domenica 31 agosto 2014

El Fuerte de Samaipata, roccaforte Inca in Bolivia

El Fuerte de Samaipata (Foto: ancient-wisdom.co.uk)
Sulle montagne boliviane, a 1920 metri di altezza, si trova il sito archeologico denominato El Fuerte de Samaipata. La sua caratteristica principale è costituita dalla formazione rocciosa di 260 metri di lunghezza per 60 di ampiezza completamente scolpita dall'uomo e conosciuta come Templo de la Roca Esculpida de Samaipata. Dal 1998 l'area della città di Samaipata è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità.
La Roca Esculpida è circondata da strutture di epoca Inca (XVI secolo d.C.), parte delle quali furono posizionate in punti strategici. Il rilievo di El Fuerte venne costruito con funzioni abitative e di vigilanza che non evitarono, però, l'assalto e la sconfitta degli Inca da parte dei loro tradizionali nemici, i Tupi-Guaranì.
Le rovine del Fuerte prospicienti la piazza di Samaipata
(Foto: Fotopaises.com)
Il cuore del complesso è la grande piazza in cui la Roca Esculpida, a nord, fronteggia un edificio oggi chiamato Kallank a sud. Si affacciano sulla piazza anche altre costruzioni: la Casa Espanola, il complesso della Kancha, il Tambo. Ad ovest si possono vedere i resti di quello che, un tempo, era l'alloggio delle Vergini del Sole, l'Akllahuasi. Distante dalla piazza e immerso nella vegetazione, invece, si trova il pozzo chiamato Chinkana.
Gli archeologi conoscono poco delle culture preincaica che si alternarono a Samaipata. Queste provenivano tutte dalla selva amazzonica boliviana. La Roca Esculpida potrebbe essere il prodotto di differenti sovrapposizioni culturali preispaniche che si alternarono in un lasso temporale che va dal 300 al 1500 d.C.
Uno dei canali presenti sulla Roca
Esclupida (Foto: bibliotecapleyades.net)
La Roca Esculpida è orientata secondo gli assi cardinali. Il lato sud, prospiciente la piazza, è interamente scolpito: piattaforme, gradinate, sedili, nicchie grandi e piccole, alcune delle quali in via di completamento. Tra queste nicchie si distinguono il cosiddetto Templo de las Sacristìas e il Templo de las cinco Hornacinas. Compaiono, sulla roccia, anche figure di animali, canali di scolo e vasche per la raccolta delle acque. Tutte queste indicazioni suggeriscono che la Roca Esculpida fosse un luogo sacro: il sistema idraulico che la caratterizza, tipico di altre formazioni litiche precolombiane, non aveva solo una funzione di drenaggio. L'acqua, per le popolazioni andine, era una forza creatrice, specialmente quando scorre. La Roca Esculpida potrebbe essere un omaggio alla pioggia e le numerose vasche potevano avere una funzione legata ad abluzioni rituali.
Un gruppo inca si stabilì al Fuerte de Samaipata intorno al XV secolo d.C.. Secondo la relazione di padre Diego Felipe de Alcaya, scritta tra il 1626 e il 1636, Wankane, parente del sovrano Inca Wayna Capac, fissò qui la sua residenza. In seguito lo raggiunse il fratello Condori, che divenne responsabile delle miniere d'oro e d'argento scoperte a Caypurum e Guanacopampa.
La Roca Esculpida, particolare
(Foto: bibliotecapleyades.com)
Nel 1522 l'avventuriero portoghese Alejo Garcìa, attratto dalle leggende che parlavano di enormi ricchezze amministrate da Condori, si pose a capo di un gruppo di Tupi-Guaranì ed attaccò l'insediamento di Samaipata. Nella disfatta Wankane e la popolazione maschile della città vennero trucidati. Si salvò soltanto un esponente della cultura Chané, alleata degli Inca, Gran Grigotà, il quale riarmò i suoi uomini ed affrontò in battaglia gli invasori. La vittoria gli arrise ed egli inviò a Cuzco ben 200 prigionieri, che furono sacrificati, nudi, sulle cime gelate dei monti che dominano la capitale incaica. Da allora i Guaranì boliviani vennero ribattezzati con il nome di Chiriguano, da chiri, che in lingua quechua significa "freddo" e wanuska, che vuol dire "morto".
Prima dell'arrivo degli europei i Tupi-Guaranì abitavano le coste del Brasile e del Paraguay. Giunsero in Bolivia in seguito a diverse ondate migratorie. Qui schiavizzarono i Chané e ne sposarono le donne.
Il sito archeologico di Samaipata venne studiato dall'archeologo cecoslovacco Tadeo Haenke (1795) e dal francese Alcide Dessalines d'Orbigny (1832). Gli scavi più recenti si devono ad una missione tedesca guidata da Albert Meyers (campagne 1994-2000). Nel 2013 è partito il progetto di conservazione della Roca Esculpida promosso dalla Professoressa Sonia Avilés, dell'Università di Bologna. La roccia è molto fragile, si tratta di un'arenaria altamente porosa, sulla quale fino a qualche tempo fa erano libere di salire persino le mucche. I turisti, poi, hanno contribuito non poco allo stato di cattiva conservazione di questo prezioso reperto, "ornandolo" di firme, cuori e dediche varie. Dal 1998, anno dal quale il sito è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, la roccia è severamente sorvegliata.
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