sabato 25 novembre 2017

Scoperte nei pressi dell'abbazia di S. Gervasio a Mondolfo

Gli scavi nei pressi dell'abbazia di S. Gervasio
(Foto:oltrefano.it)
E' uno scrigno dall'inestimabile valore l'area dell'antica abbazia di San Gervasio di Bulgaria, a Mondolfo, provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche. Sono di enorme interesse e importanza i risultati della indagini archeologiche condotte intorno all'abbazia. La prima campagna 2016-2017 è stata presentata dal sindaco Nicola Barbieri, dal consigliere comunale Enrico Sora, dal funzionario archeologo della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio delle Marche, Maria Gloria Cerquetti e dagli archeologi che hanno condotto gli scavi.
Tra marzo e maggio 2016, in occasione di alcuni lavori di ammodernamento della rete idrica sono emersi reperti di importanza tale da indurre, nel 2017, a proseguire nelle indagini durante le fasi di manutenzione straordinaria a un impianto di depurazione nei pressi dell'abbazia, in area che insiste nel sito di rinvenimento di una necropoli.
Le indagini hanno portato alla luce reperti e strutture di notevole interesse in ben tre aree: una di carattere cimiteriale e due di carattere abitativo. Per le fasi abitative ci sono ragionevoli elementi che portano a pensare ad una scoperta di eccezionale rilevanza per il territorio di Mondolfo ma anche per l'intera vallata, con tracce di un edificio pubblico di grandi dimensioni e un sito pluristratificato, che presenta almeno tre fasi insediative fino all'ultima, databile all'età gota, successiva alla metà del VI secolo d.C. e quindi altomedioevale. Mentre l'area sepolcrale ha evidenziato sepolture che sembrano tutte databili tra la tarda antichità e l'alto medioevo e forse con elementi del mondo barbarico (longobardo).
La dedicazione dell'abbazia al martire milanese Gervasio, fratello di Protasio, il cui culto era stato diffuso da S. Ambrogio a partire dal 386, farebbe risalire il luogo di culto alle prime fasi della cristianizzazione della valle del Cesano. Anche il sarcofago di stile ravennate degli inizi del VI secolo d.C. è un indizio circa l'esistenza di un'area cimiteriale nello stesso sito. Altri indizi farebbero pensare che nel corso del VI secolo sia accaduto qualcosa di importante nella trasformazione o riutilizzo di strutture di età romana nella prospettiva di fondazione di un edificio chiesastico.
Negli scavi del 2016 sono venute alla luce antiche tombe, probabilmente di epoca romana. Lo scavo era funzionale alla realizzazione di nuove condotte idriche. Le sepolture risalgono al IV o V secolo d.C.. A confermare la rilevanza della scoperta è stata la Dottoressa Maria Gloria Cerquetti, funzionaria della Soprintendenza. Una delle sepolture presentava una copertura a tegole ad alette e custodiva lo scheletro di un infante. L'orientamento della tomba era da est ad ovest, tipico dell'età tardo romana. All'interno di questa tomba non è stato trovato alcun tipo di corredo e lo scheletro era scomposto a causa della spinta del terreno. La seconda tomba, sicuramente di un adulto, è stata individuata pochi metri di distanza dalla prima.

Fonti:
oltrefano.it
ilrestodelcarlino.it
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