giovedì 23 febbraio 2017

Gli Etruschi e i sacrifici umani

Lo scheletro trovato nella necropoli di Poggio Renzo
(Foto: sienanews.it)
Nel febbraio 2016, a seguito di una segnalazione del Gruppo Archeologico Città di Chiusi, in una porzione della collina prospiciente il lago di Chiusi conosciuta come Poggio Renzo, furono trovate cinque sepolture a camera e a fossa. "L'area di Poggio Renzo rappresenta una delle più importanti necropoli chiusine, utilizzata dal IX al II secolo a.C., con tombe a camera famose quali la celeberrima tomba dipinta della Scimmia, la tomba dell'Iscrizione o la tomba ellenistica delal Pellegrina", ha spiegato Maria Angela Turchetti, del Polo Museale dell'Umbria (ex Soprintendenza Archeologica della Toscana) in occasione del convegno a Tourisma2017, il salone internazione dell'Archeologia svoltosi a Firenze.
Le tombe indagate coprono un arco di tempo di quasi due secoli, tra la seconda metà del VII secolo a.C. e la metà del V secolo a.C. e seppure parzialmente saccheggiate, hanno consentito di documentare una variegata casistica di situazioni riconducibili a una pluralità di rituali ed interventi umani antichi. Tra le sepolture a fossa ed inumazione si distingue la tomba 4 che per posizione stratigrafica, contesto archeologico, postura dell'individuo, dati antropometrici rappresenta una significativa anomalia: per questa deposizione non si può escludere l'ipotesi di una uccisione rituale o di un sacrificio umano. Insomma, nella tomba 4, il nostro uomo era caduto in maniera brusca e lì rimasto fino allo scavo ma si trattava di una sepoltura perché era stato ricoperto di terra e sigillato con lastre di pietra. E quando Stefano Ricci, dell'unità di ricerca Preistoria e Antropologia Dipartimento Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Siena è andato a ricostruire il cranio, ha anche verificato che non si trattava di tratti etruschi e nemmeno europei. Da un primo confronto statistico sulle misure del cranio, l'uomo poteva provenire dall'Africa o dall'Asia minore. Ma questo sarà il Dna a stabilirlo, lo stesso Dna utilizzato per rivelare altre sensazionali scoperte che hanno portato la fama dell'Università di Siena e dei suoi ricecatori in giro per il mondo.
Sulle ossa del tronco dell'uomo si notano segni particolari che dicono che in vita si trattava di un uomo di fatica che lavorava molto, uno schiavo quasi sicuramente. Il che fa rivoluzionare le teorie secondo le quali gli Etruschi fossero un popolo mite. I Tirreni, viceversa, erano considerati pirati e tra le loro usanze gli storici antichi contemplano anche quella del sacrificio umano.
I risultati dei recenti scavi condotti a Chiusi nella necropoli di Poggio Renzo hanno, dunque, fornito l'occasione per tornare a riflettere su un argomento di interesse storico e sociologico sul quale esiste una sterminata letteratura.
Riutilizzare una sepoltura era una pratica abbastanza diffusa anche in Etruria. Una tale operazione poteva essere, però, compiuta solo ponendo in atto determinati rituali di chiusura e purificazione, le cui modalità dovevano essere regolate dalle norme contenute nei Libri Rituales, uno dei grandi testi sacri degli Etruschi. La riapertura della tomba dell'iscrizione di Poggio Renzo, ad esempio, in concomitanza con i recenti scavi, ha consentito di riflettere nuovamente su un grande rituale di chiusura ancora perfettamente leggibile. Ad un rituale di chiusura può, forse, rimandare anche il caso della tomba 4: probabilmente un sacrificio umano in occasione della definitiva chiusura della tomba a camera nel cui corridoio lo schiavo era sepolto.
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