sabato 31 marzo 2018

Imola, trapanazione medioevale e nascita post mortem

Imola, la sepoltura della donna incinta alla quale è stata praticata
la trapanazione del cranio (Foto: Pasini, World Neurosurgery/Elsevier)
In una tomba medioevale rinvenuta ad Imola, è stato trovato lo scheletro di una donna vissuta circa 1300 anni fa, con un foro nel cranio e le minuscole ossa di un feto al di sotto del bacino. Probabilmente si tratta di un fenomeno conosciuto come "nascita nella bara", quando un feto non nato al momento della morte, viene espulso dal corpo della madre dai gas di decomposizione. Si tratta di un evento estremamente raro, in archeologia. Più rara ancora è la presenza della ferita circolare notata sul cranio della defunta.
Secondo gli archeologi delle Università di Ferrara e di Bologna, il foro presente sul cranio della donna potrebbe rappresentare un raro esempio di chirurgia cerebrale medioevale. Nel Medioevo veniva praticato un foro nelle ossa della scatola cranica per alleviare la pressione endocranica e cercare di risolvere tutta una serie di disturbi medici. Purtroppo nel caso della donna la tecnica non ha portato a risultati positivi.
I ricercatori ritengono che la defunta soffrisse di preeclampsia o eclampsia, due condizioni che in gravidanza inducono l'ipertensione. Venne curata con la trapanazione frontale per alleviare la pressione all'interno del cranio. La donna non è sopravvissuta all'intervento ed il bambino che recava in grembo è morto con lei.
Imola, particolare delle ossa del feto ritrovate nella
sepoltura (Foto: Pasini, World Neurosurgery/Elsevier)
La sepoltura di Imola è stata scoperta nel 2010, durante gli scavi archeologici. I resti della donna giacevano tra diverse altre sepolture che i ricercatori hanno datato al periodo longobardo (dal VII all'VIII secolo d.C.). Dal momento che lo scheletro della defunta è stato trovato a faccia in su, i ricercatori hanno concluso che venne intenzionalmente sepolta in questo modo e non venne successivamente spostata.
La donna aveva tra i 20 e i 30 anni, al momento della morte, e la sua gravidanza era quasi al termine. Il foro praticato sulla superficie cranica misura circa 4,6 millimetri di diametro. Si tratta di un foro inciso con molta precisione e di forma rotonda, il che fa pensare che non sia il frutto di un colpo violento, ma sia, piuttosto, coerente con una sistematica foratura dell'osso, classico segno di trapanazione. Dal momento che sono state riscontrate anche tracce di guarigione, intorno alla ferita, è probabile che la trapanazione sia stata fatta almeno una settimana prima della morte della donna.
Pochi centimetri al di sopra del foro è stato individuato il segno di un taglio lineare di almeno 3 millimetri di lunghezza. I ricercatori pensano che sia il segno dell'asportazione di parte del cuoio capelluto necessaria per preparare la successiva trapanazione.
Si tratta di una scoperta importantissima, poiché esistono veramente pochissime testimonianze di trapanazione cranica risalenti al Medioevo e questa è, tra l'altro, l'unica operata su una donna incinta che presenta, inoltre, l'estrusione fetale post mortem.

Fonte:
livescience.com
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