sabato 23 agosto 2014

Riemerge Lagunita, città dimenticata nella giungla

L'enorme porta di Lagunita (Foto: Ivan Sprajc)
Dalla giungla messicana sono emersi i resti di un'antica città maya, si tratta, tra gli altri imponenti resti, di una porta d'ingresso a forma di mostruosa bocca, un tempio piramidale piuttosto danneggiato ed i resti di un palazzo. Il ritrovamento è stato fatto nella parte sudorientale dello stato messicano di Campeche, nel cuore della penisola dello Yucatan. La città era nascosta dalla folta vegetazione e difficilmente accessibile. Ad aiutare la localizzazione, le fotografie aeree. La scoperta è stata fatta dalla spedizione archeologica capeggiata da Ivan Sparjc, del Centro di Ricerche dell'Accademia Slovena di Scienze ed Arti.
Sprajc e la sua squadra hanno ritrovato questi imponenti resti durante un'ulteriore esplorazione dell'area intorno Chactun, una grande città maya scoperta dagli archeologi Sloveni nel 2013. Sia Chactun che la città appena scoperta, presentano un interessante stile architettonico, sviluppatosi durante il tardo e l'ultimo periodo classico, tra il 600 e il 1000 d.C.
La città appena riscoperta venne esplorata per la prima volta negli anni '70 del secolo scorso dall'archeologo americano Eric Von Euw, che documentò la porta d'ingresso al sito a forma di bocca spalancata ed altre pietre monumentali con alcuni disegni non pubblicati in precedenza. Malgrado questo, l'esatta dislocazione della città, che Von Euw chiamò Lagunita, rimase un mistero e tutti i tentativi di individuarla fallirono. Le informazioni riportate da Von Euw erano vaghe e praticamente inutili.
Una stele inscritta da Lagunita (Foto: Ivan Sprajc)
Lagunita venne identificata solo quando gli archeologi compararono i nuovi ritrovamenti con i disegni lasciati da Von Euw. La facciata di edificio con l'apertura a forma di grande bocca è così diventata l'esempio meglio conservato di questo tipo di porta, che è molto simile allo stile architettonico del periodo tardo e finale della vicina regione del Rio Bec.
Questa enorme porta a forma di bocca spalancata rappresenta la divinità maya della terra, collegata alla fertilità. L'ingresso era una sorta di simbolico accesso al mondo sotterraneo, luogo originale da cui erano emersi gli antenati.
Sprajc ha ritrovato anche i resti di grandi edifici di forma palaziale, che circondavano la piazza principale. La città ospitava anche una piramide e una decina di stele in pietra, tre basse pietre circolari che fungevano da altare, rilievi scolpiti ben conservati e iscrizioni geroglifiche.
Secondo una prima analisi operata dall'epigrafista Octavio Esparza Olguin, della National Autonomous University del Messico, una delle stele è stata incisa nel novembre del 711 d.C.. Sfortunatamente quanto rimane del testo, che comprende il nome del governatore del tempo e, forse, quello di sua moglie, sono stati erosi gravemente.
L'imboccatura di un pozzo-cisterna a Tamchen (Foto: Ivan Sprajc)
Lagunita, a giudicare dai reperti rimasti, doveva essere una città piuttosto importante, con stretti rapporti commerciali e politici con la vicina e più grande Chactun, distante solo 10 chilometri a nord. Rovine altrettanto grandiose sono quelle di un'altra città scavata da Sprajc, precedentemente sconosciuta ma successivamente identificata come Tamchen, che vuol dire "pozzo profondo", situata nello Yucatan abitato dai Maya. Qui sono stati individuati più di 30 chultuns: si tratta di camere sotterranee, una sorta di riserve dove immagazzinare l'acqua piovana.
Al pari di Lagunita, anche Tamchen aveva delle piazze circondate da edifici su tutti i lati. Sono stati anche identificati i resti di un'acropoli sulla quale era stato costruito un grande cortile contenente tre templi. Tamchen sembra essere stata contemporanea di Lagunita, anche se le prove della sua esistenza rimandano al tardo periodo preclassico, tra il 300 a.C. e il 250 d.C.
Entrambe le città, Lagunita e Tamchen, aprono il dibattito sulla presenza di diversità civili e sociali all'interno della cultura maya e sul ruolo di queste estese aree finora inesplorate nella storia di questa popolazione. Le campagne di scavi dal 1996 a quest'anno sono state sempre guidate da Sprajc e supportate dall'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) del Messico.
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