sabato 26 dicembre 2015

Le festività romane di dicembre - 2

Statua di Saturno al Museo
del Bardo
Anche Tellus veniva onorata in dicembre. La si celebrava nel suo tempio sulle Carinae, nei pressi dell'attuale chiesa di S. Andrea in Portogallo, votato dal console Publio Sempronio Sofo nel 268 a.C., durante un terremoto nel corso della guerra contro i Piceni. Il tempio venne edificato sul luogo dove sorgeva, un tempo, la casa di Spurio Cassio, condannato a morte del 485 a.C. con conseguente distruzione della sua abitazione.
I Consualia erano, senza dubbio, i riti più solenni dell'anno. Nel Circo Massimo si tenevano corse dei carri ai quali erano aggiogati sia muli che cavalli. Era un giorno di riposo per gli animali da lavoro. Gli altri Consualia si svolgevano in agosto.
I Saturnalia, secondo alcuni, furono istituiti nel 497 a.C., in occasione della consacrazione del tempio di Saturno nel Foro. Nel rito erano compresi anche gli Opalia, i Divalia e i Larentalia, tutte feste connesse con il significato di fine d'anno dei Saturnalia. In questi giorni veniva ristabilita l'eguaglianza tra gli uomini liberi e gli schiavi, simile a quella che vi era nell'Età dell'Oro, della quale Saturno era il signore. I padroni mettevano il pileus, il berretto degli schiavi liberati e questi erano serviti a tavola dai loro padroni. Ci si scambiavano doni alimentari, statuine e ceri che sostituivano i sacrifici umani che, in origine, erano fatti a Saturno. L'oracolo di Dodona, infatti, aveva consigliato ai Pelasgi di tornare alla loro terra d'origine.
I Saturnalia erano un punto di rottura tra l'anno vecchio e quello nuovo, che sarebbe iniziato dopo i riti di gennaio e febbraio. La statua di Saturno, nel primo giorno dei Saturnalia, veniva liberata dai compedes, le catene alle caviglie portate dagli schiavi. In questo modo il dio era liberato e messo in condizione di agire.
Prima che fosse eretto il tempio di Saturno, vi era un'ara molto antica dedicata dagli Aborigeni al dio. Quest'ara era scavata nel tufo della piana che diventerà, più tardi, il Foro Romano e veniva detta in imo Clivo Capitolino, dal momento che era situata alla base del Capitolium. Quest'ara era da identificarsi con il Volcanal.
Il tempio di Saturno venne eretto all'inizio della Repubblica. La data più accreditata è il 498 a.C., anche se alcuni autori lo collocano, nella sua prima forma, all'età di Tullo Ostilio o di Tarquinio Prisco. Sotto la soglia del tempio si conservavano, secondo la tradizione, le ceneri di Oreste, che significavano potere e vittoria, e uno dei sette Pignora Imperii di Roma. Nel tempio di Saturno era custodito l'aerarium di Roma, posto sotto la protezione del dio.
Saturno deriva il suo nome dalla radice indoeuropea *sat, da cui derivano, in latino, satis e satur, termini che indicano la pienezza e la soddisfazione, l'abbondanza dei campi coltivati grazie proprio alle tecniche insegnate dal dio. Per questo Saturno veniva rappresentato "armato" di falcetto, collegato con la raccolto di quanto prodotto dai campi, Saturno era assimilato, in qualche modo, a Dis Pater, il "ricco padre", identificato, a sua volta, con Pluto, signore degli Inferi, il cui nome significa "ricchezza". Le due divinità, tra l'altro, avevano due are vicine nella piana in cui sorgerà il Foro Romano.
Secondo gli autori romani, il culto di Saturno risaliva ad un tempo molto antico. Saturno venne accolto nel pantheon romano grazie al re sabino Tito Tazio, anche se lo si onorava da gran lungo tempo, addirittura prima della nascita di Roma, poiché la sua comparsa nel Lazio era collegata alla discesa di popolazioni dall'Umbria o dal reatino (i Siculi). La paredra di Saturno era Ops, l'Abbondanza, divinità anch'essa arcaica, dal momento che i suoi riti erano celebrati nella Regia.
Saturno era il dio che aveva portato la civilizzazione per eccellenza, colui che aveva iinsegnato agli abitanti dell'epoca la coltivazione della terra. Durante questo periodo, definito Età dell'Oro, uomini e dèi vivevano insieme sulla terra. Saturno, in seguito, lasciò al figlio Picus, divinizzato dagli Aborigeni, il regno, scomparendo e portando con sé anche il termine dell'Età dell'Oro. Da Picus, attraverso molte generazioni, nacque re Latino e qui si innesta il mito di Enea.
La connotazione originaria del dio romano in seguito identificato con Saturno, era diversa da quella del Saturno greco. Nell'Età dell'Oro, secondo la tradizione italica, la terra donava i suoi frutti con abbondanza e le messi crescevano rigogliose. Gli dèi vivevano con gli uomini e la guerra era sconosciuta. Il Saturno italico era il dio dell'ordine che nasce dal Caos primordiale. Aveva fondato la città di Saturnia e aveva fatto di Picus il primo re della storia romana. Ancor prima di Romolo.
Alla fine la scomparsa di Saturno venne considerata come una vera e propria morte. Il dio moriva per risorgere come bambino. Fu Janus ad ereditare da Saturno, una volta acquisito il potere sul Campidoglio, le caratteristiche di Dio dell'anno. In questo modo Janus si identificò completamente nel dio che apre il calendario.
A Saturno si collegò, in seguito, la metrica dei festeggiamenti, il ritmo saturnio, tipico dei sacerdoti Salii. Istituiti, originariamente, per la dea etrusca Turan, legati alla ricchezza derivante dalla posizione economicamente favorevole sul corso del Tevere, i Salii derivarono il loro nome dal sale, primo oggetto di commercio nell'area intorno al Tevere. 
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