giovedì 6 aprile 2017

Roma Est, riemergono i resti dell'antica via Labicana

I resti dell'antica via Labicana (Foto: roma.repubblica.it)
Riaffiorato dalla terra dopo 50 anni, come in un miracolo della storia. E a vederlo è una meraviglia, un tratto di tredici metri dell'antica via Labicana, quella che nel V secolo a.C. portava dalla porta Esquilina, l'arco di Gallieno delle vecchie Mura Serviane, fino alla città di Labicum, tra Colonna e Montecompatri. Ed ora eccolo di nuovo sotto il sole, al IV miglio del suo percorso, riportato alla luce dalle mani degli archeologi durante i lavori dell'Atac per la stazione di Centocelle del tranvetto giallo che parte dalle Ferrovie Laziali. Mentre 500 metri più avanti si scende nella stazione della metro C che porta a Pantano e, indietro, verso Lodi e San Giovanni.
Così, con un finanziamento della Regione, anche questi resti della Roma che fu riappaiono, i ciottoli della strada, larga tre metri e mezzo, quelli degli antichi "paracarri", chiamati crepidini, e quel che rimane del "marciapiede" dell'epoca, largo un metro e mezzo. Ma non solo. Tra i binari e lo sfrecciare dei trenini della storica Roma-Giardinetti, ci sono anche edifici funerari, tra cui un sepolcro, un mausoleo a pianta circolare. "E' del I secolo a.C.", spiega Paola Carrano, l'archeologa della Soprintendenza guidata da Margherita Eichberg che si occupa degli scavi " e ha un diametro di 25 metri".
"La strada e i sepolcreti accanto - continua Paola Carrano - erano affiorati nel 1967, durante i lavori per il raddoppio della Casilina, e poi erano stati reinterrati. Restano i rapporti degli archeologi dell'epoca. Ma, ad esempio, la cosiddetta mummia di Centocelle, il corpo di un uomo trovato nel sepolcro ancora chiuso da perni, alto, avvolto in pelli, mummificato da una coltre di resina calcarea, è andata persa, nonostante se ne parli negli studi".
"Questi ritrovamenti - spiega Stefano Musco, l'archeologo responsabile di tutto il settore Est della città - vanno considerati come tasselli di una rete. Siamo di fronte al parco di Centocelle, che conserva i resti di tre ville romane, tra cui quella chiamata Ad duos lauros, in un tratto della via Labicana che andava dal Fosso della Marranella al Fosso di Centocelle, all'altezza di via Palmiro Togliatti. E a poca distanza dal sepolcro di Elena, la madre di Costantino. Tutte cose che rappresentano l'identità di questo territorio. Conservare dunque l'antica strada e i sepolcreti significherebbe donare elementi di storia alla periferia".

Fonte:
roma.repubblica.it
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