sabato 19 ottobre 2013

Salvate Mohenjodaro

Le rovine di Mohenjodaro
Grido d'allarme degli archeologi su Mohenjodaro, l'antichissima città dell'Età del Bronzo che sorgeva, un tempo, nell'attuale Pakistan. Se non si interviene urgentemente, la città potrebbe scomparire entro venti anni.
Quella di Mohenjodaro fu tra le più grandi scoperte del XX secolo, una città dell'Età del Bronzo sopravvissuta quasi intatta. Ora, però, la città rischia di andare perduta per sempre, con le sue case dalle pareti di argilla, il grande sistema stradale, i granai, i bagni e i sistemi di drenaggio dell'acqua. Le cause concomitanti sono diverse e gravi, dall'incuria da parte del governo centrale all'indifferenza della popolazione e alla mancanza di turismo organizzato a causa della paura attentati.
Esperti internazionali e funzionari pachistani, riuniti a Karachi nei giorni scorsi, hanno elaborato un piano per salvare il sito, consentire la sua salvaguardia attraverso finanziamenti costanti e promuovere la conoscenza di Mohenjodaro nel mondo. Gli studiosi si propongono un programma intensivo di interventi conservativi, un sondaggio per stabilire quanta parte della città è ancora conservata sotto terra e un piano per seppellire quelle sezioni che mostrano segni di crollo.
La statuetta bronzea della cosiddetta
"Ballerina"
Mohenjodaro era un importante centro della civiltà pre-indù che abitò la valle dell'Indo attorno al 3000 a.C.. La città ospitava 40.000 abitanti, contemporanei delle antiche civiltà dell'Egitto, della Mesopotamia e degli abitanti gli insediamenti del Fiume Giallo in Cina. Mohenjodaro aveva un ottimo sistema stradale, acqua potabile e un diritto codificato. Gli ingegneri dell'epoca avevano compiuto dei veri e propri miracoli, per i mezzi che avevano a disposizione, quali la costruzione di sistemi di raccolta delle acque reflue o un sistema di contenimento del proliferare di insetti nei pressi delle acque. Mohenjodaro aveva pozzi per l'acqua potabile e bagni in ogni casa e le mattonelle dei grandi bagni rituali erano ricoperte da uno smalto impermeabile.
Anche i quartieri erano molto ben strutturati, con grandi case con cortili e finestre delle abitazioni che si affacciavano su ampi viali percorsi da carri trainati da buoi. Uno dei granai ritrovati era strutturato con dei plinti per sostenere le provviste di grano e di orzo, al fine di proteggerle dalle eventuali inondazioni.
Sono più di 40.000 i reperti recuperati dagli scavi, reperti che hanno permesso, come un puzzle gigantesco, di ricostruire la vita cittadina a Mohenjodaro. Tra i reperti spicca una statua in bronzo di una fanciulla che danza seminuda. Vi sono, poi, urne di argilla, piatti, forni, pesi di pietra, misure, sigilli intagliati, figure scolpite a mano che sembrano essere pezzi di un gioco simile a quello degli scacchi.
Le rovine di Mohenjodaro sono sottoposte al clima difficile della regione. Le opprimenti temperature estive sono seguite dalle gelate invernali e dalle piogge torrenziali dei monsoni che, combinate con l'alta umidità della zona, lasciano sui mattoni delle costruzioni uno strato di cristalli di sale che li corrode lentamente. Il sito, poi, è praticamente un'isola circondata dalle risaie e dal fiume Indo. Gli operai che cercano di salvaguardare Mohenjodaro combattono una battaglia impari contro il sale, spruzzando sulle pareti delle costruzioni uno strato di fango privo di sale e intervenendo sui mattoni fatiscenti cercando di puntellarli.
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