sabato 10 novembre 2012

Ritorno a Karkemish

Veduta dei resti di Karkemish, al confine turco-siriano
Pochi luoghi al mondo intrecciano la storia di antichi e moderni conflitti come la città di Karkemish, dove si svolse una battaglia citata nella Bibbia. La città si trova al confine tra la Turchia e la Siria, dove oggi infuria la guerra civile.
Militari turchi sorvegliano, oggi, quella che fu l'acropoli di una città di 5000 anni fa. Recentemente, inoltre, le rovine sono state "bonificate" dalle mine. Un team italo-turco sta ora conducendo sul luogo un'estesa campagna di scavi, ad un secolo e più di distanza da quelli condotti dal British Museum e dei quali si interessò anche il leggendario Lawrence d'Arabia. Gli archeologi sperano di aprire ai turisti il sito, che si trova lungo il corso dell'Eufrate, entro il 2014.
Karkemish si trovò, in passato, sotto l'influenza ittita e di altri governanti e re. Le ricerche archeologiche sono state spesso interrotte dai conflitti moderni e dalle ostilità tra nazioni confinanti, che hanno portato, oltretutto, all'erezione di frontiere ed alla militarizzazione dell'area.
Direttore del progetto Karkemish è Niccolò Marchetti, professore di archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente Antico presso l'Università di Bologna. Con la missione dell'Università di Bologna collaborano gli archeologi e gli studenti delle Università di Gaziantep e Istanbul. I lavori presso l'antica città sono ripresi nel 2011, a distanza di 90 anni dall'occupazione del sito da parte delle truppe turche. Circa 90 ettari della superficie di Karkemish si trovano in territorio siriano e sono, pertanto, off-limits. La maggior parte del materiale scoperto è in territorio turco.
Un corredo funerario di pesi in pietra, fibule in bronzo, orecchini d'oro
ed elementi in ceramica provenienti dalla necropoli di Karkemish
Nel 1911, anno in cui si è cominciato ad esplorare Karkemish, la città faceva parte dell'oramai indebolito impero Ottomano. L'archeologo britannico Woolley e il suo assistente Lawrence trovarono lastre di basalto e di calcare scolpite con figure di soldati, carri, animali e re che oggi sono esposte nel Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara. Durante la spedizione britannica tornarono alla luce palazzi e templi.
Nel libro di Geremia, la Bibbia fa riferimento a Karkemish in merito ad una battaglia in cui i Babilonesi, guidati da Nabucodonosor II, sconfissero gli Assiri ed i loro alleati Egizi. I Babilonesi, in seguito, saccheggiarono la città in altre occasioni.
Karkemish è menzionata anche in alcune tavolette degli archivi di Ebla (III millennio a.C.). Dalle tavolette di Mari e di Alalakh (odierna Tell Atchana, presso Antakya o Antiochia, 1800 a.C.) sappiamo che la città era governata, all'epoca, da un re di nome Aplahanda e che era un importante centro per il commercio del legname. Il momento di massimo splendore della città fu durante i due secoli finali dell'impero ittita, nel Bronzo Tardo. Purtroppo non restano tracce di questo periodo. Le evidenze giunte fino ai giorni nostri risalgono all'Età del Ferro, quando Karkemish era un importantissimo stato neo ittita.
Veduta di Karkemish
Nel 1600 a.C. la città venne conquistata dai Mitanni e nel 1350 a.C. da Shuppiluliuma, che vi insediò, come viceré, uno dei suoi figli. La conquista di Sargon II, nel 717 a.C., segnò la fine dell'indipendenza della città stato. Questo sovrapporsi di dominazioni storiche ha indotto gli archeologi a soprannominare Karkemish la "Pompei d'Oriente".
Il team italo-turco ha aperto ben cinque cantieri, lo scorso anno, nell'area dove sorgeva l'antica città, scoprendo, negli scavi del 1911, vecchi strumenti archeologici, i frammenti di una statua e un mosaico romano. Sono stati, poi, ritrovati un sigillo cilindrico in bronzo, inciso con geroglifici, che apparteneva ad un funzionario ed una statuetta bronzea in cui è raffigurata una divinità con una tiara adorna di due corna. Il dio indossa un gonnellino e brandisce un pugnale d'argento nella mano sinistra. La statuetta è stata ritrovata nelle vicinanze dell'area del Tempio del dio della Tempesta, dove sono emersi anche i frammenti di altre sculture e iscrizioni ittite geroglifiche. Gli scavi dello scorso anno hanno, inoltre, restituito i resti di enormi edifici scolpiti, un'intera necropoli all'interno delle mura cittadine, con tombe dai ricchi corredi. A tre metri di profondità si sono ritrovati livelli con cenere, resti bruciati e travi carbonizzate, che sono la testimonianza della conquista e del saccheggio delle truppe di Sargon.
Casa utilizzata da Woolley e Lawrence durante
gli scavi del 1911
Una tra le scoperte più importanti effettuate nella passata campagna di scavi è una grande stele basaltica intatta. La stele è coperta, alla sommità, di simboli astrali e sulle facciate da diverse linee di un'iscrizione reale ittitta geroglifica. Quest'ultima è stata decifrata da David Hawkins, della British Accademy. La stele è dedicata da Suhis, "signore del paese di Karkemish", ad Ura Tarhunza, "gran re del paese di Karkemish", figlio di Sapazitis. E' la testimonianza di un insolito dualismo istituzionale nella regalità della città ed anche della fondazione, ad opera di Suhis I, di una nuova dinastia reale agli inizi del X secolo a.C..
Nel contempo i botanici hanno identificato piante rare, nel sito, ed una specie di pioppo che si riteneva estinta.
Hasan Peker, filologo dell'Università di Istanbul, spera di trovare, durante gli scavi, gli archivi reali della città, archivi che potrebbero risalire al culmine della civiltà ittita, 3000 anni fa. Al momento si pensa di scendere al di sotto del lastricato delle vie romane, sulle quali è ancora possibile transitare, e di arrivare alle fondazioni degli edifici che vi si affacciavano.
Posta un commento

Emergono altri frammenti del colosso di Psammetico I

Parte posteriore del pilastro del faraone Psammetico I (Foto: Ministero delle antichità) La missione archeologica egiziano-tedesca ha ...