sabato 1 dicembre 2012

Ritrovato l'ingresso dell'Ade

La grotta di Alepotrypa, in Grecia
Un'enorme cavità potrebbe aver ispirato il mito dell'Ade degli antichi Greci. Questa cavità un tempo ospitava centinaia di persone, che ne fecero uno dei più antichi ed importanti centri della preistoria in Europa, prima che la grotta crollasse uccidendo tutti i suoi abitanti.
La grotta in questione si trova nel sud della Grecia e fu scoperta nel 1958. Le fu dato il nome di Alepotrypa, che significa "buca, trincea". Dopo la sua scoperta fu essenzialmente considerata un polo di attrazione turistica fino al momento in cui gli archeologi hanno cercato di preservarla dal turismo di massa per poter studiare e conservare quanto essa conteneva.
La cavità principale della grotta è alta circa 60 metri e larga 100. Complessivamente la grande cavità misura circa un chilometro di lunghezza e comprende anche un lago. Nel 1970 vi furono rinvenuti utensili in ceramica, ossidiana e manufatti in rame risalenti al Neolitico (che in Grecia si sviluppò circa 9000 anni fa). Alepotrypa ha cominciato ad essere utilizzata poco prima dell'Età del Bronzo nella Grecia micenea. Gli umani utilizzavano la caverna non solo come rifugio ma anche come luogo di sepoltura e di svolgimento di cerimonie sacre.
Sepolture rituali nella grotta di Alepotrypa
La cavità naturale ha attraversato momenti di popolamento e di abbandono. Era un posto ideale per sorvegliare i traffici marittimi che dall'Africa raggiungevano il Mediterraneo Orientale, dal momento che è posta proprio sulla punta meridionale della Grecia. La vita e l'utilizzo della cavità si interruppero bruscamente circa 5000 anni fa, quando il suo ingresso crollò, forse a causa di un terremoto, seppellendo vivi coloro che vivevano al suo interno.
Gli archeologi hanno ribattezzato Alepotrypa la "Pompei del Neolitico". Al suo interno sono state inumate diverse persone durante attività connesse con riti arcaici che hanno comportato la combustione di enormi quantità di sterco e la deposizione di grandi quantità di ceramica colorata e finemente dipinta. Proprio queste sepolture rituali hanno conferito alla grotta di Alepotrypa un'aurea negativa, al pari dell'Ade e del suo fiume Stige.
L'archeologo Giorgos Papathanassopoulos
Gli scavi ad Alepotrypa sono stati condotti da 40 anni, quasi in solitaria, dall'archeologo greco Giorgos Papathanassopoulos. Negli ultimi tre anni l'archeologo è stato raggiunto da altri specialisti che hanno contribuito a scoprire e riportare alla luce le meraviglie di Alepotrypa, tra le quali un insediamento esterno alla cavità dove si è stimato vivessero un centinaio di persone. Si tratta di uno dei più grandi villaggi neolitici d'Europa.
Giorgos Papathanassopoulos ha sempre pensato che la ceramica ritrovata nella grotta non sia stata prodotta in loco, ma provenisse da altrove, il che faceva di Alepotrypa un frequentato luogo di pellegrinaggio nel quale vennero sepolti, forse, personaggi di una certa rilevanza sociale.
L'interno della grotta è scandito da una serie di nicchie laterali che fungevano da abitazioni  per le famiglie neolitiche e che comprendevano piccoli forni e pozzi di stoccaggio scavati nel pavimento. Lo studio delle ossa degli animali ritrovati all'interno della grotta indica che la principale fonte di alimentazione degli uomini dell'epoca erano gli animali cacciati e il pesce. L'agricoltura aveva un posto marginale.
Sono stati ritrovati, a Alepotrypa, circa 19 teschi umani che hanno dimostrato l'alta mortalità infantile e una vita media di 35 anni. Sulle ossa sono state trovate tracce di anemia, artrite e malaria. La grotta fa veramente venire in mente le leggende dell'Ade
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