mercoledì 12 aprile 2017

Trieste, tornano alla luce le antiche mura romane

Il tratto delle mura antiche scoperte a Trieste (Foto: ilpiccolo.gelocal.it)
Gli archeologi non hanno dubbi, la struttura muraria trovata recentemente a Trieste sarebbe parte delle mura di fondazione della Tergeste romana. Anche il materiali di cui è composto, un unico blocco di pietra arenaria, tipica del colle di San Giusto e del Carso, lo rende molto simile al tratto di mura venuto alla luce negli anni '80 nella vicina via del Seminario e già catalogato dagli archeologi come la prima cinta difensiva della Trieste romana, risalente al 32-33 a.C. e voluto da Ottaviano prima che diventasse imperatore.
C'è un altro elemento che fa di questa scoperta una svolta nella difficile ricostruzione archeologica dell'antica Trieste: la posizione. Il tratto di muro appena scoperto, infatti, è stato individuato in via della Cattedrale, all'altezza del civico 11, poco al di sotto di piazzetta San Cipriano. Si trova, dunque, proprio nella zona prospiciente a via San Michele, che divide il colle di San Giusto da quello di San Vito. Proprio in linea con il cordone lungo il quale venne costruita la prima cinta difensiva di Trieste, per salvaguardare il colle di San Giusto da ogni attacco nemico.
"Questa scoperta dimostra come a Trieste ci sia ancora molto da scoprire, soprattutto nell'ambito di Cittavecchia", commenta Paola Ventura, archeologa della Soprintendenza competente nella zona di Trieste. "Un tratto di mura come questo è un pezzo di storia della città che ci permette di approfondire quanto già emerso, lasciando ampio spazio a nuove interpretazioni".
La ristrettezza della superficie indagata, rimarcano sempre dalla Soprintendenza, non permette di avanzare ipotesi certe di interpretazione, ma i dati acquisiti, integrati alla forma del territorio indagato, consentono perlomeno di alimentare la suggestione che possa trattarsi di strutture riferibili alla prima cinta fortificata di Tergeste.
Dotato di un contrafforte e composto da due gradoni, a mò di scalinata, il reperto conservava al suo interno abbondante materiale ceramico e vitreo di epoca romana e tardoromana, con un'enorme quantità di frammenti di anfora e di terre sigillate rinvenuto negli strati di appoggio. Si pensa, pertanto, a un successivo riutilizzo della struttura come discarica di materiali, effettuata all'interno di uno spazio chiuso. Di qui l'ipotesi, ancora non definita, che potesse trattarsi di una torre difensiva.
E' anche ipotizzabile che in epoca ottocentesca venisse sfruttata come pozzetto, riempito con la cenere proveniente dalle cucine delle monache di San Cipriano, a testimonianza di un suo lungo utilizzo. Ma l'ipotesi che sia un tratto della cinta voluta dal primo imperatore romano non è l'unica avanzata.
Gli archeologi pensano, in seconda battuta, che possa trattarsi di una struttura monumentale. Anticamente, infatti, via della Cattedrale conduceva all'Acropoli situata in cima al colle di San Giusto nei pressi della basilica. Potrebbe dunque trattarsi di un monumento come quello che gli archeologi stanno ristrutturando nella vicina via dei Capitelli.
 
Fonte:
ilpiccolo.gelocal.it

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