sabato 25 luglio 2015

Israele, trovate le più antiche tracce di culture domestiche

Ricostruzione di una capanna di Ohalo II, sul Mare di Galilea
(Foto: muschecht.haifa.act.il
Il Medio Oriente è la culla della civiltà, dove i cacciatori-raccoglitori si "trasformarono" per la prima volta in comunità di agricoltori. Recentemente si è scoperto che il primo tentativo di coltivare la terra è molto più antico di quanto si fosse sempre pensato.
Una squadra di archeologi e botanici dell'Università di Haifa, dell'Università di Tel Aviv e di Harvard ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica "PlosOne" in cui giunge a conclusioni sorprendenti riguardo la nascita delle comunità agricole in Medio Oriente. Lo studio ha rilevato la presenza, in Israele, di frumento e di orzo appartenente ad una tipologia domestica più che selvaggia e la contemporanea presenza di strumenti a lama utilizzati per il taglio e la raccolta dei cereali.
Il sito preso in esame dai ricercatori è quello di Ohalo II, un campo coltivato ben 23.000 anni fa da una comunità di cacciatori-raccoglitori che vivevano sulle rive del Mare di Galilea. Il sito si trova a circa 9 chilometri a sud dell'attuale Tiberiade e venne scoperto nel 1989, quando il livello del lago si abbassò a causa di una forte siccità che colpì Israele. Gli scavi vennero, allora, portati avanti per sei stagioni dalla Professoressa Dani Nadel, dell'Università di Haifa.
In precedenza si era pensato che le prime tracce di coltivazione razionale della terra risalissero al 12.000 a.C., in Mesopotamia e nelle attuali Iran e Turchia.
Gli scavi ad Ohalo II hanno riportato alla luce i resti di sei abitazioni a capanna, una sepoltura e resti abbondanti e ben conservati di alimenti animali e vegetali, unitamente a perline provenienti dal Mediterraneo ed a strumenti in selce.
Artefatti trovati nel sito di Ohalo II (Foto: Dani Nadel/Haifa University)
I resti di alimenti vegetali erano stati trovati ben conservati poiché carbonizzati e coperti da sedimenti. L'acqua del lago li aveva come sigillati, privandoli quasi di ossigeno e permettendone la conservazione. Questo ha permesso ai ricercatori di raccogliere molte informazioni preziosi su quello che è stato presto considerato uno dei migliori esempi in tutto il mondo di un villaggio di cacciatori-raccoglitori. Qui sono stati rintracciati i primi tentativi ben riusciti di semina e di raccolta.
Il villaggio ha restituito ben 150.000 resti vegetali, mostrando che i residenti del sito erano riusciti a mettere a coltura 140 specie di piante diverse. Tra queste i botanici hanno identificato specie di cerali commestibili come il farro selvatico, l'orzo selvatico e l'avena selvatica. Questi cereali erano mescolati con 13 specie di cosiddette "proto-erbacce", antenate di quelle erbacce che fioriscono attualmente nei campi coltivati.
E' stato trovato anche, in una di quelle che un tempo erano capanne, uno strumento in pietra fissato al terreno, da cui sono stati estratti granuli di amido di cereali che hanno fornito ulteriori prove che i cereali, dopo la raccolta, venivano portati nelle capanne per essere macinati e impastati e poi essere cotti, forse su pietre piatte trovate all'esterno delle stesse capanne.
Il Mare di Galilea, dove si affaccia il sito di Ohalo II
(Foto: Hanan Isachar/Alamy)
L'esame dei cereali trovati nel sito mostra un'elevata percentuale di piante addomesticate. Le spighe dei cereali come l'orzo e il frumento, nella loro forma selvaggia sono costituite da unità separate che vengono facilmente disperse dal vento, in modo da poter raggiungere il suolo e germogliare senza l'intervento dell'uomo. Quando gli esseri umani hanno iniziato a coltivare queste piante per diverse stagioni consecutive, le piante hanno mostrato un sostanziale cambiamento: si è sviluppata una sorta di "cicatrice" che ha bloccato le unità prima separate che, in questo modo, non hanno potuto autoriprodursi affidandosi al vento. E' questo il tratto distintivo delle culture cosiddette domestiche.
A confortare la presenza di coltivazioni domestiche nel sito di Ohalo II vi sono anche un certo numero di lame di falcetti, un tempo inserite in immanicature di legno o di osso. Si tratta delle più antiche falci finora rinvenute. Queste falci, studiate dai ricercatori, hanno rivelato di essere state utilizzate proprio per la raccolta dei cereali. Sono state notate tracce di silicio, su di esse, trasferitosi sulle lame dalle piante di grano e di orzo al momento del taglio.
Ad Ohalo II l'agricoltura domestica, dunque, si è diffusa molto prima di quanto si credesse ed è continuata anche per un notevole lasso di tempo. Ora i ricercatori stanno studiando, sempre ad Ohalo II, la comparsa delle prime erbe infestanti e i cambiamenti di uso del terreno nel corso del tempo.
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