mercoledì 12 aprile 2017

Il mitreo di Vulci

Il mitreo di Vulci (Foto: italiaparchi.it)
Una delle più importanti scopertae di Vulci, è stata determinata da uno sterro clandestino avviato nel 1975 e tempestivamente fermato dai militari. Il successivo scavo, svolto dall'allora Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale, mise in luce, sul pianoro occupato dalla città antica, nei pressi della Domus del Criptoportico, il caratteristico ambiente ipogeo costituito da un vestibolo affacciato sul lungo corridoio centrale, ai cui lati corrono i banconi riservati agli adepti durante le cerimonie.
Il ritrovamento venne presentato per la prima volta sul finire degli anni '90, presso il comune di Montalto di Castro e successivi interventi di scavo hanno meglio precisato le caratteristiche del monumento.
Già nel II millennio a.C., molto prima di divenire protagonista del suo culto misterico in età romana, la figura di Mitra aveva un ruolo importante in India, all'interno del pantheon vedico, nel quale incarnava il principio del rispetto dei patti e delle alleanze. La figura, in seguito, migrò nell'Iran achemenide, dove venne inquadrata nel sistema religioso zoroastriano, quale messaggero di Ahura Mazda e protettore prima del Gran Re e, dopo la conquista macedone dell'Asia, dei sovrani ellenistici d'Anatolia. Il dio persiano venne, infine, a contatto con il mondo latino.
Il castello di Vulci (Foto: lacollinadimontecchio.it)
Il culto di Mitra era articolato in diverse congreghe di iniziati, non legate tra loro da nessuna sovrastruttura, che avevano il proprio fulcro all'interno di ambienti, spesso ipogei, in cui si praticavano banchetti sacri e cerimonie religiose. Al centro del tempio mitraico dominava la raffigurazione del dio sotto forma di gruppo scultoreo o di rilievo votivo, che ritraeva sempre la stessa scena: Mitra, nelle vesti di un giovane abbigliato in abiti persiani e affiancato da due aiutanti, Cautes e Cautopates, che uccide il toro primordiale. Si tratta di un atto che simboleggia la creazione del cosmo.
Vi era, all'interno del culto mitraico, una rigida gerarchizzazione dei ruoli, ripartiti in sette ranghi ascendenti e corrispondenti i diversi ruoli rivestiti all'interno della comunità: Corax (corvo), Nymphus (sposo), Miles (soldato), Leo (leone), Perses (persiano), Heliodromos (portatore del sole), Pater (padre). Per questo i misteri mitraici si prestarono bene a rivestire una funzione di garanzia dell'ordine sociale costituito, divenendo oggetto di particolare devozione da parte di funzionari statali e membri dell'amministrazione imperiale.
Parco archeologico di Vulci (Foto: anticopresente.it)
Il mitreo di Vulci è uno dei rinvenimenti di maggiore prestigio e interesse scientifico nel più ampio panorama dell'Etruria. Ai confini della Regio VII si contano, oggi, cinque luoghi di culto identificati (Vulci, Tarquinia, Sutri, Cosa, Livorno) e tredici raffigurazioni della tauroctonia mitraica, otto sotto forma di rilievi e cinque di gruppi scultorei. Queste attestazioni sono più fitte nella fascia meridionale che in quella settentrionale dell'Etruria e sono particolarmente presenti lungo i maggiori assi viari dell'Etruria, in particolare le consolari Aurelia e Cassia.
La planimetria del mitreo di Vulci non presenta, a prima vista, alcuna differenza rispetto al modello canonico di questi edifici: un ambiente allungato, composto da un vestibolo d'ingresso e da un corridoio centrale delimitato da due lunghi banconi (podia), la cui funzione era quella di ospitare gli iniziati durante i banchetti sacri ed i riti iniziatici. I podia sono sostenuti da sei piccoli archi a tutto sesto che si aprono sul lato del corridoio e, probabilmente, rappresentano le prime sei sfere celesti e gli altrettanti livelli dell'iniziazione mitraica. L'ultimo livello, il Pater, doveva essere rappresentato dall'abside che accoglieva la statua tauroctona del dio Mitra, nota come Gruppo Maggiore. Accanto a quest'ultima si trovavano numerose altre sculture, tra cui una seconda tauroctonia (Gruppo Minore), la scultura di Cautes ed elementi architettonici e di corredo in marmo.
Vulci, la Domus del Criptoportico (Foto: etruschi.name)
Sono venuti alla luce, inoltre, un tesoretto monetale composto da emissioni databili tra il II e gli inizi del V secolo d.C. ed una notevole quantità di materiale ceramico, fra cui due splendidi vasi liturgici, un'olla e un cratere, probabilmente utilizzati durante le cerimonie e decorati con motivi serpentiformi e taurini.
Il sacello mitraico di Veio riutilizzò alcuni ambienti di servizio in disuso della Domus del Criptoportico, caratterizzata da una continuità di vita che perdura fino all'età traianea, agli inizi del II secolo d.C. A nordest della struttura sono venute, inoltre, alla luce alcuni ambienti residenziali mosaicati e intonacati, probabilmente pertinenti a una seconda domus, i cui piani pavimentali sembrerebbero essere in fase con il sacello. Se così fosse, il mitreo potrebbe essere stato edificato contestualmente a questa seconda villa e avrebbe fatto parte della domus di un ricco e facoltoso personaggio, come suggerito dall'opulenza dell'apparato scultoreo.
La rilevanza del santuario vulcente è data anche dalla conservazione degli strati di abbandono della struttura. Le sculture risultavano molto danneggiate e giacevano rovesciate nel corridoio centrale; i depositi monetali e i resti ceramici sembravano aver subito una sorte analoga nel vestibolo, sigillati al di sotto di uno strato di cenere che ricopriva i livelli di abbandono. Si tratta di tracce di una distruzione violenta seguita da un incendio doloso, azioni attribuibili ai cristiani che, nel corso del IV e V secolo, si abbandonarono a gesti del genere. I danni più vistosi sono quelli subiti dalle due tauroctonie. Al momento della scoperta il Gruppo Maggiore appariva spezzato in due parti e, in entrambi i gruppi, la testa del dio era assente.
L'asportazione e il mancato rinvenimento del capo delle due statue, che ritraevano lo stesso soggetto testimonia l'accanimento contro la statua di Mitra, un destino comune a quello di decine di altri arredi mitraici, tra cui due tauroctonie rinvenute in Etruria, un rilievo da Soriano nel Cimino e una statua da Cavriglia). Il tesoro monetale non venne depredato al momento dell'assalto, ma, piuttosto, sparso disordinatamente nel vestibolo, il che indica che l'atto distruttivo non era una semplice razzia, ma rispondeva ad una precisa missione di carattere divino.

Fonte:
Liberamente adattato da "Archeo" - agosto 2016
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