sabato 28 giugno 2014

Risolto il mistero dell'armata scomparsa di Cambise?

Geroglifici egizi (Foto: Università di
Leida)
E' uno dei più grandi misteri archeologici degli ultimi tempi: 50.000 uomini letteralmente scomparsi nel deserto egiziano nel 524 a.C.. Ora, forse, il Professor Olaf Kaper, dell'Università di Leida, potrebbe aver scoperto il mistero.
Lo storico greco Erodoto racconta la storia del re persiano Cambise che affrontò il deserto con un'armata di 50.000 uomini, svaniti nel nulla forse, ipotizza lo storico greco, inghiottiti da una duna sabbiosa. Cambise, figlio di Ciro il Grande, aveva sconfitto, a Pelusio, il faraone Psammetico. Arrivato a Tebe divise l'esercito in due: una parte venne inviata a sud per sottomettere gli Etiopi, l'altra parte si addentrò nel deserto occidentale per raggiungere l'oasi di Siwa, distante 800 chilometri. Non si conosce il motivo di questa "spedizione". Erodoto afferma che dopo sette giorni l'armata raggiunse una località a 200 chilometri da Tebe, l'"isola dei beati" (forse El Kharga). Poi puntò a nord dove, appunto, venne sommersa da un vento carico di sabbia, il Khmsin.
L'egittologo Professor Olaf Kaper non ha mai creduto a questa ipotesi ed ha avanzato un'ipotesi diversa. Egli sostiene che l'esercito non è scomparso, ma sia stato semplicemente sconfitto in battaglia.
La ricerca del Professor Kaper dimostra che la destinazione dell'armata era l'oasi di Dachla, dove erano attestate le truppe del faraone ribelle Petubastis III. L'esercito di Cambise, praticamente, cadde in una vera e propria imboscata nel tentativo di riconquistare parte dell'Egitto che era stata sottratta al dominio persiano.
La vicenda dell'armata "scomparsa" nel deserto si è ammantata di mistero anche perché Dario I, re dei persiani, alla fine risolse la rivolta egiziana in un bagno di sangue che vendicò la terribile sconfitta inflitta a Cambise. Dario attribuì quest'ultima, in seguito, ad eventi naturali e questa "spiegazione" fu quella che, per secoli, venne ritenuta credibile.
Il Professor Kaper ha fatto questa scoperta in modo accidentale. Negli ultimi dieci anni è stato coinvolto in una ricerca condotta congiuntamente dalla New York University e dall'Università di Lecce nell'oasi di Dachla. Quest'anno, poi, il Professor Kaper ha decifrato l'elenco completo dei titoli di Petubastis III presenti sui templi antichi. Questi titoli gli hanno confermato che l'oasi di Dachla doveva essere un'importante roccaforte già all'inizio del dominio persiano in Egitto.
In un documentario di qualche anno fa, i fratelli archeologi Alfredo e Angelo Castiglioni hanno girato un documentario che riassume più di 40 anni di esplorazione nelle lande più desolate poste tra Libia, Egitto e Sudan. I fratelli Castiglioni sono diventati celebri per la scoperta della città d'oro Berenice Panchrysos. Nel documentario i due archeologi espongono quelle che ritengono essere le prove definitive per la soluzione del mistero dell'armata scomparsa.
I fratelli Castiglioni hanno puntato su una strada carovaniera che da Tebe puntava verso nord, esistente già ai tempi della XVIII Dinastia. Per verificare la loro ipotesi, i Castiglioni hanno cercato i punti di rifornimento di acqua e, attraverso indagini geologiche, hanno ritrovato le tracce di sorgenti ora disseccate ed hanno riportato alla luce i resti di numerose anfore sepolte ai piedi di una collina a formare un'oasi artificiale, predisposta in attesa dei 50.000 uomini di Cambise. Le indagini hanno confermato che le anfore risalivano all'epoca della conquista persiana. Sulle antiche mappe, hanno scoperto i fratelli Castiglioni, Siwa era indicata nel posto sbagliato, a un centinaio di chilometri più a sud di quanto non fosse in realtà. Probabilmente, secondo i due archeologi, fu proprio questo errore a determinare la tragedia dell'armata scomparsa. I soldati, convinti di essere vicini alla meta, vennero seppelliti da una tempesta di sabbia.
I fratelli Castiglioni hanno ritrovato resti di quelli che ritengono essere gli uomini di Cambise ai piedi di una falesia nel deserto. Accanto ai resti umani hanno trovato punte di freccia che ritengono appartenere alle armi dei soldati persiani. In una caverna non lontano dalla falesia, lunga circa 35 metri, hanno ritrovato altre punte di freccia, un pugnale, parte dei finimenti di un cavallo, frammenti ossei e ceramici.
Non lontano dalla caverna, poi, grazie all'aiuto di un beduino che aveva "esplorato" già in precedenza il luogo, i fratelli Castiglioni hanno ritrovato altri resti umani, un orecchino d'argento, le perle di una collana ed una fossa comune nella quale ritengono siano stati ammassati i resti di alcuni uomini dell'armata di Cambise.
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