sabato 11 ottobre 2014

Il rifugio nelle Ande dei primi paleo-americani

Il rifugio di Cuncaicha, nelle Ande peruviane (Foto: Barbara Fraser)
Un gruppo di cacciatori-raccoglitori vissuti 12400 anni fa crearono un rifugio in una caverva naturale che gli archeologi chiamano Cuncaicha, nelle Ande peruviane. Erano i primi abitanti finora conosciuti del Sud America e scelsero di vivere ad un'altitudine piuttosto elevata.
Il luogo, secondo l'archeologo Kurt Rademaker, era, al tempo, piuttosto ospitale: vi erano un bacino di acqua fresca, pietre per la costruzione di utensili, materiale per edificare dei ripari. Rademaker, giovane archeologo che, con molti suoi colleghi, sta studiando i primi insediamenti abitativi in questa parte del mondo, ha collaborato attivamente con geologi, studiosi del clima ed altri specialisti per avere un quadro il più possibile completo su queste antichissime popolazioni e sul loro ambiente di vita.
I ritrovamenti di Rademaker sulle Ande stanno contribuendo a rispondere a diversi interrogativi e diverse discussioni inerenti l'arrivo delle prime popolazioni nel Sud America. Il "viaggio" alla ricerca delle origini delle popolazioni del Sud America è iniziato a 150 chilometri dall'attuale ritrovamento, a Quebrada Jaguay, dove l'archeologo Daniel Sandweiss e lo stesso Rademaker hanno scavato un sito risalente alla fine dell'ultima era glaciale, tra i 13000 e gli 11000 anni fa. Sandweiss, dell'Università del Maine, ha scoperto anche resti di pasti a base di pesce e scaglie di ossidiana dalla quale si ricavavano, solitamente, armi e strumenti di lavoro. Dal momento che in questa parte del paese, lungo la cosa, non ci sono giacimenti di ossidiana, questo materiale deve essere pervenuto dalle zone alte delle Ande.
L'archeologo Kurt Rademaker (Foto: Barbara Fraser)
Quest'osservazione ha spinto Rademaker ad affrontare un viaggio proprio nelle zone andine, dove, nel 2004, ha ritrovato un grande affioramento di ossidiana noto come Alca, a Mount Condorsayana. Nei tre anni successivi Rademaker ha studiato questo ed altri giacimenti ed ha potuto avere la prova del passaggio dell'ultima glaciazione.
Lo scavo al rifugio di Cuncaicha è iniziato nel 2007, dopo il ritrovamento di frammenti sparsi di materiale utilizzato per forgiare i primi strumenti e le prime rudimentali armi d'offesa. In seguito sono emersi crani di ominidi del genere Australopithecus afarensis, i cui scheletri risultarono tatuati. Questi paleo-indiani erano in grado di vivere in uno degli ambienti più estremi della terra alla fine dell'era glaciale. Con i resti degli ominidi sono state ritrovate un gran numero di ossa di animali, per lo più cervi e vigogne.
Alcuni degli strumenti recuperati erano forgiati in pietra non disponibile nella zona, il che ha fatto pensare che i residenti della grotta devono aver viaggiato anche fuori dalla regione in cui si erano stanziati o devono aver avuto qualche tipo di commercio con altri gruppi umani. Alcuni strumenti recano tracce di amido vegetale che è ora al vaglio dei ricercatori, i quali sperano di riuscire a capire anche quale fosse la dieta di questi paleo-americani.
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