lunedì 24 aprile 2017

La fine del mondo c'è già stata?

Gobekli Tepe, particolare (Foto: Panorama)
11.000 anni prima di Cristo uno sciame di comete colpì la terra devastandola, modificando l'inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta, provocando l'estinzione di molte specie come quella dei mammut e causando un'era glaciale che durò mille anni.
A dipingere questo clima apocalittico un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo, che ha trovato la narrazione di questo cataclisma nel più antico libro di storia esistente: i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel sud della Turchia. All'annuncio della scoperta, i sostenitori della teoria secondo la quale antiche civiltà avanzate sono state distrutte da eventi catastrofici hanno esultato. Naturalmente si preparano altri libri sull'argomento.
Gobekli Tepe, stele con rappresentazione di avvoltoi
(Foto: Peter Simon)
Una stele in particolare, quella chiamata dell'avvoltoio, ha attratto l'attenzione degli scienziati di Edimburgo. Riproduce attraverso simbolismi animali una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Grazie all'aiuto di un computer è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi riproducevano la caduta dello sciame delle comete e un uomo senza testa indicava la perdita di molte vite umane. La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l'anomalia dell'iridio osservata in nord America, risalente all'11-10.000 a.C.: l'iridio è poco presente nel suo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una cometa lo hanno portato sulla terra, come avvenne nell'estinzione dei dinosauri. Per il Professor Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, "questa scoperta, insieme all'anomalia dell'iridio, chiude il caso in favore dell'impatto di una serie di comete".
Gobekli Tepe è il tempio più antico dell'umanità e pare fosse dedicato all'osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che narrano la catastrofe dell'11.000 a.C. erano tenuti in grande considerazione e conservati con cura, come se fosse importante non perderne la memoria. Inspiegabilmente, in epoca preistorica, il sito venne abbandonato e completamente ricoperto di terra, perché nessuno lo potesse individuare. Archeologi e antropologi collocano nel Dryas recente l'inizio della civiltà umana, con le prime coltivazioni e i primi villaggi del Neolitico. ma per altri ricercatori, che il mondo accademico non tiene in nessuna considerazione, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla terra e ha costretto gli esseri umani sopravvissuti a un nuovo e faticosissimo inizio.
La teoria che grandi civiltà del passato siano state distrutte da eventi catastrofici è suggestiva e spiegherebbe le grandi costruzioni le cui rovine sono state trovate sui fondali dell'Oceano, dove Platone collocava Atlantide, così come la piramide sommersa che si trova vicino all'isola di Yonaguni, in Giappone. Ma c'è da sperare che i cultori delle civiltà perdute non abbiano ragione: gli sciami di comete sono infatti periodici e quello descritto nella stele di Gobekli Tepe potrebbe tornare nell'arco di qualche decennio.

Fonte:
La Stampa

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