sabato 8 novembre 2014

Meraviglie da un kurgan sarmata

Lo scheletro ritrovato in Russia
(Foto: Leonid Yablonsky)
Quest'estate, nelle steppe meridionali degli Urali, in Russia, è stato scavato un tumulo a Sarmata che ha restituito un insolito e ricco tesoro. I manufatti contenuti all'interno del tumulo stanno contribuendo a far luce su un periodo poco conosciuto della cultura nomade che fiorì nella steppa euroasiatica nel I millennio a.C.. A studiare il tumulo, detto kurgan, ed i reperti in esso contenuti vi è la spedizione dell'Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze, guidata dal Professor Leonid T. Yablonsky.
Le popolazioni nomadi non avevano una lingua scritta e gli scienziati possono apprendere notizie sulla loro vita e le loro tradizioni solo attraverso i dati archeologici. Queste antiche sepolture, i kurgan, sono sparsi un pò ovunque, nelle steppe, e contengono molte reliquie di Sciti e Sarmati che, pur interagendo economicamente con gli Achemenidi e la civiltà greca, conservarono a lungo una loro identità culturale.
Quest'anno gli archeologi hanno scavato la parte orientale della Tomba 1 del kurgan di Filippovka 1, nella regione di Orenburg. Questa sezione, approsimativamente di 5 metri di altezza e 50 di lunghezza, era stata lasciata inesplorata dalla precedente spedizione di più di venti anni fa. L'obiettivo del Professor Yablonsky era quello di completare lo studio di questo straordinario monumento, già rientrato negli annali dell'archeologia mondiale per la scoperta di 26 statuette d'oro raffiguranti cervi. La sfida di fronte alla quale si trovano gli archeologi è anche quella di garantire la conservazione di questo inestimabile patrimonio culturale, minacciato da ladri prezzolati e senza scrupoli.
Il calderone in bronzo che giaceva nel corridoio della sepoltura
trovata in Russia (Foto: Leonid Yablonsky)
Nei pressi dell'ingresso al kurgan è stato esplorato, per primo, quest'anno, un passaggio sotterraneo. Qui è stato trovato un enorme calderone per la fusione del bronzo di 102 centimetri di diametro. Le sue anse sono state modellate nella tradizionale arte scito-siberiana che ricorreva a raffigurazione di animali, in questo caso due grifoni affrontati becco a becco.
Sotto il tumulo orientale è stata, inoltre, scoperta una camera funeraria inviolata, di circa 4 metri per 5, collocata ad una profondità di 4 metri. Nella parte inferiore di questa camera funeraria, gli archeologi hanno dovuto rimuovere diversi strati di detriti prima di rivelare un eccezionale corredo ed uno scheletro umano. Il materiale associato alla sepoltura indicava che il proprietario della tomba era una donna (sono stati trovati manufatti e gioielli tipicamente femminili). Gli esami delle ossa e della morfologia dello scheletro, però, hanno rivelato che quest'ultimo apparteneva ad un uomo. Si aspettano, ora, le analisi del Dna.
Uno dei gioielli ritrovati nella tomba (Foto: L. Yablonsky)
Accanto al cranio del defunto è stato ritrovato un piccolo scrigno di vimini, forse una sorta di antenato del moderno beauty case. Lo scrigno era pieno di oggetti, tra i quali un contenitore di argento con coperchio, un pettorale d'oro, una scatola in legno, ampolle in vetro, argento e terracotta, una sorta di pochette in pelle e denti di cavallo con pigmento rosso. Nelle vicinanze dello scrigno vi era un grande specchio d'argento dorato con animali stilizzati sul manico e sul retro una decorazione con al centro un'aquila circondata da un corteo di sei tori alati.
Quel che si è conservato degli indumenti era decorato con placche con raffigurazioni di fiori, rosette ed una pantera che assale un'antilope. Sono stati trovati anche 395 foglie d'oro che erano cucite sui calzoni, sulla camicia e sulla sciarpa del defunto. Uno scialle frangiato era tenuto insieme da una catena d'oro e le maniche della camicia del morto erano state abbellite da perline multicolori che formano una complessa decorazione geometrica. All'altezza delle ossa temporali sono stati trovati due orecchini d'oro decorati con smalto.
Tra le scoperte più interessanti vi è, senz'altro, quella di attrezzature utilizzate nell'arte del tatuaggio, quali due palette in pietra per mescolare i colori, aghi ricoperti d'oro, cucchiai d'osso e pennini decorati con animali. Sono più di un migliaio i reperti recuperati dalla sepoltura, che vanno ad aggiungersi al crescente corpus di dati che consentirà, in futuro, di ricostruire la storia antica del continente euroasiatico.
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