "indipendente", in accordo con il quale venivano garantiti alla città la libertà ed i diritti. La fine di Termessos fu determinata da un violento terremoto che distrusse il suo acquedotto, tagliando di netto il rifornimento d'acqua alla città.
Gli edifici principali di Termessos affacciano quasi tutti sulla piazza principale, l'agorà, che ha il piano terra sopraelevato su blocchi di pietra e cinque grandi cisterne scavate nella roccia all'estremità nord-occidentale. L'agorà è circondata, su tre lati, dalla stoà donata da Attalo II, re di Pergamo (150-138 a.C.). La stoà nord-orientale fu costruita, invece, da Osbaras, un ricco cittadino di Termessos.
Termessos, tombe
Ad est dell'agorà vi è il teatro romano con impianto progettistico di epoca ellenistica. La cavea ellenistica, semicircolare, è divisa in due da un diazoma. Sopra il diazoma sorgono otto file di sedili e sotto ve ne sono sedici. La capacità totale del teatro era di 4.000-5.000 spettatori. Una grande entrata ad archi collega la cavea con l'agorà. Sotto il palco vi sono cinque piccoli ambienti per la custodia degli animali selvatici prima degli spettacoli.
A circa cento metri dal teatro si trova un odeon, una sorta di piccolo teatro del I secolo a.C., ben conservato con grande accuratezza di esecuzione. Il piano superiore reca decorazioni in stile dorico, il piano inferiore non è decorato e presenta due porte. Originariamente l'edificio era coperto e riceveva luce da 11 grandi finestre poste sui lati orientale e occidentale.
Termessos, sarcofagi nella vegetazione
Sei sono i templi ritrovati a Termessos. Quattro si trovano presso l'odeon o in una zona che doveva essere sacra. Il primo è proprio alle spalle dell'odeon e si pensa che fosse dedicato a Zeus Solymeus, protettore della città. Di questo tempio resta solamente un muro alto cinque metri. Il secondo tempio è vicino all'angolo sud-occidentale dell'odeon e, secondo un'iscrizione ritrovata intatta sull'entrata, era dedicato ad Artemide. Tempio e statua della dea furono donati da una donna di nome Aurelia Armasta e da suo marito. Ad est di questo tempio vi è un terzo tempio, in stile dorico, forse il più grande tempio di Termessos, dedicato anch'esso ad Artemide. Quanto rimane di un quarto, piccolo tempio, si trovano su una terrazza scavata nella roccia. Non si sa a chi fosse dedicato questo tempio, la cui entrata si trova a destra, contrariamente a quanto stabiliscono le regole classiche, e che proprio per questa particolarità potrebbe essere stato dedicato ad un semidio o ad un eroe. Gli altri due templi si trovano nei pressi della stoà di Attalo, neanche di essi si conosce la dedicazione.
Sono state ritrovate diverse necropoli nel territorio di Tartessos. Le sepolture sono per lo più scavate nella roccia. Qui, con tutta probabilità, vi era anche la tomba di Alcetas ma i saccheggiatori hanno praticamente devastato ogni cosa. I sarcofagi della necropoli sono rimasti per secoli nascosti nel fitto intrico della vegetazione. I defunti venivano deposti nei sarcofagi con i loro vestiti ed i loro gioielli. Tutte le sepolture possono essere datate al II- III secolo d.C.
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