domenica 18 maggio 2014

Il matrimonio in Mesopotamia

La Regina della notte, targa in rilievo in terracotta
forgiata nel sud della Mesopotamia (1792-1750 a.C.)
(Foto: British Museum)
Gli antichi testi medici mesopotamici avevano prescrizioni per diversi tipi di malesseri e malattie, ma non avevano cure per la "malattia delle malattie", l'amore passionale.
Il matrimonio nella Mesopotamia antica era estremamente importante, in quanto su di esso si fondava la stabilità della società mesopotamica. I matrimoni combinati erano la norma, gli sposi spesso non si conoscevano e non si erano mai incontrati. C'erano, poi, le cosiddette "aste delle spose", nelle quali le donne venivano vendute all'incanto al miglior offerente. Ma in generale i rapporti interpersonali, nell'antica terra tra i due fiumi, erano piuttosto complessi e stratificati.
Per quanto riguarda le abitudini prematrimoniali delle signore della Mesopotamia, Erodoto riferisce che almeno una volta, nella loro vita, dovevano prestarsi alla prostituzione sacra nel tempio di Ishtar (Inanna) ed accettare di avere rapporti sessuali con qualunque estraneo avessero scelto. Si trattava di una pratica per invocare la fertilità e la prosperità su tutta la comunità.
Il matrimonio era, in Mesopotamia, un vero e proprio contratto legale tra il padre della ragazza e colui che l'avrebbe presa in moglie. Era questo contratto alla base della comunità intera: il contratto tra i rappresentanti di due famiglie. Una volta che questo veniva siglato alla presenza di testimoni, si poteva procedere alla pianificazione della cerimonia. Quest'ultima doveva necessariamente comprendere una festa, per essere considerata legittima. Il matrimonio si componeva di cinque aspetti, tutti fondamentali: il contratto di matrimonio (fidanzamento), il pagamento della dote da parte della famiglia della sposa a quello dello sposo, la cerimonia vera e propria (festa), l'accompagnamento della sposa alla casa del marito, l'unione sessuale che doveva portare al concepimento. Si trattava di passi fondamentali, se uno di questi veniva meno, il matrimonio poteva essere invalidato.
Il matrimonio tra Inanna e Dumuzi
Una volta celebrato il matrimonio, ci si attendeva che la nuova coppia mettesse al mondo molti figli. Il sesso era considerato una parte molto importante della vita dei coniugi e non c'erano gli imbarazzi e i pudori tipici della nostra era, né tanto meno tabù o timidezze. Era tollerato anche l'amore omosessuale ed erano piuttosto diffuse anche le pratiche contraccettive. I tradimenti, se scoperti erano puniti severamente, in alcuni casi persino con la pena di morte.
La sterilità era considerata una vera disgrazia e se la moglie era sterile, il marito poteva prendere una seconda consorte. Le donne erano sottoposte completamente all'autorità del marito. La prima moglie veniva solitamente consultata nella scelta di eventuali seconde mogli o concubine. Se la prima moglie non poteva avere figli ma la concubina del marito ne partoriva, questi bambini erano considerati figli della prima moglie, potevano ereditare e portare il nome di famiglia. Tramandare il nome della propria gente era estremamente importante. Un uomo non poteva divorziare da sua moglie a causa della cattiva salute di quest'ultima o della sua infertilità: doveva averne cura fino alla morte. Quando la moglie moriva, la concubina dell'uomo sarebbe diventata la sua prima moglie.
Il divorzio non era una pratica comune, dal momento che costituiva una grave macchia sociale. La maggior parte delle persone rimaneva sposata per tutta la vita, anche in caso di matrimonio infelice. Se la donna veniva colta in flagrante con un altro uomo, poteva essere annegata nel fiume con il suo amante o, addirittura, poteva venir impalata. Il Codice di Hammurabi stabilisce che "se, invece, il proprietario della moglie vuole tenerla in vita, il re perdonerà anche l'amante di costei". Il divorzio, ad ogni modo, era comunemente chiesto dall'uomo. Le mogli potevano divorziare dai loro mariti solo se potevano portare prove di abuso o negligenza da parte loro. Un marito poteva ripudiare la moglie se questa non era fertile ma avrebbe dovuto restituire la dote ricevuta a suo tempo; per questo era più semplice prendersi una concubina. L'infertilità era sempre attribuita alla donna, mai all'uomo. Il marito poteva divorziare dalla consorte anche per adulterio o abbandono della casa coniugale, ma anche in questo caso doveva restituire la dote.
Erano rari i casi in cui le donne abbandonavano le famiglie. Difficilmente le donne cambiavano città o viaggiavano da sole, a meno di non essere prostitute di professione. Spesso a darsi alla prostituzione erano proprio donne che avevano dovuto contrarre un matrimonio infelice e che non potevano affrontare l'onta di un divorzio. L'uomo era il capo della famiglia, anche se le donne potevano possedere terre e imprese proprie e potevano acquistare e vendere schiavi.
Le donne sumeriche godevano, a detta degli storici, di maggiori libertà delle donne che vivevano al tempo dell'impero accadico. In tutto questo esistevano anche coppie che vivevano felicemente fino alla morte, circondati da figli e nipoti. Ce ne danno testimonianza, tra gli altri, le lettere tra Zimri-Lim, re di Mari, e sua moglie Shiptu.
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