venerdì 14 novembre 2014

Megale Hellas, i Greci d'Italia (5)

La cosiddetta Coppa di Nerstore, ritrovata sull'isola d'Ischia
I primi coloni Greci in Italia provengono dall'Eubea, dalle città di Calcide ed Eretria. Arrivano percorrendo le rotte mercantili già conosciute dai mercanti della loro terra.
In Italia gli Euboici fondano Pitecusa (Ischia), Cuma, Rhegio, Naxos e Zancle (Messina). I Greci approdano a Pitecusa intorno all'VIII secolo a.C. e vi si insediano in forma stabile, come emerge dai ritrovamenti archeologici. Si tratta soprattutto di contadini poveri e persone privi di diritti. A Pitecusa la terra è fertile e può garantire il necessario sostentamento ai nuovi arrivati. Successivi movimenti tellurici, ripetutisi nel corso degli anni, convincono molti dei nuovi venuti a lasciare l'isola. A questi eventi naturali vanno aggiunti i conflitti sorti tra Calcidiesi ed Eretriesi per il controllo del territorio.
La presenza degli Euboici sull'isola d'Ischia è testimoniata anche attraverso le leggende mitologiche, quella della Gigantomachia, per esempio, per la quale gli Euboici trasferiscono nel Golfo di Napoli i Campi Flegrei (originariamente collocati nella penisola Calcidica): qui Zeus avrebbe schiacciato i suoi sconsiderati rivali. Il corpo di uno di questi ultimi, il gigante Tifeo, secondo il mito, sarebbe stato seppellito per sempre proprio sotto l'isola di Pitecusa.
L'antro della Sibilla a Cuma
Una recente e straordinaria scoperta ha permesso agli archeologi ed ai filologi di confermare la conoscenza, da parte degli Euboici, dei poemi omerici. In una tomba scoperta sull'isola, risalente al VIII secolo a.C., è stata trovata una coppa con graffita una frase che collega il contenuto per il quale la coppa era stata creata e quello della celebre Coppa di Nestore descritta nell'XI Libro dell'Iliade, vv. 632-637. Si tratta di una tra le più antiche iscrizioni ritrovate in Occidente e recita: "La coppa di Nestore era certo piacevole a bersi, / ma chi beve da questa coppa subito / sarà preso dal desiderio di Afrodite dalla bella corona". Dunque i poemi omerici erano piuttosto ben conosciuti dai primi abitanti di Pitecusa, i Greci dell'Eubea.
Il teatro greco di Taormina
Sulla terraferma, gli Euboici fondano Cuma. Anche in questo caso, come in quello di Pitecusa, la fonte storica di riferimento è Strabone. A fondare Cuma, secondo Strabone, sono solamente i Calcidiesi e questo fa datare l'anno uno della città al 750-725 a.C. circa. Sono due i fondatori ricordati dalla storia: Ippocle e Megastene, che fanno riferimento non solo a coloni Calcidiesi ma anche a coloni Cumani. Questi ultimi sono, forse, provenienti da Cuma nell'Asia. Ne è prova il prestigio che, nella Cuma campana, ha il culto di un Apollo oracolare del quale era ministra una Sibilla, indice, quest'ultima, dei legami con l'Anatolia. Cuma nasce come base commerciale e diventa una colonia stanziale solo in un secondo tempo. Da Cuma i coloni Euboici controllano sia il golfo che la rotta marittima verso la foce del Tevere e l'isola d'Elba. I coloni che qui affluiscono sono prevalentemente di basso ceto sociale, sfuggiti alla povertà, dal momento che, in Eubea, erano i ceti sociali elevati ad avere la proprietà totale della terra. Cuma diviene, in seguito, punto di partenza di altri coloni ma, soprattutto, un avamposto verso il mondo etrusco-laziale.
Naxos viene fondata dai Calcidiesi nel 734 a.C. circa, dopo la fondazione di Cuma. L'ecista, il mitico fondatore della colonia, è un certo Thouklés, forse di origine ateniese. Il nome della nuova città ricorda quello di un'isola delle Cicladi. Naxos è la prima colonia greca di Sicilia. A Naxos segue la fondazione di Zancle (730 a.C.), in accordo con la città di Cuma in Campania (lo si deduce dalla presenza di un ecista di Cuma che va ad aggiungersi a quello calcidese).
Calcidesi e nobili Messeni, invece, fondano Rhegio, dalla parte opposta dello stretto rispetto a Naxos.
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