sabato 1 settembre 2012

Sparta e Atene, eterne rivali (1)

L'Acropoli di Atene
Nel V secolo a.C. la Grecia appariva divisa in centinaia di polis, città-stato indipendenti. La dimensione di queste polis era molto variabile, ma in genere comprendeva un centro urbano, dove si concentrava la maggior parte della popolazione e dove erano situati i principali edifici pubblici, ed una parte rurale che circondava il centro urbano. Le polis erano governate da un governo di tipo democratico o di tipo oligarchico.
Atene era una città-stato piuttosto grande, che comprendeva la penisola dell'Attica, di cui era il centro politico e religioso. Gli Ateniesi erano governati da una costituzione democratica: le decisioni più importanti erano prese dall'Assemblea, alla quale partecipavano tutti i cittadini adulti di sesso maschile. L'Assemblea si riuniva regolarmente per discutere proposte su temi importanti, presentate da un comitato. Chiunque volesse, però, poteva intervenire e portare la sua proposta, a meno che quest'ultima fosse contraria alle leggi approvate. Alcuni comitati minori si occupavano delle questioni finanziarie, amministrative e della vita quotidiana.
Uno di questi comitati, il più importante, era il Consiglio, composto da 500 uomini scelti tra tutti i cittadini di almeno trent'anni di età. Era il Consiglio dei Cinquecento che predisponeva gli argomenti da trattare nelle riunioni dell'Assemblea. Assemblea, Consiglio e comitati garantivano agli Ateniesi di sesso maschile un'ampia partecipazione al governo della città, anche se questi organi amministrativi erano in pratica controllati da gruppi politici composti da aristocratici, i quali erano ascoltati e rispettati in nome dell'educazione che avevano ricevuto, della nobiltà del lignaggio e dell'esperienza accumulata in campo militare.
Resti dell'antica Sparta
Uno dei politici ed aristocratici più influenti durante il periodo in cui Atene si confrontò con l'eterna rivale Sparta, fu Cimone. Il politico più influente, però, del V secolo a.C. fu senza dubbio Pericle, figlio di Santippo, ricco, ben educato, buon comandante e, come se non bastasse, ottimo oratore. Fu proprio la sua straordinaria eloquenza che convinse i cittadini ad eleggerlo stratega anno dopo anno. E fu sempre la sua eloquenza a consentirgli di far approvare proposte di impegno politico e risorse finanziarie a vantaggio dei cittadini più poveri di Atene.
Sparta, invece, era al centro del territorio fertile della Laconia o Lacedemonia. Differentemente dalla rivale Atene, aveva pochissimi edifici pubblici ed era poco più che un insieme di cinque villaggi. Gli Spartani avevano sviluppato un sistema che combinava elementi monarchici e democratici all'interno di una sostanziale oligarchia. Gli Spartani avevano mantenuto il loro re quando le altre città-stato greche li avevano espulsi dal loro ordinamento politico. Anzi, gli Spartani avevano addirittura due re, il cui compito era di occuparsi di questioni sia militari che religiose.
Le decisioni più importanti, nella vita di Sparta, erano prese da un'assemblea di cittadini adulti di sesso maschile. I cittadini comuni avevano praticamente pochissime se non nessuna possibilità di discutere queste decisioni. Erano chiamati solamente a indicare accordo o disaccordo su quello che veniva loro sottoposto. Le questioni importanti erano dibattute solo da piccoli gruppi di funzionari eletti.
Pericle
Ogni anno gli Spartani eleggevano un consiglio di cinque magistrati sorveglianti chiamati efori. Gli efori detenevano poteri esecutivi, disciplinari e giudiziari ad ampio raggio su tutta la popolazione della Laconia, compresi i due re di Sparta. Gli efori restavano in carica un solo anno e non erano rieleggibili. Vi era, poi, una Gherusia, un consiglio di anziani, formato da 28 membri eletti dai loro concittadini, i quali restavano in carica a vita. Di solito la nomina poteva essere fatta dopo il compimento del sessantesimo anno di età. Costoro dovevano supervisionare l'osservanza delle leggi e delle consuetudini di Sparta con particolare attenzione all'educazione e alla disciplina dei cittadini. Potevano svolgere un compito consultivo, per quanto riguardava le decisioni più importanti, nei confronti degli efori e dei re; discutevano, inoltre, e preparavano le proposte da presentare all'assemblea dei cittadini, fungevano da corte nei processi politici o nelle inchieste sul comportamento dei re o degli alti dirigenti Spartani. Facevano parte della Gherusia anche i due re, che potevano esercitare un ruolo determinante nelle delibere.
Mentre, nelle assemblee cittadine di Atene, i partecipanti determinavano la maggioranza per alzata di mano, nelle assemblee di Sparta le decisioni erano prese in base al volume delle acclamazioni ricevute dall'assemblea dei cittadini in favore di una proposta o di un candidato da eleggere. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di precisare che questo metodo era estremamente manipolabile da parte dei giudici che presiedevano l'assemblea.
Soldato spartano
Gli eserciti ateniesi erano guidati da uno o più membri di un consiglio di dieci strateghi, o generali, che ogni anno venivano eletti dai cittadini. Alcuni di questi - e Cimone e Pericle ne furono un esempio - potevano anche essere rieletti più di una volta. I generali potevano anche essere rimproverati per le azioni compiute davanti all'Assemblea la quale, a volte, li giudicava rivestendo le funzioni di una sorta di tribunale. Il potere sovrano del popolo nei confronti dei suoi generali inibiva molto le azioni di questi ultimi.
L'intero esercito spartano poteva essere guidato solo da uno dei suoi re o da un reggente, se i re non fossero stati in grado di prendere il comando. Nelle campagne militari i re erano accompagnati dagli efori che, a quel che sembra, potevano perseguire il re davanti a una corte formata da loro stessi e dalla Gherusia, qualora avessero considerato inappropriato il comportamento e le decisioni dei re al comando dell'esercito. Nelle spedizioni in campi di battaglia più lontani si inviavano distaccamenti guidati da ufficiali spartani appositamente nominati, ai quali era concessa grande libertà di azione nel decidere le operazioni militari.
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