sabato 22 novembre 2014

I Romani e le miniere d'oro della Spagna

Las Médulas, antica miniera d'oro romana nella comunità montana di
Castiglia e Leòn (Spagna centro-settentrionale) (Foto: Archeo.it)
Nascoste dalla vegetazione e dalle colture ci sono una serie di miniere d'oro e complesse opere idrauliche tese a deviare persino il corso dei fiumi, tutte scavate dai Romani. Siamo a Leòn, in Spagna. A fare questa eccezionale scoperta sono stati i ricercatori dell'Università di Salamanca.
La più grande miniera d'oro a cielo aperto dell'Impero Romano si trova proprio qui, a Leòn, ma gli archeologi sapevano che la ricerca del prezioso minerale si estendeva ben oltre la valle del fiume Eria. Grazie ad un sistema laser particolare installato su un aereo, i ricercatori hanno potuto indagare le tracce lasciate dalle antiche miniere e sono riusciti ad individuare le opere di ingegneria che i Romani hanno posto in essere per convogliare l'acqua ad uso delle miniere.
Il geologo Javier Fernàndez Lozano, dell'Università di Salamanca, ha dichiarato: "Il volume di terra sfruttata è molto maggiore di quanto si pensasse e le opere eseguite sono impressionanti, il che rende questa valle estremamente importante nel contesto delle attività di estrazione romane nel nord-est della penisola Iberica".
Gli archeologi ritengono che i sistemi di trasporto e di ridistribuzione delle acque siano ispirati a quelli già esistenti nel Nord Africa, dove gli Egiziani, da secoli, avevano avuto modo di perfezionare le opere di trasporto e distribuzione del prezioso liquido. Plinio il Vecchio, procuratore romano incaricato di sovrintendere lo sfruttamento delle miniere spagnole, ha descritto alcune delle metodologie impiegate dai Romani nell'estrazione dell'oro.
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