domenica 23 novembre 2014

Il complesso di San Calocero e la sepoltura "anomala"

Complesso di San Calocero, lo scavo della "sepoltura
anomala" di una bambina
Il complesso di San Calocero, chiesa e poi monastero femminile, si trova all'esterno delle mura della città ligure di Albenga. Qui, a diverse riprese, sono stati recuperati reperti di età romano imperiale. Il complesso è composto da un insediamento funerario tardo antico sul quale sorse la chiesa martiriale di VI secolo d.C. ed un monastero femminile di età medioevale. Il sito venne definitivamente abbandonato nel 1593, quando le Clarisse che lo gestivano si trasferirono all'interno della città di Albenga, nel quartiere di Sant'Eulalia.
Le prime esplorazioni di questo interessantissimo sito risalgono al 1934, a cura dell'archeologo Nino Lamboglia, che condusse qui due campagne di scavo, una nel 1938-1939 e l'altra nel 1971, applicando per la prima volta ad un sito medioevale la tecnica stratigrafica. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, con il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di Roma, si è interessata al sito, nell'arco temporale tra il 1985 e il 2008, per promuoverne la conservazione e le attività di ricerca. L'intento era quello di rendere fruibile il bene ai visitatori.
La struttura muraria più antica del complesso monastico è la muratura a riseghe che funge da terrazzamento-contenimento. Il riempimento contenuto dal muro venne scavato dal Lamboglia e permise la scoperta di una serie di tombe "a cappuccina" e di ceramica che hanno permesso di datare l'opera al III secolo d.C.. Gli scavi del Duemila hanno evidenziato che la fascia soprastante al muro di contenimento, ad oriente della chiesa, era anch'essa occupata da sepolture. Si è, così, configurato un ampio insediamento funerario tardo antico.
Di fronte a questo muro di contenimento, in età successiva, venne costruito un porticato coperto a spiovente con cinque arcate ora in parte restaurate. La datazione offerta dagli archeologi è quella del V secolo d.C.. Con l'impianto della soprastante basilica, lo spazio venne riempito da una volta in muratura che occultò le arcate del portico. Nel vano venne impiantata una cripta funeraria per le sepolture del ceto privilegiato. Queste sepolture erano in sarcofagi che si assiepavano attorno al corpo del santo martire qui venerato.
Area dello scavo del complesso di San Calocero (Foto: Savona News)
Prossima al complesso funerario e martiriale è la via romana Iulia Augusta, costruita intorno al 13 a.C. per collegare la Liguria alla Gallia Narbonense. Presso Albingaunum (Albenga), la via rasentava la costa con un percorso molto diverso da quello attuale. A margine della Iulia Augusta, nel corso del I e del II secolo d.C., nei pressi di Albingaunum, sorsero complessi funerari di varia natura, destinati soprattutto ai ceti medi.
La navata principale della chiesa di San Calocero è stata datata al V-VI secolo d.C.. La chiesa, all'epoca, possedeva anche un'abside collocata ad est e una navata a nord, verso la pianura, ora completamente scomparsa. Questa navata fungeva da copertura della sottostante cripta, dove si trovavano le citate sepolture nobili.
Negli scavi sono stati rinvenuti resti scultorei di arredi liturgici: lastre, plutei, capitelli. Questi dimostrano la monumentalizzazione dell'edificio religioso intorno al VI secolo d.C.. L'ultimo rifacimento risale all'VIII secolo d.C., in piena epoca longobarda, ad opera dell'abate Marinace del quale resta un'epigrafe. L'impianto della chiesa e della necropoli sono sicuramente connesse alla presenza, in loco, dell'antica sepoltura di San Calocero, comandante romano convertito al cristianesimo, che si crede abbia subito il martirio proprio ad Albenga, durante la persecuzione di Diocleziano (inizi IV secolo d.C.). La devozione per le reliquie del santo proseguì anche durante il Medioevo, arrivando in età moderna: San Calocero è tuttora il patrono della città di Albenga.
Particolare del complesso archeologico di
San Calocero (Foto: Beni Culturali)
Tra le sepolture presenti nel complesso ecclesiale, è stata di recente trovata una sepoltura "anomala", quella di una bambina di 148 centimetri di altezza e dell'età di circa 13 anni, sepolta a faccia in giù, come si seppellivano, un tempo, i morti che si volevano umiliare. L'archeo-antropologa Elena Dellù, responsabile dello scavo delle sepolture, ha dichiarato: "Spesso queste sepolture anomale riguardano persone che, in qualche modo, vengono giudicate negativamente dalla società, per essersi macchiate di qualche crimini, che provvede a inumarle attraverso un gesto di dispregio verso il corpo del defunto. Andrà tuttavia spiegato come mai, proprio questa sepoltura anomala, si trovi a contatto con la facciata della chiesa, in un ambito tra i più ricercati come luogo di sepoltura".
Ulteriori indagini sui resti scheletrici della bambina seppellita, hanno permesso di riscontrare, nel cranio, segni di una forte anemia. L'anemia potrebbe averle provocato svenimenti o crisi epilettiche le quali, mal interpretate, potrebbero aver indotto a credere i suoi contemporanei che la bambina fosse posseduta dal demonio. Forse è proprio questa la causa della sua sepoltura a faccia in giù.
Il Professor Philippe Pergola, del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana si è mostrato molto soddisfatto dai risultati della campagna di scavo a San Calocero: "La prima campagna di scavo al San Calogero sta volgendo al termine, non senza averci regalato risultati molto significativi. In particolare stanno emergendo dati insperati sul sepolcreto tardo antico, che sembra collocarsi su contesti romani presumibilmente di epoca imperiale, la cui indagine è ancora in corso. Anche per la fase tardo medioevale le sorprese non sono mancate: si è infatti individuato il punto di prelievo del materiale di cava, servito per la costruzione del monastero tardo trecentesco, una vera rarità perché spesso le cave sorgono a molti chilometri di distanza dai cantieri e sono di difficile riconoscimento".
I nuovi scavi a San Calocero sono stati condotti ad opera del Pontificio Istituto di Archeoogia Cristiana, in collaborazione con l'Università di Aix-Marseille e con il contributo economico della Fondazione Lamboglia, a cui si è aggiunto il sostegno del Comune di Albenga, della Coop Liguria e del campeggio Isola. Allo scavo archeologico hanno partecipato studenti italiani e francesi.
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