giovedì 1 novembre 2012

San Pietro ad Oratorium, Capestrano

Portale d'ingresso alla chiesa
La chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nel territorio di Capestrano, in provincia dell'Aquila. Venne fondata sulla riva destra del fiume Tirino che, all'epoca, scorreva a 200 metri dall'edificio di culto. La tradizione vuole che a finanziare la costruzione dell'edificio religioso sia stato l'ultimo re longobardo Desiderio che, nel 756 d.C., donò all'abate Attalo un appezzamento di terreno. Nella Cronica Vulturnense del 752, però, la chiesa si dice già esistente ed amministrata dai benedettini di San Vincenzo al Volturno, pertanto la chiesa sarebbe anteriore a quanto tradizionalmente tramandato. Sicuramente la chiesa e l'annesso monastero furono un importante centro di amministrazione del potere in epoca medioevale per quanto riguarda la valle del Tirino.
La chiesa venne ristrutturata alla fine dell'XI secolo e consacrata da papa Pasquale II nel 1117 che vi traslò le reliquie di San Pietro Apostolo e l'assoggettò alla Santa Sede. Il papa, nel contempo, vietò ai vescovi vicini di celebrarvi messa senza permesso e concesse all'abate di San Pietro ad Oratorium l'uso dell'anello, dei sandali, del pastorale. Nel 1449 era comandatario di San Pietro ad Oratorium Pietro Francesco Piccolomini, cardinale e arcivescovo di Siena che divenne papa con il nome di Pio III. Del monastero annesso a tutt'oggi non è stata trovata traccia.
Nella muratura esterna a sinistra del portale compare il notissimo quadrato magico, cosiddetto Sator, scolpito nella pietra. Si tratta di una scritta composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna: Rotas Opera Tenet Arepo Sator. La scritta si può leggere da sinistra verso destra e da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso e viceversa. Il senso delle parole e della scritta nel suo complesso sono fonte di discussione a tutt'oggi, anche se molti di coloro che si sono cimentati nella sua interpretazione vogliono che si tratti di un crittogramma che, anagrammato, forma le parole "Pater Noster".
Il Sator
Il portale principale è formato da un elemento trilitico. L'ingresso è sormontato da due archi a tutto sesto, diviso in cornici irregolari di pietra, sulle quali sono scolpiti ornamenti simmetrici di epoca longobarda (cerchi annodati) che appartenevano, probabilmente, al recinto presbiteriale della prima chiesa. Nella lunetta è visibile un affresco che, forse, ritraeva San Pietro in trono e che appare piuttosto deteriorato. I due stipiti del portale presentano decorazioni e bassorilievi di epoca bizantina. Alla destra del portale un rettangolo incornicia la figura di un santo ed una scritta accanto recita "S. Vincenzus Diaconus", riferendosi, probabilmente, alla donazione della chiesa al Monastero di San Vincenzo al Volturno. Molti dei reperti dell'edificio altomedioevale sono oggi conservati al Museo Nazionale d'Abruzzo.
L'interno della chiesa è a tre navate con abside sul fondo. La navata centrale è più larga delle laterali. Saggi del materiale di costruzione originale dell'edificio sono visibili nella parte inferiore della facciata e nel rivestimento delle absidi.
Il ciborio di S. Pietro ad Oratorium
Sul fondo della chiesa è custodito un ciborio del XII secolo. Si tratta di uno dei sette cibori abruzzesi e dei sette costituisce un unicum in quanto presenta degli inserti di maiolica policroma, nonché sette piastrelle originali su sedici ed anche perché in esso coesistono due mondi artistici: quello romanico e quello gotico.
L'abside è riccamente decorata su due registri pittorici, mentre pochi dei primitivi affreschi è rimasto nelle absidi laterali. Tutti questi affreschi sono stati attribuiti al XII secolo. Gli affreschi dell'abside recano soggetti comuni all'epoca: l'Agnello di Dio in trono in atteggiamento benedicente (sul libro che sorregge vi è scritto "Ego sum primus et ultimus"), le dodici tribù d'Israele e i dodici Apostoli, teorie di santi benedettini. La pittura appare fortemente influenzata dalla tradizione bizantina. La particolarità di quest'affresco è la sua monocromia: è stato, infatti, realizzato utilizzando il solo color rosso ocra.
Sull'altare sopraelevato si trova un'ara pagana che reca visibili i segni della combustione dovuta ai sacrifici rituali. Il pavimento è in lastre di pietra e le navate sono divise da due file di sette archi a tutto sesto. I capitelli dei pilastri sono scolpiti con elementi vegetali o zoomorfi. Esternamente le tre absidi presentano una stretta finestrella a feritoia.
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