mercoledì 17 gennaio 2018

Selinunte, una città nella città: nuove scoperte

Il Parco Archeologico di Selinunte (Foto: pti.regione.sicilia.it)
Selinunte, il parco archeologico più grande d'Europa ma anche una città nascosta da 2700 anni. E' grazie ad una termocamera ad alta sensibilità termica, caricata su un drone, se i geologi dell'Università di Camerino hanno rilevato sul terreno dell'area archeologica, alcune anomalie riconducibili ad importanti strutture sepolte che dal tempio scendevano verso il porto.
Finora sono 14 i piani di volo effettuati sull'area del Parco Archeologico con un esacottero, un drone con sei braccia, che ha rilevato le temperature dei corpi sia vivi che inerti. "Rimangono ancora molte strutture da indagare - ha rilevato Enrico Caruso, Direttore del Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa. - Va compresa la conformazione geologica della zona e il perché i selinuntini la scelsero per il loro insediamento. Il dramma di Selinunte è la conservazione: dobbiamo capire cosa vuol dire tenere in piedi un tempio che può rischiare di cadere in caso di terremoto".
Piantina del Parco Archeologico di Selinunte (Foto: virtualsicily.it)
Enrico Caruso ha lasciato trapelare notizia dei ritrovamenti più interessanti, a partire dal sistema di tubature costruito dai Greci per portare l'acqua nelle case, per arrivare al rinvenimento, in queste ultime settimane, di ambienti domestici dedicati al culto, a cui sono riconducibili alcuni altari cilindrici e la più antica raffigurazione di Ecate (Hekate) mai ritrovata in tutto il mondo greco: si tratta di un personaggio femminile di origine pre-indoeuropea successivamente acquisito dalla mitologia greca come divinità regnante sui demoni malvagi, sulla notte, sulla luna, invocata negli incantesimi e nelle antiche pratiche di magia.
Tempio "E" di Hera (Foto: lasiciliainrete.it)
Ritrovati anche molteplici oggetti che riportano a momenti di vita dell'antica città come vasi corinzi, ornamenti, statue e persino un flauto, mentre delle case risalenti all'epoca classica ed ellenistica, dopo la distruzione del 409 a.C., è stata presentata la ricostruzione, così come anche quella, parziale, della facciata del Tempio Y - il più antico tempio dorico circondato da colonne tra quelli di Selinunte - della quale sono stati rinvenuti alcuni elementi architettonici.
Il geologo Fabio Pallotta ha affermato che: "l'uso di termocamera ad alta sensibilità terminca, montata su drone, ha permesso ai geologi dell'Università di Camerino di rilevare sul terreno alcune anomalie termiche riconducibili ad importanti strutture sepolte che dal Tempio M scendono verso il porto di Selinunte. Si trattava verosimilmente di un complesso di templi e vasche colme di acqua sorgiva che scorreva verso il mare per offrire ristoro ai viaggiatori. Le immagini termiche consentiranno di notare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano proprio i resti del cosiddetto Tempio M, ora situato lungo la sponda destra del fiume Selino, ma che in origine si ergeva in tutto il suo splendore sull'estremo promontorio occidentale della laguna".
Tempio "C", veduta aerea (Foto: wikimedia)
"Gli studi fin qui condotti a Selinunte - ha commentato Marco Materazzi, geomorfologo dell'Università di Camerino. - hanno permesso in primo luogo di ricostruire quella che doveva essere l'antica linea di riva al tempo della massima espansione della città greca, evidenziando la presenza di due porti ubicati immediatamente ad est e ad ovest dell'Acropoli di Selinunte e confermando, integrandole, le ipotesi già formulate dagli archeologi Hulot e Fougères agli inizi del Novecento". La recente ricerca ha permesso di rilevare le tracce di importanti interventi effettuati sul territorio: dalle deviazioni di corsi d'acqua, alla captazione di sorgenti, a imponenti sbancamenti per scopi di carattere militare o legati al commercio e al culto religioso. 
Sempre in materia di acqua, lo studioso ha poi aggiunto come essa costituisse la più importante delle risorse di un territorio che dovette avere nell'abbondanza d'acqua la fonte principale della sua prosperità, peraltro non priva di seri problemi a causa della presenza di aree paludose e malsane. Metodi geoelettrici non invasivi, hanno infine evidenziato la presenza nel sottosuolo, sotto i depositi sabbiosi, di strutture presumibilmente riconducibili ad edifici, mura o strade, come future indagini archeologiche si spera potranno confermare.
Strada sull'acropoli di Selinunte (Foto: Wikipedia.org)
Sempre nel sottosuolo di Selinunte, il gruppo di ricerca dell'Università di Camerino coordinato da Gilberto Pambianchi, Ordinario di Geomorfologia e Geografia Fisica e Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, ha inoltre delineato, attraverso indagini con la termo-camera, gli ambienti naturali dei primi insediamenti risalenti a 2700 anni fa. Un paesaggio che ha rivelato tracce molto probabilmente rapportabili a terremoti, frane, alluvioni del passato, eventi naturali cui ora sarà necessario dare una successione cronologica. Da questo studio, ha detto Pambianchi, "emergerà una ricostruzione storica decisamente importante per le politiche di prevenzione e di tutela dei siti archeologici in Sicilia e nel resto d'Italia". [...]
Quando saranno terminate le operazioni sul campo, su ogni punto di sondaggio sarà collocata una stele esplicativa che descriverà al visitatore le caratteristiche stratigrafiche, archeologiche ed ambientali rinvenute. Di questi ambienti, non visibili ad occhio nudo ma emersi grazie alla ricerca portata avanti dall'Università di Camerino, dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani e dal Parco Archeologico di Selinunte, saranno mostrate alla stampa le elaborazioni in 3D.
Continua così a comporsi il puzzle di questo che - ha detto il direttore Enrico Caruso - "è il parco archeologico più grande d'Europa in quanto costituisce un unico, grande sistema che comprende al suo interno un'intera città e due zone suburbane che includono ad ovest i piccoli santuari e ad est i grandi santuari. Fondata nella seconda metà del VII secolo a.C. da coloni Greci di Megara Hyblaea, una delle prime colonie greche di Sicilia, Selinunte raggiunse rapidamente uno straordinario sviluppo, diventando la più importante megalopoli della Sicilia Occidentale. La città fu distrutta una prima volta nel 409 a.C. dai Cartaginesi, quindi una seconda volta dai Romani nel 250 a.C., ma ciononostante continuò ad essere abitata fino al XIII secolo circa, quando il progressivo abbandono la fece sparire sotto una spessa coltre di sedimenti sabbiosi di natura eolica e sotto la fitta vegetazione costiera, fino a quando, nel 1551, venne riscoperta da un monaco domenicano di Sciacca, Tommaso Fazello, che l'aveva cercata seguendo le indicazioni dello storico Diodoro Siculo".

Fonti:
famedisud.it
lastampa.it
quotidiano.net

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